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La difficoltà di educare: scuola, si ricomincia

di | 2026-09-20T00:51:40+02:00 20-9-2026 0:30|Attualità, Sezione 7|0 Commenti

NAPOLI – Primi giorni in classe: viene da pensare: può, oggi, la scuola essere ancora affascinante per un insegnante? E per un alunno? Al di là del lavoro svolto quotidianamente per dovere e, visto che si tratta di un’attività svolta prevalentemente alla presenza di esseri umani pensanti e giudicanti, ci si chiede quanto e quando siamo coinvolti come persone tanto da rendere affascinante ciò che viviamo. Il fascino della scuola in questi anni, nonostante tutto, aumenta inesorabilmente ogni volta che ci si mette in discussione e tutto questo capita solo quando dentro le cose, nei rapporti tra colleghi e con i ragazzi, si ha il coraggio di mettersi in gioco, quando la materia insegnata diventa strumento per entrare in comunione con l’altro, quando la scuola diventa luogo di incontro, in cui desiderare che accada un incontro.

Differentemente da mansioni in uffici asettici dove il coinvolgimento con la vita dell’altro non c’è o, se c’è, non è invasivo, compromettente, coinvolgente come quello dell’insegnante, il ruolo di un docente ha insito nella sua prerogativa esistenziale quella di entrare in rapporto, chinarsi, affacciarsi, proporsi, rompersi con il proprio collega e, inesorabilmente, mostrarsi agli alunni che lo ascoltano, che lo seguono e lo giudicano. Ma che cosa affascina, cosa fa alzare al mattino un docente con il desiderio di incontrare gli alunni e preparare strategie per coinvolgere chi ama soltanto disegnare i manga o studiare solo ciò che vuole? C’è solo il desiderio di comunicare quella che è la passione per la materia e per la vita. Il chinarsi verso la sua umanità di ciascuno di loro è ciò che rende affascinante la professione di insegnante. La scuola è e permane nella sua valenza educativa, unica.

“L’essere con” questa affermazione apparentemente astratta o volutamente incomprensibile in un mondo in cui “tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace / un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile” (R. M. Rilke) fondamentalmente salva la scuola. Essere dentro i rapporti, dentro i dialoghi con i colleghi con gli alunni, questo sostiene. La scuola è in crisi, ma va in crisi quando la percezione di sé si perde nei meandri della burocrazia e si pone la certezza nell’individualismo dell’insegnare. Ma non solo: quando purtroppo la legge, il diktat di certe esasperazioni, l’imporre certe vacue modalità di rapporto s’impone per garantire un ordine su un dialogo, la regola su un confronto, la legge su un ascolto; e allora gli spazi di umanità tardano ad emergere.

Ma non può essere così; e non possiamo continuare a piangerci addosso solo perché il ministro di turno adotta un criterio o l’altro. La scuola come luogo di incontro (perché è solo così che può essere intesa), oltre che di crescita e di conoscenza, deve diventare necessariamente luogo privilegiato per la scoperta di sé ancor prima del tentativo missionario di salvare il mondo o la scuola stessa. Occorre scoprirsi in azione, lavorare su di sé per proporre una modalità di conoscenza, mettere in crisi gli alunni non attraverso un sapere ma attraverso un giudizio sul sapere stesso, sulla conoscenza, sulla metodologia adeguata. Proporre il senso di ciò che si studia. Non basta lo studio in sé per sé, occorre amarlo. Ma tutto questo non è facile né scontato.

E il compito dei docenti, dentro le difficoltà imprevedibili dell’oggi e senza la pretesa di facili soluzioni, continua ad essere quello di educare istruendo, di far riaccadere lo stupore per la conoscenza dentro l’ora di lezione, con tutta la nostra umanità e la capacità di istaurare relazioni significative e di cura che allevino i molteplici disagi di una pandemia culturale.

Innocenzo Calzone

Giornalista pubblicista, architetto e insegnante di Tecnica della progettazione e produzione alla Scuola Secondaria di II grado presso l’Istituto Professionale Moda Bernini De Sanctis di Napoli. Ha condotto per più di 15 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”presso l’ I.C. Confalonieri Ristori. Partecipa e promuove attività culturali con l’associazione “Giovanni Marco Calzone” organizzando incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. Svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli con attività di doposcuola per ragazzi bisognosi; collabora con il Banco Alimentare per sostenere famiglie in difficoltà. Appassionato di arte, calcio e musica rock.

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