ROMA – Nel mese di settembre è stato pubblicato uno studio condotto dall’Università di Cambridge sulle differenze di attenzione manifestate dai neonati fin dalla nascita. Dai risultati emersi dalla ricerca del Regno Unito, maschi e femmine pare abbiano preferenze di osservazione ben distinte già dopo poche ore essere venuti al mondo. Ma come sono giunti a queste conclusioni gli esperti del Centro di ricerca sull’autismo e dell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale di Cambridge? Facciamo un po’ di chiarezza. Durante lo studio, pubblicato sulla rivista Biology of Sex Differences, davanti al visino dei neonati sono stati mostrati due video. Il primo di un volto umano, femminile, ventenne e di etnia sud-asiatica, con espressioni facciali piacevoli, movimenti naturali del viso e della testa, sorrisi periodici e un frequente contatto visivo diretto. Il secondo di un pendolo, dove ogni sfera si muoveva solo se a contatto con un’altra, optando così per un sistema prevedibile, dato che nei neonati può essere presente un preoce interesse di causa-effetto.

Schermata del video di stimolo: volto e pendolo
Inoltre, entrambi i video avevano uno sfondo bianco, erano illuminati in egual modo ed erano separati da una distanza di 7 cm. Dopo aver analizzato i tempi di osservazione, attraverso tecniche di tracciamento oculare, è emerso che le femmine abbiano guardato il volto per più tempo rispetto ai maschi, manifestando, in generale, una preferenza per lo stimolo sociale anziché per quello meccanico. Tra le conclusioni tratte, quindi, pare che le neonate mostrino una maggiore voglia di socialità, mentre i neonati una maggiore praticità. Le differenze di genere nel comportamento sono state oggetto di numerose controversie scientifiche da diversi anni. Fino a non troppo tempo fa, infatti, il dibattito era incentrato sul fatto che le differenze dipendessero esclusivamente da fattori ambientali, come la socializzazione differente tra maschi e femmine.

Simon Baron Cohen
Ecco perché lo studio di Cambridge deve essere inteso come la chiave per aprire nuove porte interpretative, dato che l’esposizione all’ambiente, nei neonati, è ancora a dir poco limitata. Non a caso, il direttore del Centro di ricerca sull’autismo e supervisore dello studio, Simon Baron Cohen, ha affermato che se queste differenze si possono osservare entro poche ore dalla nascita, prima che si verifichino esperienze postnatali significative, significa che “i fattori prenatali hanno un ruolo e interagiscono con le esperienze postnatali”. In altre parole, “è una questione di natura e cultura, non di natura o cultura”. Dunque, i risultati ottenuti potrebbero aiutare, in parte, a comprendere le differenze di comportamento tra maschi e femmine. Tuttavia, non si possono escludere spiegazioni alternative a quelle dei fattori prenatali come, ad esempio, i livelli degli ormoni sessuali o le differenze strutturali del cervello tra maschi e femmine, che iniziano a emergere già durante lo sviluppo prenatale.

Yumnah Khan
A tal proposito, Yumnah Khan, dottoranda presso il Centro di ricerca sull’autismo di Cambridge, ha ammesso che le recenti ricerche hanno dimostrato come le differenze di genere, in media, siano presenti nella struttura cerebrale alla nascita, manifestandosi già in epoca prenatale. Ecco perché “questo nuovo studio ci dice che le differenze di genere non riguardano solo il cervello, ma anche l’attenzione e il comportamento”. La ricerca inglese, condotta su 130 neonati, 67 maschi e 63 femmine, venuti alla luce da poco più di 30 ore, potrebbe essere intesa come un tassello dell’enorme puzzle sulla comprensione delle differenze sessuali neonatali, utile per ottenere un quadro non ancora del tutto chiaro. Dopotutto, i risultati ottenuti non sono pochi, sebbene inizialmente fossero stati reclutati, complessivamente, 200 neonati. Per 41 di loro, però, non è stato possibile ottenere dati, poiché nella giornata dei test dormivano o avevano un’attenzione insufficiente durante la presentazione dei video.

Alex Tsompanidis
Quel che è certo è che ora il team è interessato a scoprire se queste differenze di genere, così preococi, possano contribuire allo sviluppo di successive differenze nella mente, nel cervello e nel comportamento dei bambini. Serve quindi uno studio a lungo termine, di follow-up, già in corso. Tuttavia, come ha dichiarato il dottor Alex Tsompanidis, la diversità del sesso alla nascita è importante come punto di partenza, “ma dobbiamo ricordare che non determina completamente il modo in cui i bambini apprendono e si sviluppano nella vita adulta”.

Carrie Allison
Questa seconda parte dello studio, ancora in corso, sarà dunque un modo per capire meglio la neurodiversità e le condizioni come l’autismo, che viene solitamente diagnosticato il doppio delle volte nei maschi rispetto alle femmine? Secondo Carrie Allison, vicedirettrice del Centro di ricerca sull’autismo, esiste una notevole variabilità in ciascun sesso. “La ricerca futura dovrà, quindi, comprendere meglio tale variabilità”.
Alice Luceri
Nell’immagine di copertina, neonato curioso intento ad esplorare il mondo attorno a sé

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