//Razzismo nel calcio? Pare proprio di… no

Razzismo nel calcio? Pare proprio di… no

di | 2024-03-30T18:52:23+01:00 31-3-2024 6:00|Punto e Virgola|0 Commenti

L’episodio (anzi, il fattaccio) accade durante Inter – Napoli di qualche domenica fa; si gioca a San Siro e l’intera giornata calcistica è dedicata alla lotta al razzismo, con i giocatori che portano sulle maglie la scritta “Keep racism out” (letteralmente “metti fuori il razzismo”). Ad un certo punto, il calciatore del Napoli Juan Jesus si avvicina concitato all’arbitro (il romano La Penna) e gli fa presente di essere stato vittima di un insulto razzista da parte del collega avversario Acerbi, in particolare di essere stato apostrofato con il termine “negro”. Che, come si sa, non è propriamente una parolina dolce quando viene rivolta a qualcuno dalla pelle scura. La situazione non si chiarisce perché il difensore nerazzurro spiega di avergli detto “nero”, il giocatore partenopeo prende per buona la spiegazione e la cosa finisce lì con i due che si chiariscono e con il gioco che riprende regolarmente senza alcun tipo di provvedimento disciplinare.

Juan Jesus e Acerbi

Anche a fine gara, Juan Jesus minimizza e dichiara che per lui il caso è chiuso. Ma il lunedì successivo Acerbi, convocato in Nazionale e poi escluso a scopo cautelativo dalla squadra azzurra in partenza per la tournée americana, afferma di non aver mai pronunciato insulti razzisti e che Juan Jesus aveva capito male. A questo punto, il brasiliano non ci sta e pubblica la frase completa che gli era stata rivolta: “Vai via nero, sei solo un negro”. Il giudice sportivo chiede un supplemento di indagini e così si attiva la Procura della Federcalcio che nei giorni seguenti ascolta separatamente i due calciatori. Il partenopeo ribadisce  davanti agli inquirenti federali il contenuto delle sue accuse, mentre l’interista sostiene di aver pronunciato la frase “Ti faccio nero”. Ormai il caso deflagra in ogni sede e mette in forte imbarazzo il mondo del calcio (a partire dal presidente della Figc, Gabriele Gravina) e dello sport tutto (in testa il responsabile del Coni, Giovanni Malagò).

Gerardo Mastrandrea, giudice sportivo della Figc

Da notare che il fatto (anzi, il fattaccio) avviene sul terreno di gioco tra due colleghi professionisti, gente insomma che si guadagna da vivere (molto bene, peraltro) tirando calci ad un pallone. Stavolta non c’entrano tifosi maleducati o curve becere, dove comunque avviene e viene permesso di tutto, e quindi la situazione è ben più grave e allarmante. Ma il giudice sportivo Gerardo Mastrandrea (magistrato romano di 60 anni con una lunga esperienza a livello di giustizia federale) decide di non… decidere e non prende alcun provvedimento nei riguardi di Acerbi sostenendo che né l’arbitro, né i vari video o audio dal campo, né gli interrogatori dei due giocatori sono stati sufficienti a raccogliere le prove di una colpevolezza ex art. 28 – discriminazione razziale – del codice di giustizia sportiva. Per inciso, l’applicazione di quell’articolo avrebbe comportato una sanzione di almeno 10 giornate di squalifica.

In sostanza, non ci sono le prove sufficienti per condannare il difensore nerazzurro. Il succo è che non si è raggiunta la “ragionevole certezza” della colpevolezza di Acerbi. La sentenza assolve Acerbi, ma non rivolge alcuna critica o accusa a Juan Jesus, che a questo punto farebbe addirittura la figura del diffamatore e del calunniatore. E cioè di quello che accusa ingiustamente un altro, facendolo finire davanti a un giudice e facendogli rischiare una condanna pesantissima. Ma Mastrandrea se la cava affermando che il fatto non è provato “senza che per questo venga messa in discussione la buona fede del calciatore” che accusa l’avversario. Magari Juan Jesus ha solo sentito o capito male…

Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio

Una toppa peggio del buco, si potrebbe dire. Perché, a questo punto, le ingiustizie sono diverse: la prima nei confronti di Juan Jesus che, a meno che non sia pazzo, non si sarebbe mai permesso di interrompere la partita e di chiedere l’intervento dell’arbitro se non fosse stato certo di essere stato apostrofato con un’espressione razzista; la seconda nei riguardi di Acerbi che, in base alla macchinosa ricostruzione del giudice sportivo, sarebbe stato marchiato ingiustamente di razzismo, tanto da essere addirittura escluso dalla Nazionale, e che invece è stato vittima di una macchinazione (“in buona fede”, però) o di una sfortunata combinazione di circostanze.

La reazione alla sentenza del brasiliano è pesante: “E’ una valutazione che faccio fatica a capire e mi lascia una grande amarezza. Non mi sento in alcun modo tutelato e non capisco, davvero, in che modo la frase ‘vai via nero, sei solo un negro…’ possa essere certamente offensiva, ma non discriminatoria”. Mentre in un comunicato la società del Napoli rincara la dose spiegando che “non aderirà più a iniziative di mera facciata delle istituzioni calcistiche contro il razzismo e le discriminazioni: continueremo a farle da soli, come abbiamo sempre fatto, con rinnovata convinzione e determinazione”.

Giovanni Malagò, presidente del Coni

Subito dopo Juan Jesus cambia l’immagine del profilo Instagram, impostando un pugno chiuso alto. Immagine che richiama il gesto del movimento Black Power contro il razzismo compiuto dagli americani Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. “Cin cin. A chi insulta i familiari. A chi minaccia la vita dei figli. Ai leoni da tastiera. A chi ha sommerso di insulti me e i miei figli per giorni interi, cin cin. Ne avete bisogno”, scrive su Instagram Claudia Scarpari, la moglie del difensore dell’Inter, che aggiunge: “Ora sciacquatevi la bocca!”, accompagnando il post con una foto che la ritrae con un calice in alto, a brindare dunque alla sentenza del giudice sportivo.

Francesco Acerbi con la moglie Claudia Scarpari

Ma questo è soltanto l’ultimo episodio di una serie piuttosto lunga. Recentemente, è successo durante Udinese – Milan: preso di mira dalla tifoseria friulana il portiere rossonero Mike Maignan; in passato era toccato per due volte a Koulibaly, difensore del Napoli e capitano del Senegal, durante le gare con la Lazio all’Olimpico e con l’Inter a San Siro. L’elenco è articolato e tocca anche campionati esteri: vittima di insulti razzisti, che hanno coinvolto anche la sua famiglia e i figli, Vinicius (brasiliano del Real Madrid) che si è sfogato in lacrime durante una tormentata conferenza stampa.

E adesso che succede? Intanto va detto che la sentenza non è appellabile, Juan Jesus potrebbe rivolgersi alla giustizia ordinaria: se ne è parlato nei giorni scorsi, ma per ora non ci sono conferme. Sarebbe il caso che Malagò (Coni) e Gravina (Federcalcio) intervengano per porre un qualche rimedio ad una sentenza sbagliata e abbastanza imbarazzante per il mondo del calcio e di tutto lo sport. Perché, chiudere gli occhi o soltanto girarsi dall’altra parte non potrà poi giustificare qualunque tipo di iniziativa federale contro il razzismo.

Buona domenica e buona Pasqua.

Nell’immagine di copertina, il momento in cui Juan Jesus e Acerbi si chiariscono in campo sotto gli occhi dell’arbitro La Penna

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