MONTEROTONDO (Roma) – Nel 2023 era stata la volta delle strisce blu. I residenti avevano tollerato a fatica il ticket per lasciare l’auto ma ora, con il progetto del parcheggio interrato e dell’estensione delle soste a pagamento su tutto il territorio comunale, il fiume ha rotto l’argine. La protesta è scoppiata. I cittadini di Monterotondo, della “riqualificazione” della storica Piazza della Libertà – detta anche delle Erbe – non ne vogliono proprio sapere: manifestazioni, flash mob, raccolta di firme, banchetti informativi e comunicazioni a tappeto sui social e per le strade, associazioni di quartiere e comitati in allerta. Secondo loro l’area sottostante la caserma dei carabinieri, un luogo ombreggiato da una ventina di alberi monumentali – platani, tigli e robinie – di passaggio sì, ma pieno di ricordi e di storia, luogo di appuntamenti e attese, non si tocca. Per il comune, invece, sì, come prevede il project financing oggetto del contendere in questi giorni di fuoco. 
Tanti i motivi delle barricate frapposte contro l’amministrazione. I costi complessivi dell’operazione economico-finanziaria a carico della collettività superano i 30 milioni di euro nell’arco della concessione di 21 anni, a fronte di un beneficio minimo per i cittadini: la realizzazione di un parcheggio interrato da 135 posti auto che, nei fatti, sottrarrà lo spazio pubblico dell’attuale sosta gratuita regolamentata. La A.J. Mobilità srl di Spoleto, che dovrà realizzare l’opera contestatissima, sarà anche la concessionaria del servizio di gestione dei parcheggi per oltre due decenni. Per garantire l’equilibrio economico-finanziario del privato, l’accordo impone l’estensione dei parcheggi a pagamento a quasi 2.000 stalli su tutto il territorio comunale.
Tra queste aree è inclusa anche quella della stazione dello Scalo: una decisione che penalizza pesantemente i pendolari costretti, per lasciare la macchina e prendere il treno, a pagare una tariffa oraria quando l’operazione andrà a regime La rabbia è tanta ma non solo per l’aspetto economico della faccenda. Oltre ai costi per i residenti, infatti, la critica si fonda anche sull’irreversibile impatto ecologico del progetto. L’enorme scavo nel cuore del centro storico richiederebbe, infatti, la movimentazione e lo smaltimento di tonnellate di terra mista a metalli pesanti come arsenico e piombo, con un conseguente incremento del traffico. La zona, proprio nel cuore della cittadina, sarebbe soffocata da mezzi pesanti, cantieri e polvere per molto tempo. Questo solo per iniziare ma c’è tanto altro. 
A preoccupare i cittadini sono, poi, la colata di cemento e l’abbattimento degli alberi monumentali necessario per fare spazio all’opera: la loro sostituzione con piante in vasca non potrà mai compensare la perdita dei benefici ecosistemici preesistenti. Aggraverà drammaticamente, al contrario, il fenomeno dell’isola di calore urbano e il surriscaldamento dell’aria. A fronte di tanto sacrificio per la comunità, la domanda dei cittadini che protestano è: a cosa serve tutto ciò? Molti non riescono a farsi una ragione di quello che è destinato a succedere a Monterotondo. “Mentre le altre città depavimentano per restituire il suolo alla natura – spiega Gianluca Pirozzi dell’Associazione Centro Storico in Movimento – l’amministrazione eretina taglia alberi e impermeabilizza il terreno senza un motivo scientificamente valido che produce un danno ambientale enorme accompagnato dalla svendita del territorio comunale a privati”.

Il sindaco Riccardo Varone
Il progetto non è ancora partito ma la conferenza dei servizi ha visto la netta opposizione delle realtà civiche. Le associazioni del territorio, tra cui l’Associazione Centro Storico in Movimento e la sezione Aniene di Italia Nostra, hanno fatto richiesta di esservi ammesse ma non hanno avuto riscontro così come non hanno avuto riscontro alle dettagliate relazioni tecniche di esperti e alle formali osservazioni. Di fronte al silenzio delle istituzioni, la mobilitazione è passata alle vie legali, con la presentazione di esposti alla Procura della Repubblica e all’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), per segnalare le gravi anomalie procedurali e l’insostenibilità del piano. In un incontro pubblico il Pd, cui appartiene il sindaco Riccardo Varone, ha motivato il progetto con l’obiettivo di “ripensare il cuore della città, restituire lo spazio alle persone, trasformare un’area di sosta in una piazza capace di accogliere incontri, socialità e servizi”.

Il vicesindaco Luigi Cavalli
I cittadini, però, non condividono la stessa visione idilliaca di Palazzo Orsini. Chiedendo l’accesso agli atti hanno potuto scoprire, infatti, che per loro la qualità della vita peggiorerà molto, non solo dal punto di vista ambientale ma anche quello economico, dovendo sborsare dalle proprie tasche i ricavi garantiti alla società privata.
Il caso di Piazza della Libertà scuote il secondo mandato consecutivo di Riccardo Varone, esponente di un centrosinistra che governa la città fin dal secondo dopoguerra. Considerata un baluardo dei valori progressisti e ambientalisti – potendo contare anche su un vicesindaco dei Verdi, Luigi Cavalli – Monterotondo si trova oggi a dover dirimere una questione che contrasta proprio con i principi di cui si è sempre fatta vessillifera.
Gloria Zarletti

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