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L’acqua, elemento decisivo nella letteratura d’ogni tempo

di | 2026-11-01T10:04:47+01:00 1-11-2026 1:40|Cultura, Sezione10|0 Commenti

NUORO – L’acqua, elemento essenziale per la sopravvivenza e bevanda che, per eccellenza, accompagna l’esistenza di ogni forma di vita sulla Terra da sempre, ha continuamente stimolato la fantasia di poeti e scrittori, da Omero a Melville fino al nuovo genere “climate fiction” dove opere letterarie e filmiche affrontano i temi della crisi climatica e delle questioni ecologiche. L’acqua è onnipresente in letteratura perché, come dice Chiara Lombardi, “così vicina, come la vita, è difficile da definire, altrettanto scontata e insieme inafferrabile”. Noi esseri umani ne siamo profondamente attratti, ma essendo esseri legati all’aria e alla terra, pur essendo conquistati dalla sua bellezza, dalla sua freschezza e dal suo appagamento, al contempo la temiamo e ne avvertiamo il pericolo.

Presente nella poesia lirica, nei miti cosmogonici, nell’epica, nella riflessione filosofica, anche nel teatro, l’acqua si configura come una delle immagini più potenti e polisemiche dell’immaginario classico. Essa è principio di vita e strumento di purificazione, specchio dell’anima e confine con l’aldilà, forza generatrice ma anche distruttrice. Il desiderio di avventura per mare è presente da sempre in letteratura. L’Ulisse di Omero è una figura emblematica che utilizza l’acqua come mezzo di trasporto e veicolo di conoscenza. Ulisse vive tutte le sue avventure dopo lunghi viaggi attraverso il mare, dove spesso si perde per riconoscersi e raccontarsi. Spesso il mare è per l’eroe luogo di scontro. Avrebbe almeno in due casi perso addirittura la vita, se non fosse intervenuta in suo aiuto la dea Atena, e i flutti tempestosi lo avrebbero inghiottito insieme ai suoi compagni di viaggio. Mare e uomo in lotta impersonano metaforicamente la continua lotta tra uomo e natura che con la sua forza piega il genere umano, lo vince e lo sottomette.

Nell’opera Moby Dick, la balena bianca che padroneggia le acque, rappresenta la natura non conosciuta, un mistero e una forza quasi divina e demoniaca con cui Acab si misura in prima persona. In “Una discesa nel Maelström”, racconto di Edgar Allan Poe, l’acqua rappresenta un’esperienza estrema. Essa però consente la conoscenza assoluta, e così l’uomo non sarà più lo stesso. Sul piano simbolico, l’acqua si lega spesso alla fertilità, alla trasformazione, al femminile. Divinità come Teti, le Ninfe o la stessa Tiamat rappresentano potenze acquatiche che incarnano la maternità, la cura o la furia generatrice e disgregante. L’acqua rappresenta per analogia il grembo materno, il luogo da cui la vita emerge e verso cui ritorna in un ciclo senza inizio né fine. L’acqua viene spesso personificata in creature delicate e ammaliatrici. Troviamo certe descrizioni fin dall’antichità, nei racconti mitologi greci attraverso le leggendarie Ninfe e le Sirene e persino nel folklore nordico con le Ondine.

L’acqua non è un elemento immobile, ma scorre e dà vita a un ciclo di continue trasformazioni. Ovidio “docet”. Nelle Metamorfosi, infatti, l’acqua permette il superamento dei confini portandoci fuori dal mondo conosciuto. Il contatto con l’acqua diventa spesso rito di passaggio. L’immersione, la purificazione, l’abluzione, segnano il passaggio dell’essere da uno stato all’altro. La letteratura racconta di molte trasformazioni, in acqua, di ninfe che tornano all’acqua. La ninfa Aretusa, ad esempio, venne tramutata dalla dea Artemide in fonte sull’isola di Ortigia, a Siracusa, per salvarla dalle molestie del dio Alfeo, figlio di Oceano, che si era innamorato, non contraccambiato, di lei. Spesso la dimensione fluida dell’anima e la sua predisposizione al cambiamento sono affidate alla simbologia dell’acqua che può dissolvere, purificare, riformulare. Platone, nel “Fedone”, descrive il fiume Lete come simbolo dell’oblio, della dimenticanza e l’Amelete come simbolo del ricordo. Le acque divengono luoghi che le anime attraversano prima della reincarnazione e berle significa dimenticare la vita passata o, al contrario, conservarne la memoria.

Nelle “Metamorfosi” la ninfa Ciane si trasforma in fiume per non aver potuto salvare Proserpina: “Si sciolse in silenziose lacrime e si confuse nelle sue acque”. Egeria, consumata dal lutto per Numa, si dissolve in una sorgente. L’acqua scorre, e nel suo movimento si trasforma continuamente. Le goccioline che la compongono, dopo qualunque tragitto, non sono più le stesse. Questo concetto il filosofo Eraclito l’ha spiegato col celebre detto “Panta rei”, tutto scorre. Nessuno può bagnarsi due volte nello stesso fiume perché l’acqua non è più la stessa, ma anche noi siamo cambiati. Il fiume rappresenta idealmente il corso della vita umana e il fluire del tempo. Così spiega Ungaretti nella sua autobiografia “I fiumi”, dove l’Isonzo, il Serchio, il Nilo e la Senna rappresentano la sua crescita fisica, interiore e letteraria poiché con le loro acque hanno segnato profondamente la sua esistenza.

Ma anche l’assenza dell’acqua può essere tema caro alla letteratura, soprattutto quella contemporanea. Margaret Atwood, scrittrice canadese, ne “L’anno del diluvio” mostra all’uomo un reale pericolo che non viene dall’acqua ma dalla sua assenza: si tratta infatti di un diluvio senz’acqua. L’acqua è anche spazio sacro. Le fonti erano spesso abitate da divinità minori come le Naiadi e le Ninfe ed erano venerate come luoghi di contatto tra umano e divino, tra materia e spirito. Le fonti sacre avevano funzione terapeutica, lavavano i corpi e le anime, preparavano ai misteri, curavano e iniziavano. L’acqua era il legame tra visibile e invisibile, tra la vita e la morte. Essa ha da sempre instaurato un rapporto conflittuale e al tempo stesso appagante con l’umanità. Il verso di Pablo Neruda: “L’acqua come lacrime vitali” (Canto General), dalla grande forza evocativa, rende tangibile il concetto. Gorghi e vortici sono presenti nei racconti marini di Poe e possono essere letti come allegorie dello spaesamento in cui si trova l’uomo moderno, ma a volte è sufficiente assaporare la frescura che regala una fontana o sentire il ticchettio della pioggia per cogliere il significato della vita, come succede ad Averroè nel racconto di Jorge Luis Borges.

Virginia Mariane

Amante del buon cibo, di un libro, della storia, dell’archeologia, dei viaggi e della musica

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