PALERMO – “Noi, come esseri umani, dovremmo mettere la nostra intelligenza, il nostro operato, le nostre invenzioni, la nostra tecnologia a servizio del pianeta… per essere dei protettori, dei guardiani di questi elementi così importanti per la vita sulla terra”: sono le parole pronunciate dalla cantautrice Elisa il 21 marzo scorso a Roma, presso la sede della FAO (Food and Agricolture Organization-Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), in occasione della celebrazione della “Giornata mondiale dell’Acqua e delle Foreste”. “Tutto è connesso, in un coro di biodiversità. Tutto segue tutto. L’acqua nutre la foresta. La foresta protegge l’acqua. L’acqua dà la vita”, ha detto ancora la cantautrice, impegnata nella promozione della forestazione urbana con il progetto Music for the planet.

La cantautrice Elisa a Roma alla FAO
Sulla situazione complessiva delle risorse idriche nel mondo, questi i dati dell’Atlante dell’acqua 2026, realizzato da Legambiente in collaborazione con la fondazione Heinrich-Böll Francia & Italia. L’Atlante evidenzia l’interconnessione tra acqua, energia, agricoltura, industria e diritti umani e si propone di sensibilizzare i cittadini su un uso più sostenibile di questa risorsa vitale.
Si calcola che in tutto il mondo ogni anno da falde, fiumi e laghi vengano estratti e consumati circa 4.000 chilometri cubi di acqua dolce, il 70% dei quali viene destinata all’agricoltura; 3,2 miliardi di persone vivono però in aree agricole con scarsità idrica, mentre circa 2 miliardi vivono ancora senza accesso all’acqua potabile. A soffrire della scarsità idrica sono soprattutto le donne delle zone rurali, che hanno difficoltà nell’accesso e nella gestione dell’acqua per uso domestico.
Le zone del mondo più colpite dalla mancanza d’acqua sono il Medio Oriente, il nord Africa, l’India, il nord della Cina e i territori a sud-ovest degli Stati Uniti. L’Atlante dell’acqua evidenzia che, sebbene nel nord Africa e in Medio Oriente sia concentrato il 5% della popolazione mondiale, in tali regioni è disponibile solo lo 0,7% delle risorse idriche. Così, questo elemento vitale diviene spesso causa scatenante o fattore di innesco delle guerre.
Il riscaldamento climatico peggiora la situazione idrica mondiale: l’aria più calda trattiene circa il 7% di umidità in più per ogni grado di aumento della temperatura e questo aumenta le probabilità di precipitazioni estreme; così alluvioni improvvise e siccità prolungate si susseguono in sequenze sempre più ravvicinate.
L’estrazione di metalli quali rame, litio e terre rare – indispensabili per le energie rinnovabili, la mobilità elettrica e i dispositivi digitali – è idro-intensiva: si calcola che in media siano necessari 97 litri d’acqua per estrarre un chilo di rame e dai 400 ai 2.000 litri per uno di litio, la cui domanda aumenta di anno in anno in modo esponenziale. Inoltre tali risorse si trovano in aree mondiali già soggette a stress idrico: la loro estrazione, oltre a provocare contaminazione ambientale, alimenta lotte che danneggiano le comunità locali e le scarse riserve di acqua dolce.
Sulle risorse idriche incide poi pesantemente la grande crescita delle infrastrutture digitali: infatti la domanda idrica della digitalizzazione comprende l’acqua necessaria per produrre dispositivi elettronici, quella per generare l’energia che li alimenta e quella utilizzata per il raffreddamento dei server e dei sistemi di archiviazione.
La produzione di un singolo smartphone può richiedere fino a 12.000 litri d’acqua per l’estrazione dei metalli rari, l’assemblaggio dei componenti e il raffreddamento dei processi industriali. Inoltre un data center medio negli Stati Uniti utilizza oltre un milione di litri al giorno: per il solo raffreddamento può richiedere fino a 169 litri al secondo.
E l’espansione dell’IA amplifica l’impatto idrico: se 20 ricerche online consumano circa 10 millilitri d’acqua, un sistema di IA può arrivare a utilizzare fino a mezzo litro per 20-50 interrogazioni. Secondo uno studio dell’Università della California (Riverside) entro il 2027 l’IA globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua utilizzata dalla Danimarca.
Anche le criptovalute causano un’impronta idrica rilevante: una singola transazione può richiedere volumi d’acqua paragonabili a quelli necessari per riempire una piscina.
Il report dell’Atlante dell’acqua sottolinea ancora il pesante impatto ambientale dell’industria tessile e dell’abbigliamento, che utilizza ogni anno 93 miliardi di metri cubi d’acqua per produrre e distribuire i suoi prodotti.
Anche in Europa l’uso dell’acqua presenta criticità: si calcola che ci sarebbero voluti 89 miliardi di investimenti nel quinquennio 2022/27 per l’attuazione di interventi idrici necessari e si stima la perdita di 9 miliardi di euro per la siccità e 7,8 miliardi per danni da alluvioni.
Inoltre meno del 40% delle acque superficiali raggiunge un buono stato ecologico, mentre 12,5 milioni di europei vivono in aree con acqua potabile contaminata e sono esposti ai PFAS (Per-and Poly-Fluoroalkyl Substances), composti caratterizzati dalla presenza di legami chimici molto forti tra atomi di carbonio e fluoro, largamente utilizzati in numerosi settori industriali, grazie alle loro proprietà di resistenza termica, idrorepellenza e capacità di rendere le superfici antiaderenti.
E in Italia? L’Italia è tra i primi paesi europei per prelievo di acqua potabile, ma ne perde ben il 42,4%, a causa della dispersione idrica. Una media nazionale che raggiunge picchi del 60% al Sud Italia, contro una media europea del 25%. Inoltre, solo il 56% delle acque reflue è trattato in conformità con la normativa, contro una media europea del 76%; gli scarichi non trattati incidono sulla qualità del 25% dei fiumi, del 22% dei laghi e di oltre il 50% delle acque costiere.
Preoccupa poi lo stato di salute del fiume Po, il maggiore fiume italiano, minacciato da inquinamento chimico, microplastiche e crisi idriche: la dispersione dei rifiuti plastici è una delle emergenze ambientali più gravi, in quanto il Po è uno dei principali vettori di plastica nel Mar Adriatico.

Il Po inquinato dalla plastica
Legambiente, in occasione della giornata mondiale dell’acqua, ha chiesto che in Italia si rafforzino le infrastrutture idriche e si lavori su depurazione e riuso delle acque nonché sulla riduzione dei consumi; ha poi auspicato che si riducano le immissioni di inquinanti e si acceleri la transizione ecologica dei settori idrovori come l’agricoltura.
Maria D’Asaro

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