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La fotografia etica tra bellezza e impegno

di | 2026-05-03T10:06:42+02:00 3-5-2026 0:10|Arte, Sezione 3|0 Commenti

PALERMO – “La fotografia etica è una fotografia dove i fotografi arrivano nei luoghi, mettono i loro piedi negli spazi… Non è fotografia generata attraverso l’Intelligenza artificiale, ma è una fotografia di pazienza, molto lenta, che racconta quello che avviene in diversi angoli del nostro pianeta… È una fotografia meravigliosa che noi ci sentiamo di sostenere proprio per il modo in cui viene fatta, anche per il rispetto che viene portato dai fotografi verso le specie, verso gli animali e verso i luoghi in cui loro si muovono”. Così il 24 aprile scorso la curatrice Laura Covelli ha presentato al Telegiornale scientifico Leonardo la mostra “The Nature of Hope – Un tributo a Jane Goodall e alle donne che ha ispirato”, inaugurata a Cremona già il 7 marzo scorso e visitabile fino al 17 maggio all’interno del Palazzo vescovile.

Molte foto in esposizione sono opera di Michael “Nick” Nichols, fiore all’occhiello del National Geographic e tra i più celebri fotografi naturalisti al mondo. Nichols ha accompagnato Jane Goodall per decenni, documentando non solo le sue scoperte nel Gombe Stream National Park, ma anche i suoi momenti di vicinanza e quasi di connessione spirituale con gli scimpanzé: tra essi c’è lo scatto in cui Nichols ritrasse l’attimo in cui uno scimpanzè, in uno zoo del Congo, sfiora i capelli di Jane.

Jane Goodall, con le sue decennali osservazioni degli scimpanzè (che chiamava con nome e non attribuendo loro un numero) ha rivoluzionato il nostro modo di intendere il rapporto tra uomo e animali e ha dimostrato che il confine tra noi e gli scimpanzé è molto meno marcato di quanto pensiamo.

Laura Covelli, curatrice della mostra

In una precedente intervista, pubblicata nel sito della diocesi di Cremona, Laura Covelli ha evidenziato l’importanza della mostra, incentrata sul mondo naturale, attraverso la figura straordinaria di Jane Goodall: “Jane non è stata solo un’etologa, ma una donna che ha lavorato mossa dalla speranza anche dove non sembrava essercene. Moltissime delle fotografe in mostra si sono ispirate a lei e hanno donato le loro opere per sostenere la conservazione della biodiversità. I fotografi ci permettono di vedere luoghi e storie che spesso non arrivano ai media tradizionali”.

The Nature of Hope – ha sottolineato ancora Laura Covelli a Leonardo – non è solo un percorso espositivo, ma è anche un’iniziativa che propone la vendita di alcune delle fotografie che sono state scattate per cercare di sensibilizzare sul tema dell’ambiente e soprattutto per raccogliere fondi per continuare a sostenere coloro che nel mondo si occupano di conservazione dell’ambiente”.

La mostra ospita infatti molti scatti di Ami Vitale, fotografa americana del National Geographic, vincitrice di riconoscimenti prestigiosi e fondatrice di Vital Impacts, un’organizzazione no-profit a guida tutta femminile che sostiene nel mondo circa un migliaio di fotografi ambientali a difesa della biodiversità.

Tra le celebri foto di Ami c’è quella scattata in Kenya nel 2018 a Sudan, ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale, morto nell’abbraccio di un ranger che gli fu accanto durante la sua agonia.

Ami Vitale

Ami Vitale ha inviato dall’Africa un video-messaggio alla mostra: “Negli ultimi 50 anni, abbiamo già perso circa il 73% della fauna selvatica… Queste foto ci ricordano tutta la bellezza che esiste attorno a noi, ma anche l’urgenza di prendersene cura. Spero che ognuno di voi trovi nella mostra un frammento che gli sia d’ispirazione”.

La mostra è l’esito del percorso iniziato nel 2010 a Lodi, dove si è tenuto il primo Festival della Fotografia Etica. Il Festival è oggi diretto da Alberto Prina, che ha invitato i visitatori di ‘The Nature of Hope” a una responsabilità attiva: “Rispetto, dialogo e responsabilità sono i tre elementi che questa mostra ci lascia. Alcune immagini diventano simboliche e continuano a parlarci anche dopo la visita. Il nostro compito è quello della staffetta: ricevere questa fiaccola di consapevolezza e passarla agli altri”.

Una celebre fotografia di Ami Vitale

La fotografia, infatti,  divulga bellezza, ma può essere anche un mezzo potente di denunzia e di impegno. Come ha testimoniato Jane Goodall, tutti possiamo essere capaci di un Harvest for Hope: un raccolto di speranza per rendere questo nostro fragile pianetino un mondo migliore per tutte le creature – umane, animali e vegetali – che lo abitano.

Maria D’Asaro

Nell’immagine di copertina, una celebre fotografia che ritrae Jane Goodall con uno scimpanzè

 

Già docente e psicopedagogista, dal 2020 giornalista pubblicista. Cura il blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com. É autrice dei libri ‘Lettere a un bambino poi nato’ (Diogene Multimedia, BO, 2025) e ‘Una sedia nell’aldilà’.

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