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Too Good To Go, l’app che trasforma lo spreco in risorsa

di | 2026-07-09T14:53:28+02:00 12-7-2026 0:20|Attualità, Sezione 5|0 Commenti

VITERBO – Ogni giorno nel mondo viene prodotto cibo a sufficienza per nutrire l’intera popolazione mondiale, eppure circa 2,3 miliardi di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Purtroppo, una quantità enorme di alimenti perfettamente commestibili viene eliminata lungo la filiera produttiva o direttamente nelle nostre case. È forse uno dei paradossi più drammatici della società contemporanea, dove abbondanza e povertà convivono tristemente a poca distanza l’una dall’altra. Secondo il Food Waste Index Report del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), ogni anno nel mondo vengono sprecati oltre 1,05 miliardi di tonnellate di cibo (i dati indicano circa 80 kg a persona), mentre la FAO stima che quasi un terzo della produzione alimentare globale venga perso o sprecato prima di essere consumato.

Dietro ogni alimento gettato non c’è soltanto un costo economico, ma un enorme spreco di acqua, energia, terreni agricoli e lavoro umano. A questo si aggiunge un pesante impatto ambientale: il cibo che finisce in discarica produce un particolare gas serra che risulta essere tra i più responsabili del cambiamento climatico. Non a caso, gli esperti ricordano che, se lo spreco alimentare fosse uno Stato, sarebbe il terzo maggiore emettitore mondiale di gas serra, dopo Cina e Stati Uniti. Il fenomeno dello spreco alimentare interessa da vicino anche l’Europa. Ogni anno nei Paesi Ue vengono sprecate circa 59 milioni di tonnellate di alimenti, per un valore economico superiore ai 130 miliardi di euro. Anche l’Italia continua a registrare dati significativi: annualmente si perdono oltre 5 milioni di tonnellate di cibo, e gran parte dello spreco avviene direttamente nelle abitazioni.

Pane, frutta, verdura, latticini e prodotti freschi finiscono frequentemente nei rifiuti, sia perché deteriorati, ma anche perché acquistati in eccesso, conservati in modo errato o semplicemente perché dimenticati nel frigorifero o in dispensa. Le cause sono molteplici: una pianificazione sbagliata della spesa, offerte promozionali che incentivano acquisti superiori al necessario, porzioni troppo abbondanti e la diffusa confusione tra data di scadenza e termine minimo di conservazione. Accanto allo spreco domestico esistono però dinamiche strutturali che coinvolgono la grande distribuzione organizzata, oltre ai servizi di ristorazione in generale e quella degli hotel, dei villaggi turistici e delle navi da crociera. La necessità di mantenere scaffali sempre pieni, buffet abbondanti e un’offerta completa fino all’orario di chiusura genera inevitabilmente eccedenze che, per ragioni commerciali o igienico-sanitarie, spesso vengono eliminate pur essendo ancora perfettamente consumabili.

In questo scenario si inserisce l’app Too Good To Go, fondata nel 2015 a Copenaghen da un gruppo di giovani imprenditori che condividevano il sogno di trovare una soluzione per le enormi quantità di cibo sprecate dai ristoranti a buffet in Danimarca. Lanciata sul mercato nel 2016 ha rapidamente trasformato il recupero delle eccedenze alimentari in un modello concreto di economia circolare. L’idea è semplice quanto efficace: mettere in contatto negozi, supermercati, panifici, pasticcerie, ristoranti, hotel e gastronomie con cittadini disponibili ad acquistare, a prezzo ridotto, il cibo rimasto invenduto attraverso le ormai note Surprise Bag. In questo modo ciò che sarebbe destinato alla spazzatura viene invece consumato, generando benefici economici, sociali e ambientali.

I numeri raccontano la dimensione raggiunta dall’iniziativa: infatti, oggi, Too Good To Go opera in 21 Paesi tra Europa, America e Asia del Pacifico ed è cresciuta fino a diventare una fiorente comunità di 120 milioni di utenti registrati e 180.000 aziende partner attive in tutto il mondo. Dal 2016 sono stati salvati oltre 500 milioni di pasti. L’Italia rappresenta uno dei mercati più dinamici della piattaforma, sono già 12 milioni gli utenti iscritti e 26.000 le attività commerciali partner dell’app, sparse su tutto il territorio nazionale. Dal 2019 sono stati recuperati oltre 32 milioni di pasti, di cui 7,8 milioni soltanto nell’ultimo anno, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente.

L’impatto positivo riguarda anche l’ambiente e il bilancio delle famiglie. L’attività della piattaforma ha consentito di evitare 86.400 tonnellate di emissioni di CO₂ equivalente, mentre i consumatori italiani hanno risparmiato complessivamente 310 milioni di euro dalla nascita del servizio. Un beneficio economico che, secondo le stime della piattaforma, può tradursi in un risparmio annuo superiore agli 800 euro per chi utilizza con continuità il servizio.

Ma come funziona questa App? Il funzionamento è semplice: dopo aver scaricato l’app e creato un account, gli utenti possono visualizzare le attività commerciali aderenti all’iniziativa situate nelle proprie vicinanze e consultare le offerte disponibili. Ristoranti, panetterie, pasticcerie, pizzerie, supermercati e altri negozi mettono a disposizione le cosiddette Magic Box, pacchi sorpresa contenenti alimenti che, pur non essendo stati venduti durante la giornata, conservano inalterate qualità e sicurezza. Una volta scelta l’offerta, il pagamento avviene direttamente tramite l’app. Il cliente riceve quindi la conferma della prenotazione e si reca nel punto vendita nella fascia oraria indicata per ritirare la propria Magic Box mostrando al titolare del negozio la conferma dell’avvenuto pagamento direttamente sull’App.

Non mancano, tuttavia, alcuni limiti. Trattandosi di pacchi sorpresa, non è possibile scegliere con precisione gli alimenti contenuti e la disponibilità varia quotidianamente. Infatti, il contenuto del pacco da ritirare non è noto in anticipo, ecco perché si chiamano Surprise Bag, e varia in base alle disponibilità del negozio. Una panetteria può includere pane, focacce e prodotti da forno, mentre un supermercato può offrire frutta, verdura, latticini o alimenti confezionati prossimi alla data di scadenza. Anche ristoranti e gastronomie partecipano all’iniziativa proponendo piatti preparati e rimasti invenduti a fine servizio. Uno degli aspetti più apprezzati dagli utenti è il rapporto tra prezzo e valore dei prodotti.

Generalmente, una Magic Box viene venduta a circa un terzo del suo valore commerciale (spesso l’importo è di 4,99 euro o anche meno) e consente un risparmio significativo, contribuendo al tempo stesso alla riduzione degli sprechi alimentari. Le offerte, inoltre, sono spesso limitate e accattivanti e possono esaurirsi in tempi brevi. Accanto alle Surprise Bag, l’iniziativa Box Dispensa ha permesso di recuperare oltre un milione di confezioni alimentari direttamente dagli stabilimenti produttivi, contribuendo a ridurre ulteriormente gli sprechi industriali. L’impegno di Too Good To Go non si limita al recupero delle eccedenze ma attraverso la campagna “Osserva, Annusa, Assaggia”, l’app invita i consumatori a utilizzare vista, olfatto e gusto per valutare un alimento prima di eliminarlo, contribuendo a ridurre gli sprechi causati da una lettura troppo rigida delle etichette e dalla confusione tra data di scadenza e termine minimo di conservazione, un’azione educativa che punta a modificare le abitudini quotidiane e a promuovere una cultura del consumo più consapevole.

Grazie a questa App la tecnologia finalmente diventa una valida alleata contro lo spreco mentre il mondo continua ad avere fame. Le piattaforme digitali, infatti rappresentano uno strumento efficace, ma da sole non possono risolvere un problema così complesso. Un ruolo fondamentale continua a essere svolto dalle organizzazioni che ogni giorno recuperano le eccedenze alimentari per redistribuirle alle persone in difficoltà, trasformando quello che sarebbe uno scarto in un aiuto concreto.

La lotta allo spreco alimentare richiede infatti un cambiamento culturale capace di coinvolgere cittadini, imprese e istituzioni. Imparare a pianificare gli acquisti, valorizzare gli avanzi, migliorare la conservazione degli alimenti e restituire al cibo il valore che merita, diventa un atto di responsabilità, di sostenibilità e di civiltà che vale molto di più di un semplice pasto recuperato. Tutto ciò significa: preservare le risorse naturali, ridurre l’impatto ambientale, rispettare il lavoro di milioni di persone e contribuire, anche con un piccolo gesto quotidiano, a ridurre il divario tra chi può “permettersi” di sprecare e chi, ancora oggi, non sa se riuscirà a mangiare domani. Riflettiamoci.

Paolo Paglialunga

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