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Impeccabili? Meglio essere imperfetti

di | 2026-10-11T01:59:00+02:00 11-10-2026 0:40|Attualità, Sezione9|0 Commenti

VITERBO – Per anni abbiamo imparato a correggere tutto. La pelle, la luce, il corpo, la casa, il piatto prima di fotografarlo. Anche una domenica qualunque, per finire online, doveva avere il tavolo giusto, la tazza giusta, il maglione giusto. L’estetica della perfezione ha funzionato a lungo perché prometteva ordine, controllo e aspirazione. Oggi, però, mostra crepe. Nel 2026 Pinterest ha individuato nella “trend fatigue” uno dei motori che stanno cambiando gusti e comportamenti. Le tendenze, secondo la piattaforma, corrono 4,4 volte più velocemente rispetto a sette anni fa, mentre il 55% degli intervistati a livello globale considera il comfort una necessità quotidiana. Siamo esposti a una quantità tale di modelli, microtrend e codici estetici da arrivare stanchi ancora prima di averli seguiti. La risposta non è il recupero del carattere personale.

Nell’autunno 2026 anche la moda registra un allontanamento dall’idea che esista un’unica uniforme desiderabile. Tornano silhouette diverse, sovrapposizioni meno rigide, dettagli irregolari, capi vintage, lavorazioni artigianali e accessori scelti perché raccontano qualcosa, non perché sono comparsi in cinquanta reel. Il punto non riguarda soltanto l’armadio: sta cambiando il rapporto con ciò che mostriamo. Una casa può essere bella anche con i libri sul tavolo. Un viso può apparire senza essere levigato fino a perdere pori ed espressione. Un pranzo può essere memorabile senza la ceramica coordinata.

Perfino l’idea di acquisto attraversa una revisione. In Italia, secondo YouGov, il 39% dichiara di praticare già il “deinfluencing”, cioè di prendere le distanze dalle spinte al consumo generate dai social, mentre un altro 21% vorrebbe farlo. Cresce il sospetto verso ciò che viene presentato come indispensabile solo perché è diventato virale. Anche la ricerca accademica sta osservando il fenomeno. Studi pubblicati nel 2026 collegano il “deinfluencing” a una maggiore percezione di autenticità e a una maggiore capacità dei consumatori di valutare criticamente i messaggi promozionali. Non è un rifiuto della moda, della bellezza o del desiderio. È una richiesta di selezione: vogliamo scegliere senza sentirci costantemente in ritardo rispetto alla nuova borsa, alla nuova skincare routine o alla nuova palette per il soggiorno.

C’è poi un dato significativo. In una ricerca condotta nel terzo trimestre del 2026 su oltre 2.200 consumatori negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia, Sprout Social ha rilevato che l’originalità dei contenuti è il secondo elemento che fa emergere un brand, indicato dal 33% degli intervistati, subito dopo la qualità del prodotto. Le partnership con influencer si fermano al 13%. Il problema non è più soltanto attirare l’attenzione: è non sembrare la copia di qualcosa visto trenta secondi prima. Forse è per questo che l’imperfezione ha smesso di essere un difetto da nascondere e sta tornando a essere una prova di identità.

Non significa celebrare il disordine o trasformare la sciatteria in filosofia. Significa lasciare che qualcosa resti riconoscibile come nostro: una giacca portata da anni, un mobile recuperato, un oggetto comprato senza chiedersi se «sta bene nel feed», una foto che non ha bisogno di essere ripulita fino a diventare anonima. Dopo stagioni dominate da quiet luxury, minimalismo calibrato e vite impaginate come cataloghi, il lifestyle del 2026 sembra spostarsi verso un lusso meno esibibile: non dover dimostrare continuamente di essere al passo. In un sistema che produce una nuova estetica quasi ogni settimana, scegliere di non uniformarsi diventa paradossalmente la scelta più contemporanea. La perfezione, alla fine, aveva un problema difficile da correggere con qualsiasi filtro: cominciava ad assomigliare terribilmente a tutto il resto.

Alessia Latini

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