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Diritti, letteratura e… gelato artigianale

di | 2025-11-12T18:08:18+01:00 16-11-2025 0:05|Attualità, Sezione 2|0 Commenti

MILANO – Parlare di gelati, quando ormai l’afa estiva è solo un ricordo, potrebbe sembrare fuori luogo ed invece in questi giorni un insolito dibattito politico, proprio su questo tema, ha visto gli animi di tanti politici infiammarsi. Il questore Trancassini, fregiato con l’epiteto di “onorevole coppetta” da alcuni giornali, dopo aver dichiarato che “far arrivare il gelato alla buvette è un atto di giustizia nei confronti dei deputati”, si è fatto promotore dell’assoluta necessità di introdurre nella buvette di Montecitorio questa fresca prelibatezza.

La buvette di Montecitorio

Giustizia quindi è fatta, ma il gelato potrà essere servito soltanto in coppette (non in cono) ed in quantità ridotte. Il regolamento della Camera dei deputati prevede, infatti, che i cibi acquistati debbano essere consumati esclusivamente sul posto; e per chi si stesse chiedendo quale ruolo abbiano i questori a Montecitorio, sempre nel regolamento (art. 10) si legge che “in Parlamento hanno funzioni di gestione amministrativa, di controllo e di vigilanza sull’ordine e la sicurezza delle sedi parlamentari, con responsabilità che includono l’elaborazione del bilancio interno e la supervisione dei servizi”. Nessuna battutaccia, quindi, d’impronta ironico-populista sulle aspettative che ogni elettore legittimamente ripone sul lavoro dei rappresentanti eletti, ma per rassicurarli basterebbe aggiungere che il gelato sarà artigianale e sicuramente metterà d’accordo maggioranza e opposizione, in nome di un Mady in Italy riconosciuto e condiviso.

La Camera dei Deputati

E, mentre il bancone liberty progettato dall’architetto Ernesto Basile sarà riadattato per far posto ai contenitori refrigeranti, restano per ora top secret i prezzi di vendita e girano soltanto rumors sul fornitore che sarà prescelto. Sempre il questore di cui sopra, pago del suo successo, ha sottolineato che non era l’unico caso di disparità di trattamento contro cui si è battuto, in quanto prima del gelato si era posta la questione dello yogurt greco. A fronte di questa fervida mobilitazione a garanzia di diritti negati, ci si augura solo che il gelato artigianale possa attirare qualche onorevole in più nelle giornate di calura estiva.

Del resto la storia del gelato, similmente a quella di tutti i diritti fondamentali, si perde nei millenni. Già nella preistoria le popolazioni neanderthaliane infossavano nella neve frutta secca, bacche ed altri cibi per conservarli e dopo l’introduzione dell’allevamento, per lo stesso motivo, si cominciò a congelare il latte. Nel 2000 a.C. in Cina si preparava un antenato del moderno gelato, fatto di riso molto cotto, latte e spezie che veniva messo sotto la neve e fatto solidificare. Non è necessario, tuttavia, ripercorrere tutte le evoluzioni in senso diacronico, dal momento che questo modo di consumare il cibo nacque dalla necessità, trasversale a culture e tempi diversi, di sperimentare tecniche di conservazione. Con un volo pindarico, pertanto, nei tempi più recenti la miscela più simile al gelato fu inventata dal siciliano Francesco Procopio dei Coltelli che, a Parigi nel 1686, aprì il famosissimo Café Procope, il primo caffè gelateria della storia.

Il Café Procope

Il locale, spostato in seguito davanti alla Comédie-Française, ebbe molto successo tanto da divenire uno dei caffè letterari più rinomati della capitale francese. I più grandi scrittori e intellettuali del XVIII secolo, quali Diderot, Voltaire, Montesquieu, d’Alembert, affollavano il Procope e per oltre 200 anni tutti coloro che avevano un nome o aspiravano a farsene uno, in ambito artistico-letterario o politico, lo frequentarono. Un curioso fil rouge sembra legare diritti, gelati e letteratura, basti pensare che Giacomo Leopardi era molto goloso di dolci, in particolare di gelati e sorbetti, che amava assaporare con voracità, soprattutto durante il suo soggiorno a Napoli.

Giacomo Leopardi

Si racconta che fosse solito ordinare tre palline, mescolandole per creare un mix di sapori unico e che, il giorno della sua morte, avesse espresso come suo ultimo desiderio quello di gustare un gelato. “Meta fissa del poeta flaneur era la Bottega del Caffè di Vito Pinto, al largo Carità: l’arte di Zi’ Vito nel preparare i sorbetti il poeta la considerava ineguagliabile,” così leggiamo nella biografia redatta dal suo amico Ranieri.

Ci sarà, dunque, forse un legame tra golosità e genialità?

Adele Reale

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