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Piante in classe per respirare meglio

di | 2026-06-04T11:49:24+02:00 7-6-2026 0:01|Attualità, Sezione 1|0 Commenti

PALERMO – Chi, come la scrivente, ha passato molte ore da docente in un’aula scolastica lo sa bene: la mancanza di un adeguato sistema di areazione e la presenza di tanti studenti, in uno spazio magari angusto, rendono l’aria pesante, a volte irrespirabile, specie nelle ultime ore di lezione e nelle giornate più calde.

Ben vengano quindi le piante in classe, a ridurre l’anidride carbonica e ad assorbire le polveri sottili. Sembrerebbe davvero l’uovo di Colombo, considerata la nota capacità del verde di neutralizzare, almeno in parte, le sostanze chimiche negative che saturano l’ambiente. Per mettere in pratica questa soluzione così naturale c’è voluto invece il progetto sperimentale denominato proprio “Piante in classe”, il primo del genere, condotto dall’Istituto di Bio-Economia del Centro Nazionale delle Ricerche, in collaborazione con Coldiretti.

Il progetto, partito da alcune scuole di Firenze, si sta estendendo ad altre scuole italiane che chiedono di unirsi al monitoraggio. La sua attuazione è molto semplice: i ricercatori posizionano in due classi di ogni scuola partecipante 40 piante di diverse specie, insieme ad alcune centraline per misurare la qualità dell’aria delle aule “verdi” rispetto a quelle senza piante.

I primi risultati sono stati incoraggianti: “Abbiamo potuto verificare una diminuzione del 20% di anidride carbonica dove c’erano le piante, fino ad arrivare a punte con un calo del 75% di anidride carbonica, in particolare nelle frequenze di concentrazione che superano le 1000/1500 parti per milione – spiega ai microfoni del Telegiornale scientifico Leonardo la professoressa Rita Baraldi, ricercatrice dell’Istituto di Bio-Economia del CNR – concentrazioni che sono responsabili della sindrome da ambiente chiuso: mal di testa. mancanza di concentrazione…”.

La professoressa Baraldi (CNR BioEconomia)

Sansevierie, ficus, schefflere: queste alcune delle piante utilizzate, piante capaci di catturare anche sostanze nocive volatili, come benzene e formaldeide, e soprattutto il particolato atmosferico.

“Le piante, grazie alle loro foglie e alle particolari strutture presenti sulla superficie fogliare (una sorta di peli o tricomi e delle cere) – aggiunge ancora la professoressa Baraldi – riescono a intrappolare le polveri sottili, e noi abbiamo registrato nelle aule con le piante una loro diminuzione intorno al 15-20%, dipende dalla concentrazione che c’è nell’atmosfera. Inoltre, in estate le piante abbassano la temperatura dell’aula anche di 2 gradi rispetto alla calura esterna. E, grazie alla loro traspirazione, aumentano pure l’umidità relativa dell’ambiente. Questo porta un beneficio per la nostra salute: da ricerche ed esperimenti effettuati durante il periodo del Covid, si è visto infatti che laddove c’è più umidità, i virus di qualsiasi tipo si diffondono meno nell’ambiente”.

“Infine – conclude la ricercatrice – gli studenti che si ritrovano in un’aula verde risentono di minore stress, mentre migliora anche la loro concentrazione… E poi, diciamocelo, gli studenti si affezionano e si prendono cura di questi esseri viventi che li aiutano a vivere meglio…”.

Quindi è auspicabile fornire di “creature verdi” il maggior numero di aule scolastiche. Ancora meglio, se le condizioni atmosferiche lo consentono e l’istituto è fornito di un bel giardino, ogni tanto fare lezione all’aria aperta…

Maria D’Asaro

 

Già docente e psicopedagogista, dal 2020 giornalista pubblicista. Cura il blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com. É autrice dei libri ‘Lettere a un bambino poi nato’ (Diogene Multimedia, BO, 2025) e ‘Una sedia nell’aldilà’.

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