VITERBO – Ci sono strade che portano a un traguardo e altre che conducono più lontano, fino ad arrivare dentro sé stessi. Cristian Bianchetti, reatino classe 1977, conosce bene questa dimensione. Musicista e campione di ultracycling, ha costruito la propria carriera attraversando diverse discipline ciclistiche, dalla strada alla mountain bike, fino alle prove di endurance, dove la resistenza diventa un esercizio di pazienza e consapevolezza. La sua storia non è fatta soltanto di vittorie, ma di un confronto continuo con i propri limiti. È soprattutto nell’ultracycling che ha conquistato alcuni dei suoi successi più prestigiosi, quando i chilometri si accumulano, la notte sembra non finire mai, la preparazione atletica non basta più e ogni certezza viene messa a dura prova. Servono lucidità, capacità di ascoltare il proprio corpo e motivazioni sufficienti per continuare anche quando le energie sembrano esaurite. 
E l’ultima impresa, datata 11 ottobre 2026, a Colle di Roio (L’Aquila), ne è una testimonianza. In 16 ore e 40 minuti Bianchetti ha completato un’Everesting di 303,22 chilometri, accumulando 8.855 metri di dislivello positivo e superando così la quota degli 8.848 metri dell’Everest, senza fermarsi a dormire e concedendosi soltanto brevi soste per alimentarsi. Ma il valore della prova va oltre i numeri: l’impresa è stata dedicata a L’Aquila per la Vita, associazione impegnata nell’assistenza ai pazienti oncologici e alle loro famiglie. La sfida individuale si è così trasformata in un gesto di solidarietà.
I risultati confermano la solidità di una carriera costruita nel tempo. Dopo il titolo italiano FCI nella cronometro individuale Master conquistato nel 2003, Bianchetti ha scelto nel 2018 di dedicarsi all’endurance. Nel 2024 ha vinto la Race Across Italy nella categoria Solo Man con supporto e il titolo europeo WUCA sulle 500 miglia. Nel 2025 è arrivato il successo nel Campionato europeo WUCA delle 24 ore, al Montello, con circa 700 chilometri percorsi. Nel 2026 sono seguite le vittorie alla Extreme 24 Ore di San Giovanni Incarico e alla Race Across Portugal di 500 chilometri. 
Ma la storia di Bianchetti non si esaurisce nelle classifiche. Accanto alla bicicletta c’è da sempre la musica, una passione che richiede disciplina, concentrazione e ricerca di equilibrio. Due mondi che convivono e si alimentano a vicenda, tanto da spingerlo a inventare una parola per raccontare questa doppia vocazione: «musiciclista». Per lui, pedalare e fare musica sono modi diversi, ma complementari, di esprimere la propria personalità. «Non sono riuscito a scegliere tra note e ruote, perché avrei sacrificato una parte troppo importante di me. Musica e ciclismo sono le mie attività e una è la valvola di sfogo dell’altra», racconta. In entrambe le passioni, infatti, il talento non basta: occorrono esercizio, costanza e la capacità di rispettare i tempi necessari per crescere e migliorare.
È soprattutto nell’ultracycling che questa attitudine si manifesta in tutta la sua profondità. La ripetitività del gesto, la solitudine e le lunghe distanze portano a confrontarsi con i propri pensieri e le proprie sensazioni, in un dialogo interiore continuo. Non si tratta semplicemente di resistere al dolore o di imporsi di proseguire a ogni costo, ma di imparare a riconoscere e gestire i momenti di crisi, adattarsi alle circostanze e ritrovare, ogni volta, la direzione da seguire. «Per me l’ultracycling rappresenta il matrimonio perfetto tra l’agonismo e la ricerca di sé stessi: una forma di religione, una meditazione personale – spiega Bianchetti -. È un’evoluzione atletica e spirituale, una rivoluzione di vita: perdersi per ritrovarsi, stare soli per esplorare nuovi orizzonti».
Da questa visione nasce anche la sua riflessione sul valore educativo dello sport. Le gare di endurance, oltre a mettere alla prova la resistenza fisica, diventano un’occasione per trasmettere alle nuove generazioni un metodo per affrontare gli ostacoli, accettare gli imprevisti e trasformarli in opportunità. «Attraverso le mie imprese di ultracycling ed endurance, questo concetto si traduce in alcuni messaggi chiave per le nuove generazioni. Bisogna avere resistenza e determinazione: i problemi e i momenti di crisi, nello sport come nella vita, servono a plasmare il carattere, insegnando a non arrendersi di fronte alle sfide più dure», afferma Bianchetti.
Un primo suggerimento riguarda la capacità di accettare ciò che non si può prevedere, senza rinunciare a mettersi in gioco. L’atleta sottolinea l’importanza di reagire agli imprevisti: «Saper accettare l’imprevisto, anche quando le cose non vanno come pianificato o manca la motivazione iniziale. La chiave è saper mettersi in gioco e superare il blocco iniziale». Accanto alla determinazione, c’è il metodo: la capacità di organizzare le proprie risorse e affrontare le situazioni complesse senza affidarsi soltanto alla forza di volontà. Bianchetti insiste sull’importanza della preparazione e dell’esperienza: «Inoltre, per trasformare i problemi in opportunità serve metodo; la gestione delle difficoltà richiede un mix di preparazione fisica, mentale e organizzazione logistica. Affrontare e superare le difficoltà lungo il percorso permette di godersi davvero l’esperienza e di trarre profonde riflessioni personali una volta conclusa la sfida», prosegue. 
Il messaggio è rivolto soprattutto ai più giovani, invitati a considerare gli ostacoli non soltanto come impedimenti, ma come occasioni per scoprire nuove possibilità. Bianchetti affida il suo pensiero a un’immagine evocativa: «In sintesi, l’invito ai giovani è quello di diventare “esploratori di orizzonti”, affrontando la vita con lo spirito dell’ultracycling: pedalare oltre i propri limiti apparenti e vedere in ogni salita ripida l’occasione per guardare il panorama da più in alto». Parole che restituiscono il senso di una disciplina nella quale la prestazione fisica diventa anche esperienza interiore. Ora lo sguardo è rivolto a nuovi obiettivi internazionali, con il mondiale tra le prospettive future.
Ma la vicenda di Bianchetti suggerisce una riflessione che va oltre la bicicletta: la resilienza non consiste nel non cadere, nel non avere paura o nel non sentire la fatica. Significa riconoscere le difficoltà senza lasciarsene sopraffare, trovare un nuovo equilibrio e ripartire quando la strada si fa incerta. In fondo, la musica e l’ultracycling sembrano parlare la stessa lingua: quella della disciplina, dell’ascolto e della ricerca di un equilibrio che si costruisce nel tempo. I chilometri misurano la distanza percorsa, ma non raccontano tutto ciò che accade lungo la strada.
La storia di Cristian Bianchetti insegna che la vera conquista non coincide sempre con la vittoria. A volte sta nella capacità di riconoscere i propri limiti, trovare risorse inattese e trasformare una sfida individuale in un’esperienza capace di parlare anche agli altri. E scoprire che la parte più importante del viaggio non è arrivare al traguardo, ma la persona che siamo diventati mentre cercavamo di raggiungerlo.
Paolo Paglialunga

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