MILANO – Il debutto, quarant’anni fa. “Il passo incerto, la mano gelida e un’insaziabile fame di carne viva. I morti escono dalla tomba per venire a farci visita; ne sa qualcosa Sybil Browning, sfuggita per un pelo alle fauci del marito defunto. L’unico che può aiutarla è un bizzarro detective che suona il clarinetto e coltiva una passione per mostri e misteri. Il suo nome è Dog, Dylan Dog”. È il 26 settembre 1986 quando nasce l’Indagatore dell’Incubo. Al suo fianco c’è l’inseparabile Groucho e, insieme, seguono le tracce degli zombi fino al villaggio di Undead, dove li attende il mefistofelico Xabaras. È l’inizio di una delle più fortunate e longeve avventure del fumetto italiano. Da L’alba dei morti viventi entrano nell’immaginario dei lettori anche alcune delle frasi più celebri della serie: “Giuda ballerino!”, mentre da Vivono tra noi arriva il surreale “Non rido dal 1948”. E poi, immancabile, il tormentone rivolto all’amico Groucho: “Groucho! La pistola!”. 
Dopo un primo periodo di assestamento, Dylan Dog comincia ad aumentare progressivamente le vendite tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. Nel 1990 la tiratura raggiunge le 185.000 copie con l’albo n. 43, sale a 200.000 copie con il n. 45 e, nel 1992, supera le 300.000. Nel corso degli anni Novanta la serie arriva a vendere circa mezzo milione di copie al mese, cui si aggiungono le numerose ristampe e le collane parallele dedicate al personaggio. Dopo il 2000 le vendite iniziano progressivamente a diminuire, pur mantenendo Dylan Dog una posizione di assoluto rilievo nel panorama del fumetto italiano. La serie rimane infatti una delle pubblicazioni di maggior successo della Sergio Bonelli Editore, seconda per vendite solo al mitico Tex Willer. Le storie sono tradizionalmente pubblicate in bianco e nero, con alcune importanti eccezioni: numeri celebrativi e albi speciali sono stati realizzati a colori, così come è avvenuto per le principali serie bonelliane in occasione di particolari anniversari. Anche il rinnovamento grafico della collana ha segnato importanti cambiamenti nel corso degli anni. Alle matite e alle chine si sono succeduti numerosi grandi artisti. Claudio Villa, primo storico copertinista della serie, ha lasciato il testimone ad altri importanti disegnatori, tra cui Angelo Stano, che ha avuto un ruolo fondamentale nell’identità visiva di Dylan Dog, fino ad arrivare ai fratelli Cestaro e alle generazioni più recenti di artisti.
Dylan Dog è una serie a fumetti pubblicata in Italia dalla Sergio Bonelli Editore e incentrata sull’omonimo personaggio creato da Tiziano Sclavi. Il successo della serie ha determinato, nel tempo, anche una notevole rivalutazione dei primi numeri, oggi particolarmente ricercati dai collezionisti. Tra gli albi celebrativi più curiosi ci sono quelli ispirati alle canzoni di Vasco Rossi — Sally, Albachiara e Jenny — pubblicati con contenuti speciali: sedici pagine aggiuntive, un’intervista al cantautore, i testi delle canzoni, un editoriale di Michele Masiero e, nel primo albo, anche uno scritto di Tiziano Sclavi e uno di Davide Bonelli. Tra le curiosità più affascinanti legate all’universo di Dylan Dog ci sono sicuramente i Tarocchi dell’Incubo, nati dalla collaborazione tra Tiziano Sclavi e il disegnatore Angelo Stano. La scelta di affidare proprio a Stano la realizzazione delle carte non fu casuale. Il suo tratto, fortemente espressivo e influenzato dall’arte di Egon Schiele, aveva contribuito in maniera decisiva a definire l’aspetto visivo di Dylan Dog. Le immagini dei tarocchi reinterpretano così gli archetipi tradizionali attraverso personaggi, atmosfere e simboli appartenenti al mondo dell’Indagatore dell’Incubo. Il legame tra Dylan Dog e i tarocchi è, del resto, particolarmente naturale. Come ha spiegato la stessa Sergio Bonelli Editore, entrambi utilizzano immagini, simboli e allegorie capaci di offrire diverse chiavi di lettura della realtà. I Tarocchi dell’Incubo si ispirano infatti all’iconografia tradizionale degli Arcani e, in particolare, alla lettura simbolica del mazzo Rider-Waite, reinterpretandola attraverso l’universo di Dylan. 
È curioso pensare che un personaggio nato per raccontare l’orrore sia diventato, a sua volta, protagonista di un oggetto tradizionalmente associato alla divinazione. Ma forse è proprio questa una delle magie di Dylan Dog: trasformare ogni simbolo — una carta, un sogno, un mostro, una fotografia o un ricordo — in una porta verso qualcosa che non conosciamo ancora. Il 26 settembre 2011, esattamente venticinque anni dopo la nascita editoriale di Dylan Dog, moriva Sergio Bonelli, editore, sceneggiatore e autore che per decenni rappresentò una delle figure centrali del fumetto italiano. Nelle sue vesti di sceneggiatore utilizzò anche lo pseudonimo Guido Nolitta. A lui si devono alcuni degli “eroi non eroi» più amati e longevi della casa editrice, come Zagor e Mister No, lanciati rispettivamente nel 1961 e nel 1975. Ma è soprattutto con Dylan Dog che l’orrore acquista una dimensione diversa.
Dylan non è soltanto un indagatore del soprannaturale. È un personaggio che esplora la paura, i sogni, l’amore, la morte e la natura umana, sempre con quel particolare equilibrio tra inquietudine, malinconia e poesia che ha reso unica la serie. “L’orrore è quando la morte ti bacia in bocca… E poi ti getta nell’abisso… E tu continui a precipitare, solo, tra incubi spaventosi… E le tue urla si perdono in quel silenzio nero e disperato… Ma il vero orrore sarà quando ti accorgerai… Che la fine dell’abisso… non esiste”. E poi una frase che, forse più di molte altre, racchiude l’anima del personaggio: “E il cuore ha bisogno di fiabe”.
Perché Dylan Dog è anche questo: un viaggio nell’incubo per parlare, in fondo, delle nostre paure più profonde e dei nostri sentimenti più umani. E come recita un’altra delle sue celebri frasi: “Le decisioni giuste vengono dall’esperienza. Il problema è che l’esperienza viene dalle decisioni sbagliate”. Quarant’anni dopo quel primo incontro con Sybil Browning, gli zombi e il misterioso Xabaras, l’Indagatore dell’Incubo continua così a camminare sul confine sottile tra realtà e fantasia, tra orrore e poesia.
Claudia Gaetani

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