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Parisi, un altro italiano Nobel per la Fisica

di | 2021-10-08T18:50:10+02:00 10-10-2021 6:15|Personaggi, Sezione 4|0 Commenti

PALERMO – Il premio Nobel per la Fisica si tinge di tricolore: a ricevere quest’anno il prestigioso riconoscimento è stato infatti l’italiano Giorgio Parisi, professore all’Università La Sapienza di Roma, ricercatore all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, vice Presidente dell’Accademia dei Lincei, membro della National Academy of Sciences degli Stati Uniti d’America. L’insigne studioso è stato premiato dall’Accademia di Stoccolma per i suoi studi sui sistemi complessi, precisamente “per la scoperta dell’interazione fra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici dalla scala atomica a quella planetaria”.

“Hanno telefonato un po’ in anticipo e all’inizio ho avuto paura che fosse uno scherzo, ma poi è stato subito chiaro che non lo era”. Giorgio Parisi ha raccontato così i momenti in cui ha saputo di avere ottenuto il Nobel per la Fisica. “Mi avevano detto che le telefonate sarebbero arrivate dopo le 11 e quindi sono stato colto di sorpresa. Ma quando ho visto il numero che cominciava con un 4, e quindi dell’Europa settentrionale, mi sono detto: può darsi che sia la volta buona…”. Comunica di aver ricevuto più di duecento telefonate di congratulazioni e di aver potuto rispondere per caso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Poi aggiunge: “Mi sono occupato della fisica dei sistemi disordinati sin dal 1979, quei sistemi in cui gli atomi sono messi in maniera casuale; questi sistemi disordinati hanno caratteristiche molto diverse dagli altri. Io li ho studiati per anni inventando idee, tecniche e matematiche nuove”.

I risultati che lo hanno reso noto a livello internazionale riguardano la fisica statistica, la teoria dei campi, i sistemi dinamici, la fisica matematica e la fisica della materia condensata, dove ha introdotto i cosiddetti vetri di spin (anche noti come “spin glass”), una classe di modelli della meccanica statistica, di cui lo stesso Parisi ha fornito numerose applicazioni in teoria dell’ottimizzazione, biologia e medicina. I contributi teorici del professore Parisi sono stati fondamentali anche nel campo della fisica delle particelle elementari, in particolare in cromodinamica quantistica e nella teoria delle stringhe. I suoi studi hanno avuto inoltre un impatto rilevante in molti altri settori: non a caso il vincitore del Nobel è uno degli studiosi più influenti del panorama scientifico internazionale. Si ricorda che, nell’infuriare della pandemia da Covid, fu il primo a fornire proiezioni corrette su quanti decessi ci saremmo purtroppo dovuto aspettare.

Prima del professore Parisi, sono stati cinque gli italiani a ricevere il Nobel per la Fisica:  il primo nel 1909 è stato Guglielmo Marconi, per il contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili; poi, nel 1938, è la volta di Enrico Fermi, per aver dimostrato l’esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti dall’irradiazione di neutroni; nel 1959 il riconoscimento è andato a Emilio Gino Segrè – anche lui, come Fermi, un ex del gruppo di geniali fisici dell’Istituto romano di via Panisperna – premiato per la scoperta dell’antiprotone, immagine riflessa della materia. Infine, nel 1984 il Nobel va a Carlo Rubbia, per la scoperta delle particelle di campo W e Z per l’interazione debole e, nel 2002, a Riccardo Giacconi, italiano ma naturalizzato negli USA, per i contributi all’astrofisica che hanno portato alla scoperta di sorgenti cosmiche di raggi X.

Con Parisi, sono stati insigniti del Nobel per la Fisica anche il tedesco Klaus Hasselmann e lo statunitense Syiukuro Manabee   – che hanno condiviso insieme la metà del premio complessivo –  per aver inventato i modelli climatici predittivi per il riscaldamento globale e provato il legame tra aumento delle temperature ed emissioni umane di CO2.

Nell’intervista al TG scientifico “Leonardo”, Parisi ha sottolineato l’importanza del conferimento del Nobel anche ad Hasselmann e Manabee: “Noi scienziati dobbiamo prevedere il futuro. E per prevedere il futuro è fondamentale che la scienza abbia dei modelli precisi, una comprensione esatta di quello che sta succedendo, per pianificare le azioni necessarie per bloccare il cambiamento climatico. Il lavoro di questi due scienziati è di fondamentale importanza. E io sono orgoglioso di avere preso il Nobel con loro“.

Maria D’Asaro

 

Ha lavorato nella scuola media come psicopedagogista e docente; dal 2020 è giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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