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Due dipinti di Giorgione in mostra a Roma

di | 2026-01-18T01:30:35+01:00 18-1-2026 0:40|Arte, Sezione9|0 Commenti

ROMA –  Due opere di notevole pregio ed interesse sono esposte dallo scorso 29 novembre, in occasione della mostra su Giorgione Da Budapest a Roma. Si tratta, infatti, di un importante appuntamento in programma fino al prossimo 8 marzo, presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. Una è il Ritratto di giovane, opera concessa in prestito dallo Szépművészeti Múzeum, il Museo di Belle Arti di Budapest. Noto anche come Ritratto di Antonio Brocardo, è databile intorno al 1503 e rappresenta uno dei capolavori del maestro veneto. Sostanzialmente in una sorta di confronto con l’altra opera, il Doppio Ritratto, dipinto nel 1502 e concesso dalla collezione del VIVE.

Un progetto espositivo di immenso valore, a cura di Michele Di Monte, alta espressione della ritrattistica dei primi del Cinquecento, che esprime tutta l’innovazione pittorica del Giorgione, che da Venezia raggiunse tutta l’Europa del XVI secolo. Giorgio Barbarella (nato a Castelfranco Veneto, nel 1478 circa) o anche Giorgio da Castelfranco, noto all’epoca come Zorzo o Zorzi da Castelfranco, passa alla storia come Giorgione dopo la sua morte, avvenuta a Venezia, il 17 settembre 1510. Il suo soprannome “Giorgione” è probabile che sia legato alla sua altezza e alla massiccia corporatura.

Inizia a lavorare probabilmente da un pittore di Treviso o di Castelfranco; l’esperienza a Venezia lo vede impegnato nella bottega di Vincenzo Catena, dal quale apprende la tecnica di Giovanni Bellini, ma è proprio con alcuni pittori lombardi insediati in laguna, che conosce gli insegnamenti di Leonardo da Vinci, ma anche la pittura di Albrecht Dürer. L’esperienza a Venezia ha una connotazione marginale, rispetto ad altri protagonisti come Bellini e Carpaccio e le loro botteghe, ma anche rispetto ai nuovi artisti che stanno emergendo come Tiziano e Sebastiano del Piombo.

Uno dei suoi primi lavori è la Pala di Castelfranco, con la Madonna col Bambino e santi, realizzata tra il 1503 e il 1504 e commissionata dal condottiero Tuzio Costanzo. Alcune delle sue tele religiose in orizzontale sono caratterizzate da una particolare attenzione al paesaggio, che si trova nella parte superiore, come ne La tempesta. Le due opere che si trovano agli Uffizi (La prova di Mosè e Il giudizio di Salomone) sono composti con questa dinamica.

A Giorgione va senza dubbio riconosciuto il pregio di portare notevoli innovazioni stilistiche al genere ritrattistico, anche se spesso è stato ritenuto più valido Tiziano. Non ha mai firmato i suoi dipinti e rimane ancora una delle figure più enigmatiche della storia della pittura e, forse proprio per questo, una delle più affascinanti.

Laura Ciulli

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