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Marco Vichi e il commissario Bordelli con Firenze nel cuore

di | 2026-10-09T17:01:11+02:00 11-10-2026 0:45|Cultura, Sezione10|0 Commenti

FIRENZE – L’edizione 2026 del Premio Artistico Letterario Ponte Vecchio si è conclusa, in un caldo sabato pomeriggio d’inizio ottobre, con la cerimonia di premiazione e l’assegnazione dei riconoscimenti alla carriera a Marco Vichi per la letteratura e Giovanna Nocetti per la musica. Marzia Carocci, presidente dell’Associazione Culturale “Autori e Amici di Marzia Carocci”, da ben XI edizioni ha istituito questo premio, con accanto una qualificata giuria e Annamaria Pecoraro, instancabile presidente del Premio. Quest’anno tra i numerosi partecipanti, oltre 400 tra poeti, scrittori, pittori e giornalisti da tutta Italia hanno ricevuto menzioni di merito: tutto solo per l’amore per la cultura che Marzia porta avanti da anni. La musica con il tenore asiatico Jongsoo Park e una piccola intervista allo scrittore Marco Vichi hanno intervallato la proclamazione dei vincitori delle 5 sezioni.

Sul palco del Teatro di Cestello a Firenze è stato consegnato il riconoscimento alla carriera a Marco Vichi, scrittore fiorentino, celebre soprattutto per la fortunata serie di romanzi noir ambientata nella Firenze degli anni Sessanta e incentrata sul personaggio del commissario Bordelli. Vichi è nato il 20 novembre 1957 a Firenze, dove vive, e lavora nel Chianti. Dopo aver pubblicato racconti brevi su varie riviste, ha esordito nel romanzo nel 1999 con L’inquilino (Guanda), da cui ha tratto anche una sceneggiatura. Attività radiofonica e laboratori, ha scritto radiodrammi e sceneggiature per la RAI, tra cui la trasmissione in cinque puntate Le Cento Lire dedicata all’arte in carcere. Ha tenuto laboratori di scrittura creativa in diverse città e presso l’Università di Firenze. Inizia a scrivere nel 1993 le storie che riguardano il commissario Bordelli e nel 2002 ha pubblicato il primo romanzo della serie: Franco Bordelli (il commissario) è un poliziotto umanissimo e disincantato sullo sfondo della Firenze del 1963. La serie è proseguita con numerosi libri di successo, vincendo anche premi importanti come il Premio Scerbanenco nel 2009 con Morte a Firenze.

Qual è l’aneddoto che in più di 30 anni di carriera vuole raccontare?

“Un episodio che mi viene subito in mente è quello di una donna che mi fermò nel quartiere di San Frediano e disse: ‘La devo ringraziare… Non avevo mai visto mio marito con un libro in mano’. Ciò mi rende orgogliosissimo in quanto un romanzo diventa uno straordinario strumento per far leggere chi non legge”.

La scrittura è importante quanto le emozioni che descrive nei suoi libri, come il racconto di quel 4 novembre 1966 quando l’Arno esondò, sommergendo Firenze: che cosa ricorda di quei terribili giorni?

“Ero ragazzino all’epoca quando ci fu l’alluvione e quando ho iniziato a scrivere del Commissario Bordelli ambientandolo nel 1963 sapevo che sarei arrivato al 1966 e volevo affrontare l’alluvione che ho vissuto da bambino, arrivare a scavare in quel fango. È stato appassionante, emozionante, un lavoro di ricerca interessantissimo nel passato scrivendo proprio Morte a Firenze”.

“Quel che sembra” è l’ultima avventura del commissario Bordelli: se Franco Bordelli potesse intervistarla, cosa le chiederebbe?

“In realtà un interrogatorio vero e proprio non c’è, ma ho scritto una lettera del commissario Bordelli a Marco Vichi e lui racconta di sé stesso, di essere molto meno bravo di quando io racconti, nell’animo resta un combattente del reggimento San Marco e questi particolari della vita del Commissario riprendono, in realtà, il passato di mio padre, a cui mi ispiro. Ma il commissario Bordelli è sempre fuori dal binario della legge. Il suo motto è ‘meno legge, più giustizia’, ma nella sua interpretazione della giustizia commette dei crimini per dare giustizia a chi non ne ha potuta avere”.

“Occhi di bambina”, il suo ultimo lavoro, è candidato al Premio Strega. Chi è Arianna, la protagonista del libro?

“E’ la protagonista di una storia vera che ho voluto romanzare, custodire, salvare, scrivendola come faccio nella maggior parte dei miei lavori. È la storia di una bambina che decide di stare insieme a sua mamma che è fuggita dall’Italia e perciò affronta con lei tensioni, paure di una rapporto difficile senza mai perdere i suoi occhi di bambina”.

Claudia Gaetani

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