//La cultura del vino coniugata al femminile

La cultura del vino coniugata al femminile

di | 2026-10-18T09:38:15+02:00 18-10-2026 1:00|Punto e Virgola|0 Commenti

Si fa presto a dire vino o ad acquistarlo anche nelle migliori enoteche e non solo nei supermercati: dietro ogni bottiglia ci sono competenze, professionalità, esperienze, tradizioni, studi. Insomma, c’è tanto lavoro che una semplice etichetta (per quanto prestigiosa e talvolta anche piuttosto costosa) non basta ad illustrare. 

Un’associazione di enologia al femminile, la più grande e organizzata al mondo. Un sodalizio che unisce straordinarie professioniste del vino e rappresenta un universo femminile protagonista dell’ospitalità, della cultura, della cura e della salvaguardia del territorio. Ecco Le Donne del Vino, presentata ufficialmente al Vinitaly del 1988 e dal 2023 guidata da Daniela Mastroberardino, produttrice campana. Si partì con una settantina di adesioni, ma il progetto, solo in apparenza utopistico, è cresciuto con costanza tanto che oggi le donne del vino sono circa 1.260: una rete capillare, presente in ogni regione d’Italia e in continua crescita. Una unione forte, appassionata e determinata a fare la differenza.

L’associazione Le Donne del Vino nasce proprio come testimonianza di quanto sia fondamentale la presenza femminile in un settore trainante dell’economia nazionale, non solo nel comparto agricolo. E’ perfino inutile sottolineare quanto sia apprezzata nel mondo l’italica produzione enologica: i nostri vini e i nostri spumanti, abbinati alle splendide e irripetibili creazioni della gastronomia tricolore, costituiscono un accoppiamento unico, non copiabile e invidiato universalmente.

Basta farsi una “passeggiata” sul sito dell’associazione per poter trovare decine di ricette originali (rigorosamente indicate con la provenienza regionale) con il suggerimento del vino più appropriato per quella pietanza per comprendere la passione e l’orgoglio che guidano il lavoro di questa associazione. Ma le iniziative sono davvero tante: ogni anno, nel mese di marzo, si celebra l’universo enologico femminile con una serie di eventi diffusi in tutta Italia. Sono le Giornate Nazionali delle Donne del Vino, “molto più di una semplice occasione per brindare: sono un momento corale di riflessione, condivisione e valorizzazione del ruolo delle donne nel mondo del vino e nella società. Degustazioni, incontri, tavole rotonde, visite in cantina e iniziative culturali animano cantine, enoteche, ristoranti, scuole e luoghi simbolici del territorio, intrecciando competenze, storie e visioni al femminile”. Il tema per il 2026 è stato “Donne, Vino, Cibo”, con l’obiettivo di mettere in luce il rapporto tra alimentazione, identità culturale e sostenibilità, in quanto il cibo assume un significato che va oltre la dimensione gastronomica: è nutrimento, diritto e responsabilità condivisa tra territori ed economie.

E ancora il progetto di formazione D-Vino che ha l’obiettivo di introdurre il vino fra le materie di studio degli Istituti Turistici e Alberghieri di tutta Italia. Dopo la fase di sperimentazione negli anni scolastici 2021/2022 in tre regioni pilota (Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia), l’iniziativa si è estesa a tutte le regioni italiane: in questi anni le ore di sperimentazione sono state più di 600 in oltre 50 Istituti Turistici e Alberghieri. In Puglia il progetto ha coinvolto, tra gli altri, istituti di Margherita di Savoia, Castellana Grotte, Alberobello e Brindisi.

Da segnalare ancora “Essenze di Vite”, il progetto formativo presentato che unisce Le Donne del Vino e l’Associazione Italiana Sommelier. L’iniziativa prevede la formazione gratuita di giovani donne, che hanno l’opportunità di frequentare i tre livelli del corso per sommelier, acquisendo una preparazione di alto livello nel mondo del vino. Un progetto che nasce per valorizzare il talento e la professionalità delle donne sommelier, promuovere la rappresentanza femminile nel settore del vino, e per dare un’opportunità professionale a giovani che vogliono costruirsi un futuro.

Vale la pena entrare più nel dettaglio del lavoro e dell’attività delle Donne del Vino Puglia, la delegazione regionale che riunisce circa 70 professioniste tra produttrici, enologhe, sommelier, ristoratrici, comunicatrici ed esperte di accoglienza, perché raccontare il vino significa parlare anche di chi lo produce, lo studia, lo serve e lo fa conoscere ai visitatori. Sono esperienze diverse, che dai vigneti arrivano alle cantine, alla ristorazione e al turismo: competenze che, quando si incontrano, possono aprire nuove opportunità per il territorio e per le persone che ci lavorano.

Tra le iniziative più significative di una rete che valorizza bianchi, rossi, rosati e spumanti, senza trascurare i vitigni autoctoni e le varietà riscoperte, Bolle di Puglia che esalta il lavoro delle produttrici degli spumanti e la possibilità di interpretare i vitigni regionali con tecniche diverse, dal metodo Charmat al Metodo Classico. Accanto alle bollicine c’è, poi, il rosato, protagonista di incontri e masterclass che ne raccontano l’evoluzione e le interpretazioni delle produttrici. Ma il vino può diventare anche una chiave per scoprire la storia dei luoghi, grazie all’iniziativa Calici sulle Mura. Il progetto, realizzato nell’ambito della collaborazione con The Monuments People – Open Castle, ha visto la degustazione al Castello Carlo V di Monopoli in un percorso che unisce architettura, enologia e storia. Un esempio originale di come la promozione del vino possa dialogare con il turismo.

La sintesi è che il vino non è solo una piacevole bevanda, ma è un insieme di componenti umane e professionali (accomunate da passione e competenza) che fanno impresa, che creano lavoro e che contribuiscono a rendere grande l’Italia in tutto il mondo. Ma, in una sola parola, si può ben dire che il vino è cultura. Soprattutto se coniugata al femminile.

Buona domenica.

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