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Allo Spazio Ilisso ecco gli scultori sardi

di | 2021-07-09T11:19:44+02:00 11-7-2021 6:15|Arte, Cultura, Sezione 4|0 Commenti

NUORO – Da mercoledì 7 luglio, dopo un lungo e frustrante anno di pandemia, finalmente la città di Nuoro ha a disposizione uno spazio interamente dedicato alla scultura del ‘900 sardo. La casa editrice Ilisso di Nuoro, impegnata da anni nella salvaguardia e conservazione dell’arte in tutte le sue forme, conclude un percorso che, reso irto dai tempi vissuti dalla popolazione a causa del Covid-19, prende concretamente corpo.

All’interno del Museo Spazio Ilisso, inaugurato nel dicembre del 2019, nel complesso architettonico dell’ex Casa Papandrea, abitazione sita nel centro storico di Nuoro e recuperata al nuovo uso dopo un lungo e accurato restauro filologico, saranno esposte, in una collezione permanente, alcune opere (circa 100) dei più grandi artisti isolani. Così il pubblico, amante dell’arte e in particolare della scultura sarda, potrà ammirare, attraverso un percorso che comprende le stanze del primo piano del Museo e i giardini curati con amore e dedizione, le opere di Costantino Nivola, Maria Lai, Francesco Ciusa, Pinuccio Sciola, Salvatore Fancello, Gavino Tilocca ed Eugenio Tavolara, artisti conosciuti e più volte valorizzati non solo nell’isola ma anche in ambito nazionale ed internazionale.

Una scultura di Costantino Nivola

Il percorso artistico che il Museo propone ha inizio con le creazioni di Francesco Ciusa, conosciuto per le sue innumerevoli opere tra le quali spicca “La madre dell’ucciso” esposta alla Biennale di Venezia nel 1907. Nonostante sia ancora oggi diffusa la voce secondo cui vinse il primo premio della Biennale, nessun premio o riconoscimento scaturì dall’esposizione veneziana, ma dopo l’esperienza della Biennale gli artisti sardi presero fiducia nel loro operare. La mostra permanente dello Spazio Ilisso continua quindi con l’esposizione delle opere di artisti come Salvatore Fancello, creatore di bassorilievi in piastrelle maiolicate con figurazioni agresti, architettoniche e simboliche, di un grande Presepe di ventidue gruppi di statuine e dieci gruppi di animali, lavori in ceramica per l’università Bocconi, dispersi in seguito alla ristrutturazione dei locali tranne un pannello per la mensa (attuale segreteria) con una grande figura femminile bianca su sfondo azzurro e ai lati piccole figure, e tanto altro ancora.

“La madre dell’ucciso” di Francesco Ciusa

Ma, tra i massimi rappresentanti della scultura sarda, nel percorso Museale ideato dalla Casa Editrice Ilisso, non poteva certo mancare Costantino Nivola noto per l’apporto dato al design urbano e all’architettura moderna, tanto da solcare il mare e giungere fino in America, nonché l’arte prodotta dalla “piccola grande” donna ogliastrina Maria Lai. I visitatori, varcato il grande cancello d’ingresso che si apre sulla via Brofferio, sono subito immersi in un affascinante luogo dove natura e arte si fondono e accompagnano il visitatore in un ambiente familiare, caldo, ricco di atmosfere che rapiscono tutti i sensi. Il Museo così non viene percepito solo come un contenitore di opere d’arte, ma come luogo in cui convergono e si incontrano suoni, colori, profumi, ricordi, arte allo stato puro, perché le sculture hanno un feeling speciale con il luogo in cui sono ubicate e dialogano con gli spazi museali, giardini compresi. Il Museo, inoltre, offre ai visitatori, al secondo piano, mostre temporanee, mentre i giardini, visto il calendario fitto di incontri, continueranno a proporre alla cittadinanza presentazioni di libri, spettacoli musicali, rappresentazioni di danza e musica.

Così, la “vecchia” casa Papandrea diventa un luogo dove non solo si può esporre e promuovere cultura e arte ma un luogo in cui riaprire i cassetti della nostra memoria e immergerci in un ambiente ricco di fascino e mistero dove natura e scultura fanno da padroni. Perciò riappropriamoci dei luoghi della cultura, visitiamo i musei immergendoci con il corpo e con la mente in questi luoghi che, per troppo tempo sono rimasti chiusi e che adesso desiderano essere condivisi e dialogare con tutti noi.

Virginia Mariane

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