RIETI – Il terremoto di Avezzano del 1915 causò oltre 30 mila morti, distrusse comuni e frazioni, tra cui Corvaro di Borgorose, ricostruita più in basso. Siamo al confine tra Lazio e Abruzzo, al casello Valle del Salto dell’autostrada Roma L’Aquila, ai piedi del Monte Velino e della Riserva Montagne della Duchessa. I resti del castello feudale fortificato a guardia e difesa del territorio (la Valle del Salto è caratterizzata da resti di rocche e castelli) dominano il borgo antico e quello ricostruito a valle. Il borgo aveva quattro torri di cinta, l’ingresso principale era Porta Calata, ancora ben conservata, quel che restava delle altre mura è stato abbattuto in maldestri tentativi di restauro. Visibili ancora le macerie della Chiesa medioevale di S. Caterina.

Porta Calata a Corvaro
I vicoli salgono in forma ellissoidale fino al castello, al centro si trovava l’abitazione di Pietro Rinalducci (o Rainalducci), nato a Corvaro nel 1258, che fu antipapa dal 1328 al 1330 con il nome di Niccolò V, incoronato dall’imperatore Ludovico Il Bavaro. Il castello era incluso nei possedimenti dei conti dei Marsi, successivamente incluso nei territori controllati dagli Svevi. Negli ultimi decenni la “Corvaro vecchia” si sta ripopolando, l’associazione Capulaterra ha riportato in vita il fontanile, luogo nevralgico nei secoli passati, organizza eventi culturali in costume d’epoca. L’amministrazione comunale ha avuto la felice intuizione di organizzare un percorso enogastronomico “I gironi dell’Antipapa” con musica e prodotti tipici, aprendo le vecchie cantine fino al castello, per far rivivere il borgo. E’ nato un apposito comitato, che in questa edizione (la quarta) ha voluto accendere i riflettori sulla storia, organizzando un convegno e una recita teatrale sull’antipapa Niccolò V, in collaborazione con l’associazione Capulaterra.

A sinistra Fabrizio Tomassoni, a destra Gianni Colabianchi, al centro il sindaco Mariano Calisse, dietro il comitato e Cristiana Maceroni
Nella sede del Museo Archeologico di Corvaro sono intervenuti Fabrizio Tomassoni, vice presidente dell’Istituto Storico Massimo Rinaldi con “L’antipapa Niccolò V: un caso ancora aperto”; Gianni Colabianchi, architetto con la passione della ricerca storica, che sta raccogliendo documentazione per il suo prossimo libro “L’intruso” e Cristiana Maceroni di 18 anni. di Corvaro, che ha scritto un saggio coinvolgendo i compagni del liceo ad Avezzano: “Mi sento parte della storia del mio paese e ne vado orgogliosa, anche i piccoli borghi hanno tanto da raccontare ”.
Pietro Rainalducci è nato in un periodo storico tra i più difficili, ci sono molte cose ancora da scoprire, una di queste è dove sia effettivamente sepolto, perché le ricerche nella chiesa dei Frati Minori conventuali di Avignone hanno dato esito negativo. Si sposò, ma dopo cinque anni vestì l’abito di frate minore francescano, diventò predicatore abbracciando la tesi del ritorno a una Chiesa povera, seguendo la corrente spirituale di Michele da Cesena, ministro generale dell’Ordine francescano dal 1316 al 1328 (nel romanzo Il nome della rosa è nominato, insieme a Ubertino da Casale, anche lui predicatore e riferimento in Toscana dei Francescani spirituali).

La Rocca di Corvaro di Borgorose
Era amico di Marsilio da Padova, filosofo e scrittore, consigliere politico ed ecclesiastico di Ludovico il Bavaro. Siamo sull’onda del pensiero di Celestino V che invocava il ritorno a una Chiesa povera (imprigionato da Bonifacio VIII nel castello di Fumone) e la contestazione contro la vendita delle indulgenze (un’onda durata secoli, conclusa nel 1517 nelle 95 tesi di Martin Lutero e lo scisma ufficializzato nel 1521 a Worms).
L’imperatore Ludovico il Bavaro, dopo aver deposto Giovanni XXII, papa di Avignone, scelse Pietro da Corvaro, che doveva sottostare alle sue disposizioni e non allontanarsi da Roma. L’incoronazione nel giorno dell’Ascensione il 12 maggio 1328 davanti alla folla, con il nome di Niccolò V, nome legato all’ordine francescano. Gli mise l’anello e lo ricoprì con il manto pontificio assegnandogli i beni temporali della Chiesa. Subito dopo il nuovo Papa impose sul capo del Bavaro la corona imperiale. Il 22 maggio, giorno della Pentecoste, la cerimonia della doppia incoronazione con il Papa e l’imperatore che entravano in San Pietro. Pochi mesi dopo entrò in scena Roberto D’Angiò che comandava le milizie del Re di Napoli: l’imperatore e Niccolò V si trasferirono a Viterbo, poi a Todi, a Pisa e a Firenze.

Palazzo dei Papi ad Avignone
Nel frattempo (Giovanni XXII non era rimasto a guardare) la moglie di Pietro da Corvaro, Giovanna Mattei, si ricordò, dopo anni, di denunciare il marito per abbandono del tetto coniugale davanti al tribunale ecclesiastico che lo condannò a tornare dalla moglie. La sentenza fu inviata a Giovanni XXII che iniziò una campagna persecutoria contro Niccolò V e i suoi adepti. Nel 1330 l’imperatore, vista la mala parata, rientrò in Germania. Nonostante la protezione a Pisa del Conte Bonifacio Novello della Gherardesca, Niccolò V, all’età di 70 anni, fu costretto ad abiurare sei volte, con cerimonie faticose: due a Pisa, una a Nizza e tre volte ad Avignone.
Qui confessò tutti i suoi errori, chiese il perdono del Papa, confermò la sua professione di fede a Giovanni XXII restando in residenza obbligata al Palazzo dei Papi ad Avignone dove morì il 9 dicembre 1333, praticamente prigioniero, dopo aver scritto il terzo libro del volume “De Imitatione Christii”. La domanda degli storici, ancora senza risposta, è: “Perché rimase? Avrebbe potuto salvarsi, con una rendita di 3 mila scudi seguendo l’imperatore in Germania, ma non lo fece”. Restò fedele al francescanesimo, non abbandonò la nave.
Francesca Sammarco
Nell’immagine di copertina, il Palazzo dei papi ad Avignone

Lascia un commento