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“Su coccoi”, il pane di Pasqua in Sardegna

di | 2026-04-02T23:33:28+02:00 5-4-2026 0:05|Enogastronomia, Sezione 2|0 Commenti

ROMA  – “Su coccoi de Pasca”, conosciuto anche come “su coccoi cun s’ou”, è un pane tipico della tradizione pasquale sarda, realizzato con acqua tiepida, lievito, sale e semola di grano duro rimacinata. La sua forma classica è quella a corona, spesso abbellita da aggiunte di pasta a forma di cuori, pulcini e gallinelle, intagli floreali e decorazioni a forma di bambolina, “sa pippia”, che gli donano un aspetto unico e richiamano i simboli della Dea Madre. Inoltre, è tradizione incastonare al centro di ogni coccoi un uovo con il guscio, da rimuovere prima del consumo del pane. Insomma, da generazioni, “su coccoi de Pasca” è il simbolo per eccellenza della Pasqua in Sardegna.

Diverse forme di su coccoi

“Su coccoi cun s’ou” è un pane votivo, un pane ricco di storia, con crosta croccante e mollica compatta e bianchissima. L’impasto viene lavorato a lungo, poi cotto in forno finché la parte esterna non raggiunge il livello di croccantezza desiderato e il colore dorato tipico del pane a pasta dura.

Pasta dura sarda

In origine, “su coccoi” veniva offerto la mattina di Pasqua ai più piccoli come alternativa alle uova di cioccolato. Tanti anni fa, il dolce regalo, che al giorno d’oggi ogni bambino si aspetta di ricevere nel periodo pasquale, era troppo costoso o, in alcune parti della Sardegna, nemmeno conosciuto. Quello che ora appare come un semplice prodotto artigianale, una volta era una benedizione, ma anche un atto di amore che zie e nonne donavano ai piccoli di casa.

L’uovo di Pasqua sardo

Un tempo, in Sardegna, ogni festa aveva il suo pane. La differenza tra pane di tutti i giorni e pane delle feste stava nel fatto che il primo nutriva, il secondo, come “su coccoi de Pasca”, era una vera e propria opera d’arte usata nelle cerimonie legate al ciclo della vita. L’aggiunta dell’uovo all’interno rimandava, infatti, al senso di rinascita e fecondità, simboleggiando un nuovo inizio. Donare un uovo per Pasqua è, dunque, un gesto dalle origini lontane. Basti pensare alle uova di gallina decorate e scambiate quando arrivava la primavera, simbolo di rinascita del ciclo vitale.

L’uovo nel pane, simbolo di rinascita

Per preparare “su coccoi” servono 500 grammi di semola, 150 grammi di acqua, un cucchiaino di sale, 100 grammi di lievito madre o 3 grammi di lievito di birra e delle uova sode. Dopo aver unito semola e acqua, aver sciolto il lievito e impastato a lungo per circa mezz’ora fino ad ottenere un composto morbido ed elastico, si deve coprire il tutto, lasciandolo riposare per un paio d’ore.

Poi si può procedere a modellare le varie forme, usando lame affilate, rotelle e forbici. Per questa ragione, “su coccoi” prende anche il nome di “coccoi pintau” che, in sardo, significa “decorato”.

Strumenti per decorare su coccoi

È bene lasciare alcuni spazi, all’interno dell’impasto, per inserire le uova fatte bollire in precedenza per circa 3 minuti. Inoltre, prima di infornarlo, è fondamentale attendere altre due ore per far riposare ancora un po’ il prodotto lievitato. Poco prima di mettere “su coccoi” in forno, se non si ha il forno a legna, si può accendere il forno di casa alla temperatura di 220 gradi. Si inforna il pane e dopo 10 minuti si può procedere ad abbassare la temperatura a 180. Dopo circa mezz’ora di cottura “su coccoi” sarà pronto, bello dorato, croccante, profumato e fumante. L’ideale è consumarlo entro qualche giorno, conservandolo in un luogo fresco e asciutto.

Su pani pintau

Oggi, è dovere delle nuove generazioni non dimenticare ciò che è stata, per secoli, l’eredità della cultura sarda. Preparare in casa “su coccoi”, per Pasqua, deve essere visto come motivo di orgoglio per raccontare una storia, quella degli antichi campi di grano coltivati dai contadini sardi, dai propri antenati, dai propri nonni. Ma deve essere anche un’occasione per omaggiare la filiera della panificazione, quella della raccolta delle spighe di grano, quella della loro macinazione, di cui si occupavano le donne. Non a caso, la lavorazione del pane era un compito riservato a “sa mer’e domu”, la donna di casa.

Sas meres’e domu, le maestre del pane

La Pasqua sarda non è solamente un momento religioso, ma anche un’opportunità per riscoprire i riti più antichi della tradizione, custoditi gelosamente tra le mura delle abitazioni dei paesi di ogni singolo territorio dell’isola e tramandati di generazione in generazione per non venire dimenticati dal tempo e dai prodotti commerciali tipici della modernità. Se si getta lo sguardo al passato, si possono immaginare le donne del vicinato, vestite con gli abiti e i costumi della tradizione, che si riunivano e cuocevano su coccoi nei grandi forni a legna presenti in ogni tipica casa sarda.

Su framentu

Le donne si aiutavano, si scambiavano consigli e segreti di cucina, apprendevano l’arte della panificazione tramandata da mamme e nonne. Si scambiavano anche “su framentu”, la pasta fermentata, conservata dalle precedenti panificazioni e condivisa nei lavori quotidiani, soprattutto in quelli del periodo pasquale. Cucinare era complicità, era intesa, era comunità. “Su coccoi” è storia, è simbolo, è memoria. La sua preparazione racchiude in sé arte, fede e identità territoriale. Non è un semplice prodotto da forno: è un potente richiamo alle proprie origini.

Alice Luceri

Nell’immagine di copertina, cesto con vari pezzi di “coccoi cun s’ou” o “coccoi de Pasca”

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