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L’eroismo di Julia: due anni su una sequoia per salvarla

di | 2026-04-23T11:49:29+02:00 26-4-2026 0:25|Personaggi, Sezione 6|0 Commenti

PALERMO – Quando nel pomeriggio del 10 dicembre 1997 gli ambientalisti della comunità di Stafford, nella contea di Humboldt, in California, le chiesero di salire su un albero della foresta di Headwaters, che rischiava di scomparire sotto i colpi di accetta dei boscaioli, Julia Hill non immaginava che vi sarebbe rimasta per 738 giorni. Nel dicembre del 1996 a Stafford c’era stata una frana rovinosa causata dai disboscamenti della società californiana Pacific Lumber. Così, quasi ogni giorno, un gruppo di attivisti di Humboldt si alternava per sostare sugli alberi sopravvissuti, sequoie giganti, e scongiurarne l’abbattimento.

Il 10 dicembre non c’era nessuno degli attivisti disponibile ad arrampicarsi: fu invitata a farlo la ventitreenne Julia Hill, che dopo un pericoloso incidente stradale aveva cominciato a meditare sul senso da dare alla sua vita e si era interessata alla salvaguardia dell’ambiente. Julia impiegò circa sette ore per raggiungere la cima della sequoia, detta “il gigante di Stafford”, perché alta 61 metri. Mentre si arrampicava stava sorgendo la luna, così gli attivisti rinominarono l’albero “Luna”. Arrivata in cima, tolse l’imbracatura e cercò un posto dove riposarsi. Il giorno successivo, alla luce del sole, realizzò due piattaforme di legno di 1,8 per 1,2 metri.

Julia Hill

“Se volete abbattere questa sequoia dovete passare sul mio cadavere”: disse poi Julia ai boscaioli della Pacific Lumber che la invitavano a scendere, decisa a rimanere perché l’albero potesse vivere.

Ma intanto “la ragazza sull’albero” cominciò a fare notizia e, oltre ai volontari locali, alcune organizzazioni ambientaliste americane decisero di sostenerla. Julia divenne l’icona della protesta nonviolenta contro il taglio di “Luna” e di quel che rimaneva della foresta di Headwaters. Rimase sulla sequoia fino al 18 ottobre 1999, quando si trovò un accordo con la Pacific Lumber: “Luna” e le sequoie vicine, entro l’area di 61 metri, non sarebbero state sradicate.

Julia Hill riuscì eroicamente a vivere due anni sull’albero mangiando il cibo che le portavano gli ambientalisti, tirato su con le corde. Tutto lassù era complicato: lavarsi, fare pipì… Julia si lavava con asciugamani umidi, senza acqua corrente. Complicatissimo poi espletare le funzioni fisiologiche: faceva pipì in una bottiglia, mentre le feci venivano raccolte in sacchetti e calati giù… Ovviamente era complicato anche gestire il ciclo mestruale.

Neppure dormire era facile: il suo giaciglio era la piccola piattaforma che si era costruita. Julia diede prova di uno spirito di adattamento e di una resistenza eccezionali, fronteggiando piogge, freddo e venti assai forti. Per stare al caldo all’interno della piccola tenda che poi si era creata sulla piattaforma, si avvolgeva in un pesante sacco a pelo.

Assai difficile da gestire anche la solitudine: raccontò, dopo essere scesa, che spesso era forte la sofferenza di stare lontana dalla famiglia e dagli amici. Julia infatti comunicava con l’esterno solo con una radio portatile e talvolta scambiava dei messaggi con gli attivisti a terra. Come se la situazione non fosse già abbastanza stressante, ci fu anche un presidio delle guardie di sicurezza dell’azienda dei taglialegna che cercò di intimidire lei e gli attivisti rimasti a terra.

In quei due anni Julia Hill imparò diverse tecniche di sopravvivenza, e fece cose ben poco ordinarie: utilizzò dei telefoni cellulari alimentati a energia solare per partecipare alle interviste radiofoniche, divenne corrispondente dall’albero per uno show televisivo via cavo e ospitò persino delle troupe televisive per sensibilizzare le persone sulla distruzione degli alberi secolari.

Julia Hill, che ha ascendenti italiani da parte di sua madre, è stata in Italia a fine marzo scorso. Con la sua associazione “Circle of life”, Cerchio della vita, oggi continua a sostenere alcune battaglie ambientaliste. La giornalista Alessia Mari, del TG scientifico Leonardo, l’ha intervistata in Toscana, a Greve in Chianti, dove Julia ha incontrato la Croce Rossa locale e un’associazione di donne impegnate nella difesa del verde pubblico.

L’attivista ha narrato la sua vicenda nel libro La ragazza sull’albero. Alla giornalista Alessia Mari ha ricordato lo spavento per un elicottero che cercava di avvicinarsi per farla scendere, togliendole il sonno. Fu davvero un’esperienza assai dura: ma è contenta di essere salita su quell’albero e di esserci rimasta per salvare tutta quella bellezza.

Ancora oggi crede che ognuno di noi possa e debba fare la propria parte per salvaguardare l’ambiente terrestre. “In questi anni ho usato tutta l’attenzione mediatica puntata su di me per raccogliere fondi per le foreste, il verde pubblico, per protestare contro le scorie”, ha affermato. Quando la giornalista le ha chiesto se si sente un po’ la Greta Thunberg degli anni ’90, ha risposto che purtroppo già allora i media si attivavano solo con i testimonial: “E’ frustrante! L’ambiente è un tema così importante che se ne dovrebbe parlare a prescindere! Ma le multinazionali hanno i loro milioni per farsi pubblicità, e noi abbiamo solo noi stessi, così dobbiamo prenderci dei rischi per attirare l’attenzione!”.

Julia ha raccontato poi degli attivisti che la sostenevano mentre lei, per vincere la solitudine, scriveva pensieri e poesie sul retro degli incarti: “Oggi il mondo è peggiore, c’è odio, violenza, anche nei confronti della natura – riflette – e le guerre distruggono vite ma anche l’ambiente. L’inquinamento nucleare in Iran contamina l’acqua, a Gaza Israele ha raso al suolo anche alberi secolari assieme alle case. Quello che facciamo al Pianeta lo facciamo a noi stessi”.

Alessia Mari le ha chiesto infine se le fosse mai passato per la testa di non scendere più dall’albero, come Cosimo, il Barone Rampante immaginato da Italo Calvino: “Me ne mandarono una copia, tutti mi suggerirono di leggerlo! Pensavo di dover restare lassù come lui, ma quando Luna fu salva capii che era tempo di scendere, e continuare ad aiutare dalla terra…”.

Il 22 aprile si è celebrata l’ennesima Giornata mondiale della terra.

Siamo grati a Julia per la coraggiosa azione ecologica nonviolenta compiuta tra i rami di quella sequoia, quando ha dimostrato che, anche in situazioni disperate, ognuno di noi possiede una forza immensa per compiere gesti possibili, creativi, meravigliosi ed efficaci: azioni di salvezza e di cura.

Maria D’Asaro

 

Già docente e psicopedagogista, dal 2020 giornalista pubblicista. Cura il blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com. É autrice dei libri ‘Lettere a un bambino poi nato’ (Diogene Multimedia, BO, 2025) e ‘Una sedia nell’aldilà’.

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