//La “scuola diffusa” contro il Covid-19

La “scuola diffusa” contro il Covid-19

di | 2020-11-08T06:54:48+01:00 8-11-2020 6:56|Punto e Virgola|0 Commenti

Andare a scuola e fare lezione in presenza si può. In ogni ordine e grado. Al di là dei proclami di politici e amministratori, di ogni ordine e grado. Al di là di iniziative estemporanee ed estrose (e anche costose) che di fatto non hanno risolto i problemi. Accade ad esempio a Reggio Emilia dove per tutta l’estate (quando il coronavirus sembrava sparito e quando l’ipotesi di una seconda ondata autunnale veniva considerata evenienza remota e liquidata con una scrollata di spalle) l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Luca Vecchi, ha lavorato sodo e senza squilli di romba per consentire non solo la ripaertura a settembre, ma soprattutto la prosecuzione in sicurezza se le cose si fosse messe male. Come puntualmente è avvenuto.

Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia

Il modello “Scuola diffusa” sostanzialmente consiste nell’acquisizione di tutta una serie di spazi, pubblici e privati, di fatto non utilizzati e trasformati in aule aggiuntive in modo da permettere il decongestionamento di istituti e plessi e continuando a rispettare, anzi potenziando distanziamento e dispositivi di sicurezza. Oltre che le idee, naturalmente ci vogliono anche i mezzi. Complessivamente sono state impegnate risorse (investimenti e spesa corrente) per oltre 1,6 milioni di euro: 500mila euro per la manutenzione straordinaria sull’edilizia scolastica; 100mila per la manutenzione ordinaria (edilizia ‘leggera’); 60mila per manutenzione ordinaria (edilizia ‘leggera’) realizzata dagli istituti scolastici; 400mila per connettività scolastica; 204.438 per arredi scolastici; 400mila (costo stimato, in via di definizione finale) per spese di affitto locali, traslochi e pulizie. Il progetto riguarda alunni nella fascia d’età compresa tra 6 e 14 anni e con l’obiettivo primario che nessuna classe è stata “spezzata” su sedi diverse, contribuendo così a garantire continuità didattica e di relazione fra gli studenti, oltre che fra essi e il corpo insegnante.

In particolare, le sedi di Scuola diffusa sono dislocate a Palazzo dei Musei; Chiostri di San Pietro/edificio del Collaboratorio; Biblioteca delle Arti; Polo creativo S.D. Factory; Palazzo da Mosto; Banca d’Italia; Vecchia scuola primaria di Bagno; Scuola secondaria Dalla Chiesa; Centro Obiettivo Danza; La Centrale polisportiva Foscato; Centro sociale Orti Montenero; Centro sociale Rosta Nuova; Agriturismo La casa del gufo; Parrocchia di San Michele Arcangelo a Pieve Modolena; Parrocchia di Regina Pacis; Teatro parrocchiale di Sant’Agostino; Parrocchia di Sant’Anselmo; Oratorio Don Bosco; Oratorio Sacro Cuore.

Al progetto sono interessati 19 plessi scolastici su 53 (appartenenti a 11 istituti comprensivi su 12); 49 classi su 427 totali presenti nel territorio comunale; 1.225 alunni su 13.450. Le nuove sistemazioni consentono agli allievi delle scuole primarie e secondarie di primo grado di Reggio Emilia di ottenere un distanziamento in classe fino a 2,1-2,8 metri fra persona e persona, quindi doppio o quasi triplo rispetto al metro previsto dalla norma nazionale. Questo consente di indossare la mascherina obbligatoriamente soltanto in situazioni di movimento. Ma il fatto che alcune classi si siano spostate in altri luoghi ha consentito di alleggerire notevolmente l’affollamento nelle sedi abituali dove, essendoci a disposizione più spazi, è stato possibile distribuire gli alunni in maniera da permettere il rispetto di tutte le normative. Naturalmente è stato garantito il tempo pieno (dove era previsto) e il pre e post scuola. Tutto come prima insomma ma allargando spazi e sedi.

Interventi importanti anche per le linee di trasporto pubblico urbano ed extraurbano che sono state potenziate; ci sono addetti al controllo di servizio (steward) alle fermate degli autobus più densamente frequentate per ordinare e distanziare salite e discese dai mezzi; confermate e incentivate le iniziative Bicibus e Pedibus; campagna di educazione, sensibilizzazione e comunicazione per invitare all’uso della bicicletta nei percorsi casa-scuola; franchigie nei parcheggi a pagamento. E va ache aggiunto che, a seconda del luogo dove si fa lezione, sono stati potenziati alcuni insegnamenti aggiuntivi (arte, disegno, musica, agricoltura…).

Si potrebbe continuare ancora con i vari servizi, alcuni peraltro già esistenti, implementati nella circostanza e uniformati alle esigenze anti- Covid, ma quel che è opportuno sottolineare è che a Reggio Emilia hanno ragionato da formiche e non da cicale. Quando c’era tempo, modo e soprattutto voglia di intervenire, lo hanno fatto senza indugio investendo somme considerevoli. Ma, mai come in questo caso, si tratta di soldi ben spesi. Si poteva fare in ogni altra città o comune d’Italia? Certo che sì: servivano solo idee chiare, programmazione e tanta voglia di fare. A proposito a Reggio Emilia sono stati anche acquistati nuovi banchi monoposto: naturalmente senza rotelle…

Buona domenica.

 

 

 

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