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Scegli il meglio e godiamolo in pochi

di | 2020-12-28T15:25:49+01:00 27-12-2020 6:00|Attualità, Sezione 1|0 Commenti

ROMA – Veglione di San Silvestro, addio. Con un 2020 così pesante c’è da chiedersi cosa vorremo portarci dietro verso il 2021, la sera del 31 dicembre. Che non sarà la solita festa è sicuro: le restrizioni sanitarie hanno bandito i grandi numeri e ciò basta a dire “no” a balli, concerti e cenoni. Ma guai a toccare, almeno, la cena che sarà sicuramente diversa, più sobria, di qualità ma rassegnata a rinunciare a certi elementi centrali della tavola imbandita. Sotto certi aspetti, stavolta sarà il caso di fare in modo diverso per dare una sterzata decisiva agli eventi drammatici degli ultimi dodici mesi. E tra tutti gli scongiuri del caso, insieme a amuleti, macumbe, gesti inequivocabili, qualche ritocco al menu e alle abitudini, perché anche a tavola ci sia un effetto apotropaico, sarà necessario.

La sera di San Silvestro, che prende il nome dal papa che sotto l’imperatore Costantino traghettò i romani dal paganesimo al cristianesimo, quest’anno la vorremo più decisiva, quasi rivoluzionaria per le nostre vite. E allora dovremo cambiare molte cose di questo appuntamento, dalle scelte gastrononomiche a quelle socio-culturali. A tavola ci comporteremo diversamente, saremo un po’ più soli e meno caciaroni ma forse più riposati. Avremo infatti risparmiato tutta l’ansia della performance di mezzanotte: essere in tiro, sorridenti anche con commensali e parenti antipatici, dover fare finta di niente nonostante sia stato un anno da dimenticare (per non dire di peggio). Daremo, insomma, il via ad una tradizione nuova ma la fine d’anno così “modificata” sarà davvero una rinuncia? Sarà un sacrificio non essere in pole position ad accogliere il nuovo anno con le mutandine rosse appena indossate, le lenticchie con il cotechino da mangiare allo scoccare della mezzanotte accompagnate da fiumi di champagne (o spumante, comunque bollicine), a darsi auguri e sfilare dietro al trenino con il cappellino e la trombetta?

A mezzanotte brindisi in pigiama

Finalmente per una volta si è liberi da una consuetudine, un obbligo. Via al primo grande cambiamento: stavolta il nuovo anno si può aspettare, brindando o no, pure in pigiama senza cotillon e il “ballo del qua qua”. Sarà davvero una perdita? Quanto ai botti di mezzanotte diciamolo subito: non ci sarà nessuna mezzanotte in cui farli esplodere per scacciare gli spiriti maligni e la malasorte. L’anno scorso non ha funzionato (è chiaro o no?) e, del resto, alle 22,30 si dovrà essere già tutti a casa. Stavolta cani e gatti potranno stare tranquilli. Le lenticchie: tanto buone, per carità! Finora le abbiamo mangiate proprio a cavallo dell’anno vecchio e del nuovo: quasi un obbligo perché legate ad un significato di crescita e denaro. Ora, assodata la loro inefficacia (la situazione economica del 2020 è stata disastrosa con 1,5 milioni di posti di lavoro persi a causa della sospensione forzata di molte attività), lasciamo stare e mangiamole in altri momenti, quando non sarà così difficile digerirle. Diciamo basta a questa tradizione nefasta.

Se poi i forzati del cenone non vorranno rinunciare a nessun costo, per loro significherà fare inviti dentro il Comune di residenza, divorare tutto il menu canonico, infilarsi le mutandine rosse, darsi il bacio sotto il vischio, mangiare il cotechino con lenticchie, il capitone, il panettone e il torrone, brindare e fare i botti entro le 22,30. Bisognerà rassegnarsi: non è il caso, dimentichiamo la mezzanotte di fuoco e manteniamola per quando il vaccino avrà fatto il suo effetto. Contentiamoci di una bella cena e del “gioco dell’uva” che vuole ognuno a casa sua. E forse sarà proprio questo l’inizio del cambiamento che abbiamo invocato tutti gli anni, ma non è mai arrivato perché non possono cambiare le cose se non siamo noi a cambiare il modo di farle.

L’immancabile cotechino e lenticchie

E’ per questo che non si è interrotta quella continuità negativa che ci ha portato fino ad un 2020 drammatico e da dimenticare. Salvando tutta quella preziosa tradizione culinaria a cui – legittimamente – mai rinunceremmo, l’unico modo per dare un taglio a quel trend che ci ha indotto a gestire comportamenti automatici e a volte assurdi, è quello di non assumerli per tradizione (o per omologazione), ma solo quando ci va ed è opportuno. E stavolta opportuno non lo è. Sarà l’occasione per scegliere poche cose, il meglio, e goderselo in pochi davanti ad una tavola imbandita, senza strafogarsi né sprecare.

L’alternativa, per chi proprio non vorrà rinunciare, per i forzati dei festeggiamenti, consisterà nel farsi portare il cenone in una camera d’albergo o ripiegare in una stazione di servizio dove le restrizioni non ci sono. La legge lo permette. ma che squallore… Invece, facciamo così: inauguriamone una nuova, di tradizione, che quest’anno quella vecchia non ha senso. Inventiamo altre usanze, reinventiamo noi stessi e cogliamo l’occasione per essere diversi adattandoci ai cambiamenti. Succederà sicuramente, non può essere altrimenti e perché ne esca qualcosa di buono. Auguri.

Gloria Zarletti

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