ROMA – Antoni Gaudí, architetto spagnolo e massimo esponente del modernismo catalano, non era un semplice artista di fama internazionale. Scomparso cento anni fa, le sue opere continuano ancora a stupire, a togliere il fiato, a lasciare chiunque le ammiri con gli occhi incollati ad ogni loro minimo particolare. Tra le sue creazioni, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, si ricordano la Sagrada Familia, Parc Güell e Casa Batlló. Ma perché nessuno menziona mai i Giardini Artigas, in catalano “Els Jardins de Can Artigas”? È opportuno far conoscere anche questa meraviglia, rimasta fin troppo tempo coperta da un velo d’inconsapevole indifferenza.

Scorcio dei Giardini Artigas
Tutto ebbe inizio nel XX secolo, più precisamente nel biennio 1905-06, a La Pobla de Lillet, quando Gaudí si recò a Lillet per costruire un rifugio di montagna, lo chalet di Catllaràs: un edificio destinato ad ospitare ingegneri e minatori delle miniere poco distanti. Durante la sua permanenza nella Vall de Lillet, Gaudí soggiornò presso gli Artigas e, al momento della ripartenza, in segno di gratitudine e riconoscenza per l’ospitalità ricevuta, progettò il fiabesco giardino in un terreno della famiglia, seguendo il corso naturale del fiume Llobregat. Ecco come nacquero i Jardins Artigas. La famiglia non volle denaro, dunque l’architetto “visionario” le diede in dono un progetto che venne realizzato, pochi anni dopo, da operai istruiti dai costruttori inviati, da Gaudí in persona, direttamente da Parc Güell.

Opere in Trencadís
I Giardini Artigas, con un solo accesso decorato da serpenti, fondono in un’unica e armoniosa sinfonia architettonica natura e simbolismo cristiano, archi e fontane, ringhiere, ponti e mosaici di piastrelle rotte secondo la tecnica “Trencadís”. Tutto, però, restò abbandonato fino al 1992, anno in cui cominciarono i lavori di restaurazione. Durante la Guerra Civile Spagnola, infatti, gli Artigas si trasferirono a Barcellona e i loro giardini rimasero trascurati, senza alcuna manutenzione, per molti decenni. Si dice che, un tempo, immersa nella rigogliosa vegetazione, tra grandi rocce frastagliate, ciottoli di fiume e pietra pomice, nei giardini si trovasse una croce evangelica composta dal bue, dall’aquila, dal leone e dall’angelo, ma ora è scomparsa. La Font de la Cascada, infatti, custodiva la statua di un angelo, simbolo di San Matteo, distrutta però durante la guerra. Ciò che oggi si può ammirare è, invece, la Font del Bou, a forma di bue e associata a San Luca; la scultura del leone, che rappresenta San Marco, e il Ponte dell’Aquila, che simbolegga San Giovanni.

Il Ponte dell’Aquila
L’architettura integrata nel paesaggio è esaltata, poi, dal Pont dels Arcs, con i suoi archi in pietra e mattoni, arricchito da due cariatidi, un uomo e una donna, probabilmente i signori Artigas, oggi guardiani senza tempo del parco. L’attenzione dei turisti è mantenuta viva anche dai medaglioni con le iniziali della famiglia e da una grotta artificiale, scavata in un pendio e ricoperta da stallatiti e pietre dalle forme irregolari. Addirittura, grazie all’Arc Coix, si può attraversare il fiume per raggiungere la “Glorieta”, il punto panoramico da cui osservare l’intero parco dall’alto.

La Glorieta
Insomma, sulle rive di un fiume, in un centro abitato cullato dal respiro pesante dei Pirenei, è nato qualcosa dal fascino magnetico, dove la mano dell’uomo si è fusa con Madre Natura. Solamente il maestro dell’architettura modernista catalana avrebbe potuto realizzare un capolavoro simile, con un equilibrio perfetto e dal sapore quasi fiabesco. Forse, anche per merito della cascata artificiale, emblematico esempio del naturalismo di Gaudí, fortemente convinto che la natura non fosse solamente fonte di decorazione, ma la più pura e vera “preziosa maestra” di ogni progetto. Spesso, le opere buone si compiono in silenzio. Intanto, la storia dei Giardini Artigas, nata da un semplice “grazie”, è rimasta nell’ombra per mezzo secolo, celando l’anima più intima di Gaudí, che diede vita ad un gioiello incastonato ai piedi dei Pirenei. Oggi, tra lo scrosciare dell’acqua del Llobregat e il silenzio delle montagne, quel “grazie” scolpito nella roccia continua a respirare a pieni polmoni.

Pont dels Arcs
A volte, basta un po’ di gratitudine per trasformare la natura in un capolavoro eterno. E passeggiando per “Els Jardins de Can Artigas” si può ancora percepire, a distanza di così tanti anni, il senso di quella promessa mantenuta. Oggi, quel ringraziamento per l’ospitalità ricevuta è diventato, senza alcun dubbio, uno tra i capolavori segreti più belli al mondo.
Alice Luceri
Nell’immagine di copertina, i Giardini Artigas, a La Pobla de Lillet: un’opera realizzata dall’ingegno del massimo esponente del modernismo catalano, Antoni Gaudí

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