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Una Pasqua tra vangeli e Resurrezione

di | 2026-04-03T15:03:41+02:00 5-4-2026 0:01|Attualità, Sezione 1|0 Commenti

PALERMO – In tante zone del mondo, celebrare la Pasqua quest’anno è doloroso, quasi impossibile: è difficile farlo in Libano, dove fonti autorevoli hanno aggiornato a quasi 4.000 i feriti e a 1.318 i morti, dalla ripresa delle ostilità tra Israele e Hezbollah, il primo marzo scorso. Tra le vittime si contano 125 bambini…

Sarà doloroso celebrare la Pasqua ortodossa il 12 aprile in Ucraina, martoriata da quattro anni di guerra con la Russia.

Bombe su Beirut

 

E in Italia è difficile fare festa e credere nella Resurrezione per chi è licenziato a cinquant’anni e si ritrova il mutuo da pagare e due figli ancora in casa da mantenere.

Allora, per credenti e non, ancora prima della buona novella che ci viene tramandata nei Vangeli cristiani, quella del sepolcro vuoto trovato da Maria Maddalena, forse c’è bisogno di un orizzonte di senso, di cieli e terra nuovi per cui spendersi e in cui credere già oggi nell’al di qua. La resurrezione dovremmo forse farla iniziare qui e ora, improntando alla solidarietà, alla compassione, alla giustizia, alla pace i rapporti tra noi esseri umani.

Combattimenti in Ucraina

Forse il senso profondo del discorso della montagna di Gesù voleva essere proprio questo: risorgeremo ‘dopo’ se cominciamo a risorgere già qui, incarnando le beatitudini: «Beati gli afflitti, perché saranno consolati… Beati i miti, perché erediteranno la terra… Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati… Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia… Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio… Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio».

Edgar Morin, il filosofo francese che ha già compiuto 104 anni, da non credente, ci invita poi a una Pasqua diversa, secondo il suo vangelo della perdizione, che ci consegna comunque prospettive di ‘salvezza’ e semi di speranza.

Ecco cosa scriveva già nel 1994, nel libro Terra-Patria: “Occorre rinunciare alle promesse infinite… Dobbiamo comprendere che l’esistenza nel mondo fisico si paga al prezzo di degradazioni, di dispersioni, di rovine inaudite, che l’esistenza vivente si paga a un prezzo inaudito di sofferenze, che ogni gioia, ogni felicità umana si sono fatte pagare e si faranno pagare con la degradazione, la dispersione, la rovina e la sofferenza. Siamo viandanti. Non siamo in cammino su una via attrezzata di segnaletica, non siamo più teleguidati dalla legge del progresso, non abbiamo né messia né salvezza, camminiamo nella notte e nella nebbia…”.

Il filosofo Edgar Morin

E aggiunge: “Ecco la cattiva novella: siamo perduti, irrimediabilmente perduti. Se c’è un vangelo, cioè una buona novella, deve partire dalla cattiva; siamo perduti, ma abbiamo un tetto, una casa, una patria: il piccolo pianeta in cui la vita si è creata il proprio giardino, in cui gli esseri umani hanno formato il proprio focolare, in cui ormai l’umanità deve riconoscere la propria casa comune. Non è la Terra promessa, non è il paradiso terrestre. È la nostra patria, il luogo della nostra comunità di destino di vita e di morte terreni… Il vangelo degli uomini perduti e della Terra-Patria ci dice: dobbiamo essere fratelli, non perché saremo salvati, ma perché siamo perduti. Dobbiamo essere fratelli, per vivere autenticamente la nostra comunità di destino di vita e di morte terreni. Dobbiamo essere fratelli, perché siamo solidali gli uni con gli altri nell’avventura ignota”.  

“Il vangelo degli uomini perduti rigenera il messaggio di compassione e di commiserazione per la sofferenza del principe Shakyamuni e il sermone della montagna di Gesù di Nazaret” – continua Edgar Morin. Che poi afferma: “Il richiamo alla fraternità non deve soltanto superare la vischiosità e l’impermeabilità dell’indifferenza, deve vincere l’inimicizia. (…) La magnanimità, il pentimento e il perdono ci indicano la possibilità di arrestare il circolo vizioso della vendetta e della punizione”.

La Maddalena di Giotto

E conclude: “Se salvezza significa evitare il peggio e trovare il meglio possibile, allora la nostra salvezza personale è nella coscienza, nell’amore e nella fraternità, la nostra salvezza collettiva è nell’evitare il disastro di una morte prematura dell’umanità e di fare della Terra, perduta nel cosmo, la nostra ‘oasi di salvezza’”.

Infine, in linea con l’invito alla fraternità di Morin, vale la pena condividere gli auguri inviati a un gruppo di amici (tra cui la scrivente) da Enzo Sanfilippo, sociologo e promotore di nonviolenza (fa parte della Comunità dell’Arca, fondata da Lanza del Vasto, amico di Gandhi): “La cena di Gesù è innanzi tutto un desiderio di stare vicino ai suoi amici: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione». Questo desiderio di convivialità di Gesù con le persone che lo hanno accompagnato nella sua vita potrebbe sembrare “troppo umano” e quasi ‘secondo’ alla missione redentrice, grande e universale, che si sta per compiere con il sacrificio della croce e la potenza della Resurrezione. Questo brano mi ha fatto riflettere anche sul senso dell’amicizia.  Ognuno di noi coltiva dei legami più stretti con alcune persone. Quando qualcuno ci chiede “Cosa fate quando vi incontrate?” forse prima di ogni altra cosa, potremmo rispondere: “Ci vogliamo bene, o, almeno, ci proviamo”. La componente affettiva dello stare insieme tra amici è già un ‘fare’. 

Comunità dell’Arca; il primo a sinistra è Enzo Sanfilippo

Un fare non ‘secondo’ ma primo e fondativo come quello di Gesù con i discepoli nella cena, prima della passione. L’affetto che ciascuno di noi prova per i propri amici è un fare poiché non è gratuito, anch’esso richiede impegno e passione. Non è gratuito perché non è immune da crisi e da tradimenti come fu con Giuda. Ma anche alla sua presenza, in Gesù non cessò l’ardente desiderio di stare vicino a coloro che aveva amato. Che questo ardente desiderio sia anche in noi.  Che noi possiamo viverlo con stupore e che da esso rinasca il nostro essere nel nostro tempo”.

Buona Pasqua.

Maria D’Asaro

 

Già docente e psicopedagogista, dal 2020 giornalista pubblicista. Cura il blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com. É autrice dei libri ‘Lettere a un bambino poi nato’ (Diogene Multimedia, BO, 2025) e ‘Una sedia nell’aldilà’.

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