/, Cultura, Sezione9/Ma come parlano i ragazzi fiorentini?

Ma come parlano i ragazzi fiorentini?

di | 2019-02-01T15:18:33+01:00 3-2-2019 6:40|Attualità, Cultura, Sezione9|0 Commenti

FIRENZE – Gli esperti linguisti lo definiscono “giovanilese”. Una vera e propria lingua a sé stante: si tratta di un gergo per non farsi riconoscere e scoprire dai grandi. I ragazzi hanno costruito un modo di dialogare tutto loro, cifrato. In Toscana, ed in particolare modo a Firenze, i giovani costruiscono questo codice con molta fatica, perché non è presente un dialetto che si contrappone all’italiano, ma un vernacolo che casomai si sovrappone al parlato di tutti i giorni.

Gli adolescenti fiorentini sono quindi alla perenne ricerca di un codice privato; spiccano per creatività nel ricercare e inventare termini che riguardano il loro modo di interagire con la realtà, di vivere le passioni, le emozioni o le piccole bravate da tenere nascoste. Se “ganzo” indica tutt’oggi una persona o una cosa attraente, a Firenze fare forca non è più usato per indicare agli amici che si è saltata scuola di nascosto ai genitori, termine soppiantato da “boscarsela”. Con una prospettiva di chi non vuole farsi capire dagli adulti, Firenze è vittima della sua storia, che la rende terra di un linguaggio comprensibile anche da chi vive in altre regioni.

La gioventù fiorentina, però, non lascia spazio ad un’appartenenza territoriale, cercando di far rinascere il dialetto toscano, spinti dalla loro esigenza. Spingono la lingua verso l’evoluzione, introducendo l’idioma dei teenagers, ispirato al vernacolo dei nonni, dalle antiche origini contadine, utilizzato con una chiave ironica, che trasmette un pizzico di comicità, spesso usata dai comici toscani, visti in televisione o nel web.

Ciò che colpisce del gergo giovanile fiorentino è sicuramente la presenza delle storpiature di termini inglesi o spagnoli, probabilmente l’assenza del dialetto li porta a cercare termini in altre lingue, modificandole a propria immagine e somiglianza. Nella comunicazione tra giovani è deducibile una funzione tribale, un loro proprio linguaggio per riconoscersi tra simili, ed escludere gli altri dalla comunicazione del gruppo, dentro il quale il lessico lascia passare epiteti o soprannomi frequentemente crudeli, spesso non si rendono conto che certi nomignoli possono ferire la sensibilità delle persone.  Diffuse le abbreviazioni dei cognomi, ad esempio “i’ Magro”, “i’ Chiaro”, “il Chello”, preceduti ovviamente dall’articolo, non usato per i nomi propri maschili.

Il punto di maggior espressività, racchiuso nel loro gergo, rimane quindi una risorsa per l’autodefinizione, e va a conquistare non solo giovani e giovanissimi, ma anche i nonni, che cercano di capire cosa si cela dietro a quel misterioso linguaggio. 

I linguaggi giovanili, come un fiume d’idee segnano la lingua italiana con forme assolutamente transitorie oppure destinate a rimanere col tempo? Chissà…

Boris Zarcone

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi