MILANO – Alla morte di Frida Kahlo, nel 1954, il New York Times la ricordò come un’artista e come la moglie di Diego Rivera. A più di settant’anni di distanza, il suo volto compare su magliette, borse, tazze e quaderni in ogni parte del mondo, ed è tra i più riconoscibili del Novecento. Tra questi due punti c’è un percorso lungo e non lineare, che la mostra Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo e la costruzione del mito, ospitata dall’8 ottobre 2026 all’11 gennaio 2027 alla MyOwnGallery di Superstudio Più, in via Tortona a Milano, prova a ricostruire con un punto di vista particolare: quello della fotografia. Curata dalla storica dell’arte Vittoria Mainoldi, la retrospettiva riunisce oltre settanta fotografie realizzate da alcuni dei grandi autori del secolo scorso, tra cui Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Leo Matiz e Gisele Freund. Accanto agli scatti c’è materiale documentario. 
Non si tratta di una biografia per immagini, e il percorso non segue soltanto le tappe di una vita: l’idea è piuttosto quella di osservare come Frida sia stata guardata da chi le stava intorno, tra fotografi, amici, amanti e galleristi, e di capire quanto, in tutto questo, sia stata lei a decidere come farsi vedere. È questa la domanda che attraversa l’intera mostra. Kahlo ha dipinto moltissimi autoritratti, e lo ha fatto con una cura evidente per ogni dettaglio: l’abito, i gioielli, l’acconciatura, lo sguardo rivolto in macchina. Secondo la curatrice, la stessa attenzione è riconoscibile nelle fotografie. Davanti all’obiettivo sceglieva i vestiti e le pose, e usava il costume popolare messicano come parte consapevole della propria immagine pubblica. Non era un semplice soggetto da ritrarre, ma una persona che partecipava alla costruzione del proprio ritratto. Il confronto tra autori diversi aggiunge a questa lettura una sfumatura interessante. Ogni fotografo porta con sé una sensibilità, una distanza, un rapporto personale con la persona che ha davanti. Alcuni la guardano con tenerezza, altri con curiosità professionale, altri ancora con la fascinazione per un personaggio fuori dall’ordinario. Messi uno accanto all’altro, questi sguardi mostrano che il mito di Frida non è nato da un’unica immagine, ma da molte immagini diverse, sovrapposte nel tempo. Come se la sua figura fosse stata composta da tanti punti di vista, e non tutti coincidessero.
La parte finale del percorso cambia registro. Qui sono esposti gli scatti di Graciela Iturbide, fotografa messicana che ha documentato gli oggetti rimasti nella Casa Azul dopo la morte di Kahlo: i corsetti ortopedici, i medicinali, le piccole cose di ogni giorno. È un passaggio che sposta l’attenzione dalla persona costruita alla persona reale, dalla scena al retroscena. Dopo aver visto tante pose, si arriva agli oggetti che raccontano la fatica del corpo, il dolore con cui Frida ha convissuto per quasi tutta la vita e che ha attraversato anche la sua pittura. Uno dei motivi per cui la mostra risulta attuale è il parallelo, suggerito dalla stessa curatrice, con il nostro modo di mostrarci oggi. Scegliere come apparire, decidere quale parte di sé far vedere, curare l’inquadratura e il dettaglio: sono gesti che chiunque usi i social conosce bene. Nel caso di Frida, quella costruzione dell’immagine non era però un’operazione superficiale. Era un modo di dire chi fosse, da dove venisse e a quale cultura sentisse di appartenere, in un’epoca in cui le donne avevano pochissimi spazi per decidere come essere rappresentate. 
Resta aperta una questione che la mostra non pretende di chiudere: che cosa succede a un’immagine quando diventa patrimonio collettivo. Il volto di Frida oggi appartiene a tutti, ed è inevitabile che, nel passaggio, qualcosa si semplifichi. Ma guardare le fotografie originali, in un percorso che mette in fila tanti sguardi e alla fine si ferma sugli oggetti, permette di fare un passo indietro e di ricordare che dietro l’icona c’era una persona che aveva scelto, con grande consapevolezza, il modo in cui voleva essere vista.
I biglietti si acquistano online tramite TicketOne, con tariffa intera a 16,50 euro e ridotta a 11,50 euro; per gli orari conviene controllare i canali ufficiali della galleria.
Ivana Tuzi

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