ROMA – Arriva settembre e l’entroterra sardo-barbaricino risorge con le sue “Cortes Apertas”. La Sardegna non è semplicemente l’icona di un mare azzurro cielo, ma è anche la culla di manifestazioni, tipiche della tradizione, in cui i borghi tra le montagne aprono le porte dei cortili delle case storiche per far scoprire l’anima più profonda e autentica dell’isola. Il calendario di “Autunno in Barbagia” 2026, nome ufficiale dell’evento, è stato reso noto nel cuore dell’estate, cogliendo l’occasione per informare che l’atteso appuntamento si estenderà dal 5 settembre al 13 dicembre 2026.

La locandina di Autunno in Barbagia 2026
Durante le Cortes Apertas, letteralmente dal sardo “cortili aperti”, ci si sente immersi in un contesto lontano secoli, che racconta una civiltà millenaria che respira, ancora, a pieni polmoni. Ogni fine settimana d’autunno, infatti, i paesi che aderiscono alla manifestazione (sia della provincia di Nuoro che del centro Sardegna) offrono un motivo in più per visitare l’isola, anche durante la bassa stagione. L’obiettivo è di rilanciare il turismo anche nelle zone interne, promuovendo i centri storici delle piccole comunità dell’entroterra.

Murales di Oliena, Il sapere tramandato
Tutto ebbe inizio nel 1996 ad Oliena, una località poco distante da Nuoro. L’iniziativa olianese venne poi accolta a braccia aperte dal capoluogo nuorese e da sempre più comuni e nel 2000 venne ufficializzata la nascita di “Autunno in Barbagia”. Se inizialmente i comuni aderenti erano meno di dieci, ora sono più di trenta. Oggigiorno si tratta di un’occasione per scoprire l’incommensurabile patrimonio culturale dell’isola, gustando piatti tipici e immergendosi nel folklore locale.

Balli sardi in una corte di Bitti
Il programma di Autunno in Barbagia-Cortes Apertas 2026 si apre con la prima tappa il 5 e 6 settembre a Bitti, un antico borgo conosciuto in tutto il mondo per il suo villaggio nuragico “Romanzesu”. Nei giorni delle Cortes, passeggiando per le vie dei paesi aderenti alla manifestazione, si possono ammirare case in pietra, cortili in granito solitamente chiusi e riservati alla vita privata delle famiglie del posto, artigiani intenti a lavorare ceramica, legno, ferro battuto e i caratteristici coltelli sardi. Inoltre, i turisti in vacanza in Sardegna e gli abitanti dei borghi dell’isola possono cogliere l’occasione per assistere anche alle esibizioni dei balli sardi in costume o delle antiche maschere del carnevale sardo, mentre vengono allietati dal sottofondo musicale dei canti a tenore.

Complesso nuragico Romanzesu (crediti: Paolo Lombardi)
Tra l’altro, chi non è del posto e non conosce i tipici prodotti sardi, dal 5 settembre, potrà deliziare il proprio palato degustando il famoso pane carasau, guttiau e frattau, numerosi formaggi di produzione locale, dolci del territorio, il maialetto arrosto e un buon calice di vino. E che dire dei celebri murales che raccontano la storia del popolo sardo? Gli occhi dei turisti verranno facilmente sorpresi anche dalle facciate delle case, dipinte con immagini che raccontano storie di vita di un tempo ormai passato. Inosmma, arte e tradizione si muovono al passo, potendo ammirare, così, botteghe artigiane e partecipando a degustazioni di prodotti locali. Le strade e i vicoli stretti si riempiono di bancarelle, dove sarà possibile acquistare gioielli in filigrana sarda, scialli in seta ricamati a mano e cestini intrecciati.

Scialle sardo ricamato a mano
Immergersi in prima persona in una realtà ricca di abitudini tipiche di una vita lontana, come la pulizia e la raccolta del grano, la lavorazione della lana, della seta o la tessitura a mano dei tappeti, non è solamente un modo per poter vivere una giornata, diversa dal solito, accompagnata dal suono delle launeddas e dalle melodie dei cori sardi intonati da uomini vestiti con l’antico costume del proprio paese.

Lavorazione della seta nel museo-laboratorio di Orgosolo
Forse, e qualcuno ne è anche certo, rivivere la Sardegna di un tempo è l’unica via per non poter dimenticare quella che è stata la storia di un intero popolo che, ancora oggi, dimostra di essere viva più che mai.
Alice Luceri
Nell’immagine di copertina, preparazione del carasau, tipico pane sardo (attività caratteristica della tradizione e momento chiave delle Cortes Apertas)

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