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Il Var non risolve i problemi del calcio. Anzi…

di | 2026-01-15T17:58:28+01:00 18-1-2026 0:45|Sezione10, Sport|0 Commenti

NAPOLI –  Negli ultimi tempi il VAR è diventato uno degli strumenti più discussi del calcio italiano. Nato con l’obiettivo di ridurre gli errori arbitrali e garantire maggiore equità, il suo utilizzo ha spesso generato nuove polemiche. Le interruzioni frequenti, i tempi di revisione lunghi e, soprattutto, l’interpretazione soggettiva delle immagini hanno alimentato la sensazione di confusione più che di chiarezza. Le problematiche del calcio italiano, però, non si limitano alla tecnologia. Il sistema soffre di una pressione mediatica costante, di una scarsa fiducia verso la classe arbitrale e di una cultura del sospetto che rende ogni decisione un caso nazionale. Gli arbitri, spesso giovani e poco tutelati, si trovano a operare in un clima ostile, dove l’errore è amplificato e raramente perdonato.

Il VAR dovrebbe essere un supporto, non un alibi. Per migliorare il calcio italiano servono regole più chiare, comunicazione trasparente e una maggiore educazione sportiva, affinché arbitri e tecnologia possano davvero contribuire a un gioco più giusto e credibile. Oggi, uno dei temi più discussi riguarda le simulazioni dei giocatori e il ruolo appunto del VAR, sempre più spesso sotto accusa. In campo si assiste di continuo a cadute sospette, contatti enfatizzati e proteste plateali che rallentano il gioco e ne minano la credibilità. I calciatori, invece di concentrarsi sull’azione, cercano spesso il fallo più che il gol, alimentando un clima di furbizia che penalizza lo spettacolo. Il VAR, nato per correggere errori evidenti, finisce così coinvolto in un circolo vizioso. Il tempo perso per rivedere al monitor contatti minimi o interpretazioni dubbie esaspera tifosi e addetti ai lavori. Ogni decisione sembra aprire nuove polemiche, perché la tecnologia non elimina la soggettività del giudizio arbitrale. Anzi, in alcuni casi la amplifica.

Sotto accusa non ci sono solo gli arbitri, ma anche i giocatori, responsabili di atteggiamenti antisportivi che complicano il lavoro di chi deve decidere. Per migliorare il calcio italiano servirebbero più severità contro le simulazioni, tempi di revisione più rapidi e una maggiore responsabilità da parte di tutti, affinché il VAR torni a essere un aiuto e non il protagonista delle partite. Purtroppo si acuiscono i dubbi sulla integrità morale di personaggi che, dietro le quinte, gestiscono decisioni e, quindi, risultati. Forse stavamo meglio quando stavamo peggio? Nel senso che l’errore eventuale dell’arbitro, anche grave, rimaneva relegato al campo e alla singola persona che anche lì, spesso, tendeva ad essere protagonista anziché i giocatori.

Insomma ogni tempo ha avuto i suoi arbitri, i suoi errori, le sue simulazioni, i propri torti e le proprie ragioni. Sarà difficile cercare una corretta interpretazione delle azioni in campo? Sarà difficile cercare un atteggiamento leale di tutti? Si parla di gioco ma gioco non è! Finché ci saranno soldi e sempre più soldi investiti in tale mondo sarà difficile ottenere atteggiamenti di correttezza da parte di tutti: società investitrici, giocatori e allenatori super pagati; uno spettacolo, quindi, che non lascia intravedere sprazzi di lealtà.

Ma restiamo fiduciosi, inesorabilmente fiduciosi.

Innocenzo Calzone

Giornalista pubblicista, architetto e insegnante di Arte e Immagine alla Scuola Secondaria di I grado presso l’Istituto Comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Ha condotto per più di 13 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Partecipa e promuove attività culturali con l’associazione “Giovanni Marco Calzone” organizzando incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. Svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli con attività di doposcuola per ragazzi bisognosi; collabora con il Banco Alimentare per sostenere famiglie in difficoltà. Appassionato di arte, calcio e musica rock.

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