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L’Alzheimer si combatte soprattutto con l’amore

di | 2019-12-06T12:53:37+01:00 8-12-2019 6:30|Attualità, Sezione 7|0 Commenti

ROMA – In Italia 500.000 persone sono affette da Alzheimer e 50 milioni nel mondo, con maggiore incidenza in Europa, Giappone e Nord America: Una vera e propria piaga sociale. Proprio a questo proposito molte sono le iniziative messe in campo, in ambito sanitario e sociale, per venire incontro alle famiglie e cercare di alleviare il più possibile il disagio che già è decisamente importante di per sé.

Il villaggio Emanuele a Roma

A Monza e a Roma, sono partiti due esempi di modalità assistenziale per persone che soffrono di una forma di demenza più moderata. Si tratta di un piccolo villaggio in cui i malati possono soggiornare in maniera sicura ed autonoma. Qui sono state ricreate strutture familiari: il bar, il cinema, i giardini, gli orti, il parrucchiere, la chiesa, le panchine, i negozi. Spazi in cui possono muoversi agevolmente senza il timore di smarrirsi o di incorrere in incidenti, perché supportati dal personale sanitario e anche da professionisti formati per entrare in relazione con le loro esigenze. Tali iniziative sono state pensate per cercare di rallentare il decadimento cognitivo e ridurre al minimo le disabilità nella vita quotidiana, con il fine di offrire l’opportunità di continuare a vivere una vita ricca e capace di soddisfare desideri e bisogni. “Il paese ritrovato” di Monza e il “Villaggio Emanuele” a Roma sono costruiti su misura dei suoi abitanti, con condomini facilmente identificabili dai residenti, dove sono apposti i loro nomi e dove possono sentirsi liberi di muoversi e sentirsi persone non più affette da patologie da dover controllare continuamente, ma persone in grado di vivere, seppur in maniera inconsapevole, liberamente e a proprio agio in un mondo apparentemente perfetto e carico di attenzioni ed affetto: un mondo pieno di amore.

Il “Paese ritrovato” a Monza

La malattia di Alzheimer è nota anche come demenza senile ed è una delle patologie più serie della storia dell’umanità. E’ una malattia del cervello che provoca un lento e progressivo decadimento delle funzioni cognitive, fino ad interferire gravemente con la vita quotidiana. Colpisce prevalentemente gli anziani ed esordisce solitamente dopo i 65 anni, anche se si presentano sempre più casi in cui la malattia può colpire intorno ai 40 anni di età. La preoccupazione che nasce intorno a questa patologia è principalmente legata ai sintomi gravemente invalidanti che caratterizzano la fase iniziale, a cominciare dalla perdita di memoria, che si manifesta con difficoltà a ricordare informazioni ed eventi recenti.

Il villaggio Emanuele a Roma

Inizialmente la persona colpita ricorda cose apprese anni prima dell’inizio della malattia, ma ha difficoltà ad acquisire nuove informazioni e fissarle nella memoria. Poi, nella fase successiva, il disturbo diventa più evidente, perché comincia a dimenticare anche fatti più antichi della sua vita personale, non riconosce luoghi a lui familiari, si impoverisce pian piano il linguaggio e lentamente diventa apatico e privo di iniziativa. Può succedere anche che possa perdere le capacità funzionali e non riuscire così a poter svolgere compiti semplici, come preparare un caffè e qualsiasi altro gesto quotidiano. A tutto ciò si aggiungono anche forme di ansia e depressione, forme di agitazione e di psicosi e, nelle fasi più avanzate, disturbi con problemi di alimentazione e del sonno. Si possono presentare anche forme estreme di paure, come quelle di essere maltrattato, danneggiato, di essere derubati, perché non ritrovano le loro cose in casa, e di essere abbandonati, non avendo, tra l’altro l’esatta percezione del tempo.

Il “Paese ritrovato” a Monza

Questi pazienti hanno inoltre necessità di una forma di nutrizione ben congegnata per le loro esigenze, associata ad un adeguato movimento aerobico. In considerazione di ciò si può facilmente intuire quali possano essere le ripercussioni nell’ambito familiare e quali i disagi che ci si possa trovare a dover gestire senza essere assolutamente preparati ad una tale grave involuzione del familiare che subisce tale degenerazione in maniera più o meno cosciente. Le abitudini vengono improvvisamente sconvolte e stravolte e con grande sofferenza ci si ritrova a doversi adattare al nuovo stile di vita cucito intorno alle necessità del familiare colpito.

Per queste ragioni, si manifesta con sempre maggiore evidenza la necessità di creare per questi pazienti ambienti particolari in cui, almeno nei casi più lievi, possano continuare a vivere la loro vita in forma autonoma, senza pesare sulle famiglie di origine. E perciò “Il paese ritrovato” di Monza e il “Villaggio Emanuele” a Roma sono esperienze significative, magari da ripetere in altre città. Il disagio derivante dall’Alzheimer è gravoso e coinvolgente: provare ad alleviarlo è un dovere per tutti.

Stefania Saccone

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