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Figurine, l’avventura della famiglia Panini

di | 2026-11-01T01:37:53+01:00 1-11-2026 0:15|Sezione 4, Spettacolo|0 Commenti

MILANO – Dal 22 novembre, in tre serate su Rai 1 e in streaming su RaiPlay, arriva “La famiglia Panini – L’avventura delle figurine”. Non è un film, ma una serie televisiva pensata come evento, diretta da Letizia Lamartire e prodotta da Indigo Film con Rai Fiction. Nel cast, Serena Rossi interpreta Olga Panini, la madre che nella Modena del dopoguerra è al centro della storia. La serie è liberamente ispirata al romanzo “L’album dei sogni” di Luigi Garlando e racconta, attraverso le vicende di una famiglia numerosa, come un’edicola di provincia sia diventata l’inizio di una delle imprese più riconoscibili del Novecento italiano. La storia, d’altra parte, è già nota a molti. Giuseppe Panini, nato nel 1925, era uno degli otto figli di una famiglia che gestiva un’edicola nel centro di Modena. Insieme ai fratelli, tra cui Benito, Umberto e Franco, iniziò a vendere piccole bustine con immagini da collezionare.

Le figurine, in realtà, esistevano già: in Europa circolavano dalla seconda metà dell’Ottocento, ma venivano di solito regalate insieme ad altri prodotti, come cioccolatini o articoli per la casa. L’idea nuova fu quella di venderle da sole e di dare loro un posto dove stare, cioè un album da riempire. Il primo album di Calciatori è del 1961, e partì da un lotto di figurine rimasto invenduto che i fratelli Panini avevano acquistato alla fine dell’anno precedente. Le prime figurine si incollavano con la Coccoina o con piccoli supporti biadesivi, mentre dall’edizione 1971-72 sono arrivate quelle autoadesive. Nel 1969 iniziarono le vendite all’estero, e il Mondiale del 1970 in Messico contribuì a portare il nome Panini fuori dai confini italiani. Negli anni Ottanta, secondo il Dizionario Biografico Treccani, l’azienda arrivò a controllare circa il 70% del mercato mondiale delle figurine.

Ma i numeri non spiegano da soli perché questo oggetto sia entrato così a fondo nella vita di intere generazioni. Il fascino delle figurine ha sempre avuto a che fare con il caso. Si apre una bustina senza sapere cosa conterrà, e la sorpresa, buona o cattiva, è parte del gioco. Poi c’è la mancanza: la casella vuota nell’album, il giocatore che non arriva mai. Il caso più celebre è quello di Pier Luigi Pizzaballa, il portiere la cui figurina del 1963-64 è diventata leggenda proprio perché nessuno riusciva a trovarla. E infine c’è lo scambio, il rito dei doppioni, che portava le figurine fuori dall’album e le faceva circolare nei cortili, nelle scuole, negli oratori.

Il cast della fiction

Oggi il rito esiste ancora, anche se si è trasformato. L’album Calciatori 2026/27, presentato a settembre, conta 609 figurine, più 89 speciali, e per la prima volta include contenuti legati al Fantacalcio. Accanto alla carta ci sono le collezioni digitali: con Panini Digital Collections si comprano pacchetti virtuali, si compilano album sullo schermo, si controlla la percentuale di completamento e si scambiano i doppioni con utenti di altri Paesi. Anche le carte collezionabili, come Adrenalyn XL, hanno preso il posto che un tempo era delle sole figurine, aggiungendo al collezionismo la dimensione del gioco. Il corrispettivo moderno, a ben guardare, è più ampio di un prodotto in particolare. È tutto ciò che permette di raccogliere, completare e scambiare: dalle app agli oggetti digitali collezionabili, dalle carte da gioco ai pacchetti a sorpresa che si aprono davanti a una telecamera. Cambia il supporto, resta il meccanismo.

Serena Rossi

Quello che cambia davvero, forse, è lo spazio in cui questo rito si svolge: non più il marciapiede davanti alla scuola, ma una rete di persone che spesso non si incontreranno mai. Per chi ha vissuto l’epoca delle bustine, la serie sarà probabilmente anche un modo per ritrovare un ricordo preciso. L’odore della carta nuova, il rumore dell’involucro che si strappa, il cuore che accelera mentre si scorrono le immagini in cerca di quella che manca. Le mani sporche di colla, le pagine dell’album un po’ storte, il fratello o l’amico con cui si faceva a cambio sui gradini. Erano momenti piccoli, ma avevano un peso che solo dopo si capisce.

Forse è questo che raccontano davvero le figurine, più delle squadre e dei campioni: un tempo in cui bastava una bustina da pochi centesimi per sentirsi, per qualche minuto, vicini a qualcosa di grande.

Ivana Tuzi

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