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La “Giovanna d’Arco” di Verdi violenta la storia, non la musica

di | 2021-10-21T17:50:46+02:00 24-10-2021 6:45|Sezione10, Spettacolo|0 Commenti

ROMA – Non si vedeva da decenni al Teatro dell’Opera. Ma la “Giovanna d’Arco” di Verdi, che debuttò nel 1845 al Teatro alla Scala, con successo e approvazione del Maestro stesso, tuttavia caduta travolta da critiche distruttive, e solo raramente eseguita, è ricomparsa a Roma, dopo quasi 50 anni dalla sua “prima” nel 1972 (col soprano Katia Ricciarelli).

Il regista Livermore

E’ ricomparsa in un allestimento meraviglioso, con scene architettoniche modernissime di Giò Forma (sorta di gironi danteschi, su cui scorrevano gli Spiriti Malvagi e gli Spiriti Eletti, adorni dei veli ideati da Anna Verde): e la potente musica giovanile di Verdi, sotto la direzione riverberante di Giuseppe Gatti, riluceva ancora di più.

Il soprano Nino Machaidze

Ma non possiamo evitare di rimarcare che il libretto di Temistocle Solera ha alterato pesantemente la vicenda storica della protagonista che, abituati come siamo a saperla condannata al rogo, non riusciamo ad immaginarla caduta sul campo di battaglia, e innamorata di Carlo VII di Valois, re di Francia spodestato dagli Inglesi. Tale modifica della realtà storica, risaliva già al dramma ottocentesco di Schiller “Die jungefrau von Orléans” (dove l’innamoramento di Giovanna però era vòlto ad un soldato inglese) e venne accettato da Giuseppe Verdi per esigenze artistiche della tradizione melodrammatica.

Ma tale drammaturgia distorta, nell’opera musicale verdiana, ci confonde ancora più, perché si riversa anche su Giacomo padre di Giovanna, che sta dalla parte degli Inglesi, convinto che la figlia abbia rapporti col Demonio: ma quando scopre la di lei innocenza, torna a sostenere i Francesi (!?).

Il direttore d’orchestra Daniele Gatti

Ahimè, la drammaturgia di “Giovanna d’Arco” è assai debole, e forse è questo che non ha mai convinto la critica, determinando la scarsezza delle esecuzioni teatrali dell’opera. L’aspetto lirico della quale, nella presente edizione del Teatro Costanzi, è rappresentato al meglio per quanto attiene le parti maschili: quella dell’equilibrato e convinto tenore Francesco Meli (Carlo VII), del baritono Roberto Frontali nell’impegnativo ruolo di Giacomo, dell’autorevole basso Dmitriy Beloselskiy, comandante degli Inglesi. Il soprano georgiano Nino Machaidze, pur coi suoi sapienti passaggi dinamici, spinge acuti e sovracuti ai massimi livelli, sopraffacendo spesso i partners, con effetti disarmonici. Peraltro dell’intera opera affiorav soprattutto l’aspetto sovrannaturale, mistico, grazie alla bellissima regìa di Davide Livermore e alla onnipresenza delle alate creature infernali e angeliche, danzanti nei siderei gironi dell’allestimento scenico.

Paola Pariset

Nell’immagine di copertina, il soprano Nino Machaidze (Giovanna d’Arco) e il tenore Francesco Meli (Carlo VII)

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