//L’Inps scrive al morto: “Niente più pensione”

L’Inps scrive al morto: “Niente più pensione”

di | 2021-05-27T23:11:35+02:00 30-5-2021 7:05|Controluce|0 Commenti

Cose dell’altro mondo, è proprio il caso di dirlo. Neppure dopo il trapasso nell’aldilà si può essere sicuri di non aver più nulla a che fare con le cose terrene. E quella temuta raccomandata che qui sulla Terra aleggia sulle nostre teste di viventi (il più delle volte è qualcosa di sgradevole che ha a che fare con il Fisco, l’Ufficio tributi o cose del genere) stavolta ha raggiunto chi con gli affari di questo mondo non aveva più nulla a che fare.
“Gentile Signore, le comunichiamo che lei è decaduto dal diritto alla pensione di cittadinanza per le seguenti motivazioni: è deceduto…tuttavia lei potrà recarsi presso i nostri uffici per ricevere ulteriori chiarimenti e inoltre, entro 30 giorni dal ricevimento della presente, potrà proporre istanza motivata di riesame”.
L’uomo, un ingegnere italiano rientrato dalla Germania, aveva chiesto il sussidio ad aprile 2019. Quasi due mesi fa l’Inps ha preso atto della morte e quindi ha scritto al titolare dell’assegno per avvertirlo che non ne avrà più diritto e gli invia anche “distinti saluti”.
Il primo a pubblicare l’insolita notizia è stato il quotidiano Il Tempo. Il signor Franco, un ingegnere che aveva lavorato per diversi anni in Germania mettendo però da parte soltanto pochi contributi, aveva ottenuto la pensione di cittadinanza in Italia nel 2019. Aveva chiesto l’aiuto, come ricorda lo stesso Inps nella missiva, ad aprile di quell’anno e come ogni dodici mesi avrebbe dovuto presentare la documentazione fiscale necessaria. Due mesi fa l’Inps è venuto a conoscenza della morte dell’uomo e quindi gli ha inviato una missiva per avvertirlo che non aveva più diritto all’assegno. Nella comunicazione si precisa anche che “contro il presente provvedimento può proporre azione giudiziaria nelle forme di rito e nei previsti termini di legge, dandone notifica a questa Sede”.
Peraltro, si legge nell’articolo che l’uomo deceduto a Roma esattamente il 17 marzo scorso era ancora in attesa di una sepoltura. Nell’articolo de Il Tempo si raccontava che la cremazione era stata fatta dopo due mesi e che da tre settimane i congiunti aspettavano la consegna delle ceneri.
Pochi giorni fa è arrivata la lettera dell’Istituto di previdenza che gli comunicava di aver perso ogni diritto all’assegno con quel bellissimo “distinti saluti” finale.

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