NUORO – L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) non è una scusa, non è solo “distrazione”, ma è un funzionamento molto complesso del cervello umano. Considerato dai più solamente “un disturbo”, per chi ne soffre è invece qualcosa di invalidante e spesso ghettizzante. Eppure cela diversi punti di forza che in pochi riconoscono. Le regole del mondo neurotipico si scontrano inevitabilmente con chi ha una diagnosi del genere, il vero blocco non è la mancanza di attenzione, bensì la continua ed estenuante lotta contro il proprio sistema operativo. Non si tratta di riparare qualcosa di rotto, ma è necessario progettare un habitat idoneo, un ambiente che permetta di risplendere e allinearsi con tutto ciò che si desidera.
L’ADHD è un disturbo di origine neurobiologica che influisce sulla capacità del cervello di regolare l’attenzione, il livello di attività e il controllo degli impulsi. Non è causato da una cattiva educazione o da scarsa volontà, è più facile pensarla in questo modo piuttosto che cercare di aiutare chi ne soffre offrendogli strumenti adeguati per vivere una vita migliore. Esistono tre forme principali del disturbo: quella prevalentemente disattenta caratterizzata dalla difficoltà a mantenere la concentrazione, dalla tendenza a perdersi nei propri pensieri, a dimenticare appuntamenti o a perdere oggetti; quella prevalentemente iperattiva/impulsiva descritta da segni di irrequietezza motoria o mentale, difficoltà a stare fermi e tendenza ad agire senza riflettere; infine quella combinata contraddistinta dalla presenza sia di deficit attentivo che di iperattività e impulsività. L’ultima delle tre forme è quella ritenuta la più comune.
Secondo gli studi medici nei bambini i sintomi compaiono spesso prima dei sette anni. I bambini mostrano difficoltà a seguire le regole, a restare seduti a scuola o a completare i compiti. Negli adulti le situazioni cambiano. L’iperattività motoria tende a ridursi e si trasforma in una forte irrequietezza interna. Aumentano i problemi legati all’organizzazione, cresce la necessità di procrastinare in modo cronico e ossessivo il da farsi, domina la difficoltà nella gestione del tempo e l’instabilità nei progetti o nelle relazioni. Secondo il DSM, l’ADHD può essere definita come “una situazione/stato persistente di disattenzione e/o iperattività e impulsività più frequente e grave di quanto tipicamente si osservi in bambini, adolescenti o adulti di pari livello di sviluppo”. Questi sintomi, se sottovalutati e non supportati da metodologie adeguate, finiscono con il causare uno stato di disagio e di incapacità. L’attenzione non manca, è solo gestita in modo improprio. 
Se una persona ADHD trova qualcosa che lo appassiona veramente tanto, il suo cervello potrà entrare in iperfocus per ore, senza mai distogliere l’interesse e l’attenzione. L’ADHD non è un deficit di attenzione ma di controllo dell’attenzione stessa. Essa non termina col finire dell’infanzia, per milioni di persone continua in età adulta in un’altra forma. L’impulsività si trasforma in sovraccarico mentale e l’iperattività diviene agitazione, inquietudine , nervosismo, smania e impazienza. Questo rende difficile diagnosticare il disturbo in età adulta e per questo molti non vengono riconosciuti come tali e ricevono diagnosi errate. Cosa stimola un cervello ADHD? La novità è il suo carburante, la prassi, l’abitudine, la quotidianità diventa una lenta tortura. Se una personatrova ambienti stimolanti, creativi, veloci e non routinari allora sboccia come un fiore e brilla come una stella. Il cervello di un soggetto interessato dal disturbo prova il dolore emotivo in modo decuplicato.
Sentirsi rifiutati lacera l’animo, ascoltare continue critiche sminuenti su se stessi, fallire nel raggiungere i propri obiettivi o quelli imposti dagli altri, sentirsi emarginati e ignorati accrescono il dolore sociale e il senso di frustrazione e di abbandono. I cervelli ADHD tendono al rischio, a prendere decisioni coraggiose e a una visione d’insieme. Molte persone famose nel mondo dello sport, dello spettacolo e dell’imprenditoria hanno dichiarato apertamente di convivere con il fastidio, di faticare nei sistemi rigidi ma di riuscire ad eccellere quando costruiscono i propri. Michael Phelps, il nuotatore più premiato della storia olimpica, ha ricevuto la diagnosi quando aveva nove anni e ha imparato a gestire l’energia e la concentrazione attraverso lo sport. Jim Carrey, famoso attore comico, ha raccontato di aver convissuto con i sintomi dell’iperattività fin da piccolo, ma è riuscito a trasformare la sua esuberanza in un tratto distintivo. 
Walt Disney venne espulso dalla scuola e licenziato da un giornale poiché ritenuto privo di idee originali. Aveva difficoltà di concentrazione nelle materie che non lo appassionavano, ma un’ossessione totalizzante per i suoi progetti creativi. In lui è riconosciuto il classico profilo ADHD con forte iperfocalizzazione e proprio grazie a questo Walt Disney è diventato uno “degli imperativi creativi più influenti del XX secolo”. Bill Gates, cofondatore di Microsoft è noto per la sua capacità di immergersi completamente nei problemi, settimane intere le ha dedicate a scrivere e riscrivere codici, elaborando informazioni ad una velocità straordinaria. La sua ossessione per la risoluzione di problemi complessi ha trasformato l’industria informatica e lo ha fatto diventare uno degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio stimato intorno ai 105-108 miliardi di dollari.
Un cervello ADHD non è pertanto pigro o mancante di risorse, ma un cervello programmato per avere difficoltà nell’autoregolazione senza i giusti supporti. La scienza spiega che il movimento affina la concentrazione. Camminare avanti e indietro, agitarsi, muovere freneticamente una gamba, alzarsi spesso, non sono distrazioni, è il modo in cui il cervello cerca di autoregolarsi. L’esercizio fisico, la corsa, il cardio inondano il cervello di noradrenalina e dopamina e regalano buon umore e aumentano l’attenzione. Un giovane attraverso la struttura crea libertà. Promemoria visivi, timer, liste riducono il sovraccarico del cervello e creano spazio per la creatività, non costruiscono barriere né limiti. Il 75% delle persone con ADHD ha ritmi del sonno alterati. Il problema del sonno è qualcosa di reale. I cervelli iperattivi producono e regolano in modo diverso la dopamina. La novità, l’urgenza, le ricompense tendono a farla aumentare. 
Capire questo ridefinisce l’ADHD come un disturbo non della disciplina ma della motivazione. L’ADHD non è fallimento fine a se stesso. Spesso il fallimento ripetuto diventa genio, anzi si può ritenere la sua premessa. Creatività, energia, resilienza ed empatia sono punti di forza. L’ADHD non può essere paragonato a un meccanismo rotto da riparare. E’ un cervello progettato per un ambiente diverso fatto di creatività, urgenza e novità. Chi lavora e vive con un simile disturbo non deve pensare di aggiustare o sostituire qualcosa, ma deve costruire sistemi che lo facciano emergere, scalare vette, brillare più del sole. Un cervello ADHD non deve essere affrontato né tanto meno sconfitto o modificato. Se si comprende ciò, si smetterà di lottare contro di lui e si inizierà a collaborare con lui. Il cambiamento inizia con la percezione che il cervello di ognuno è diverso: il cervello non è guasto o rovinato ma funziona con stimoli e carburanti differenti. Non va a pressione né tanto meno a struttura rigida. Funziona grazie all’urgenza, all’interesse, al movimento e al significato. Se si riconoscono questi 4 fattori la concentrazione arriva senza problemi.
La vera strategia non è imporre la disciplina, ma progettare ambienti che funzionino con scadenze che creano urgenza, con progetti che alimentano la curiosità, col movimento che stimola e accresce l’attenzione. Se l’ambiente cambia, il cervello lo farà a sua volta. Avere l’ADHD “è come avere un computer con venti schede aperte nel browser tutte insieme, e tre di esse continuano a bloccarsi mentre la musica suona in sottofondo, è come guidare un’auto, dove stai premendo l’acceleratore ma non succede niente”. Ma è fondamentale ricordare che il proprio cervello non è danneggiato, funziona semplicemente in modo diverso e unico e non deve fare tutto perfettamente per valere qualcosa. Creatività, energia e passione sono il proprio punto di forza. Non è un difetto da nascondere, se adeguatamente supportato smette di essere una lotta, un problema e inizia a diventare una sorta di “super potere”.
Virginia Mariane

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