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Donare organi salva altre vite e se stessi

di | 2021-04-18T10:31:27+02:00 18-4-2021 6:10|Attualità, Sezione 3|0 Commenti

MILANO – “Donare è una scelta naturale” è il claim della Campagna di comunicazione su donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule promossa dal Ministero della Salute e dal Centro Nazionale Trapianti in collaborazione con le associazioni di settore. L’11 aprile scorso, XXIV Giornata Nazionale su donazione e trapianto di organi e tessuti, tanti tra medici ed operatori sanitari dell’Ospedale Niguarda di Milano sono scesi in campo per sensibilizzare le persone sull’argomento, mostrando sul volto la cosiddetta “formula del dono” (1 + x =7, ovvero per ogni donazione si possono salvare fino a sette vite) per sostenere la campagna social dell’ospedale milanese.

Elisabetta Masturzo, responsabile Coordinamento del Prelievo di Organi del Niguarda spiega che “il 2020 è stato l’anno del coronavirus. Eppure per noi è stato un anno difficile e delicato per molti altri aspetti, tra cui la donazione degli organi, ma grazie a due hub, rimasti covid-free, come Neurorianimazione e Politrauma, abbiamo potuto curare altri pazienti e, quando possibile, prelevare gli organi in totale sicurezza”. Questo ha permesso di raggiungere un traguardo molto importante per l’ospedale milanese in tema di trapianti. Una spinta per continuare a sensibilizzare le persone su un argomento che mette molti in crisi.

Perché in tema di donazione, lo scoglio più grande rimangono la disinformazione e la paura. Le testimonianze delle tante persone che hanno fatto questa scelta salvando la vita di uomini, donne e bambini certamente può aiutare. Quest’anno, su impulso di AIDO (Associazione per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule), la Giornata Nazionale è stata organizzata da una scuola per far sì che i giovani ne fossero i protagonisti. E così i ragazzi dell’Istituto IIS Ruffini di Imperia hanno curato la giornata nei minimi dettagli partendo proprio dalla sua stessa ideazione. Hanno preparato la scaletta, individuato i documenti progettuali, preparato le interviste, la promozione dell’evento, hanno realizzato videoclip e di fatto ne sono stati i veri conduttori. Hanno trasmesso la diretta sui social Facebook, Instagram e YouTube della Giornata Nazionale, sui canali social di AIDO Nazionale, del Ruffini, delle Istituzioni nazionali e locali e delle testate di livello nazionale e locale che hanno voluto aderire. Hanno fatto il punto della situazione della donazione e dei trapianti a un anno dalla pandemia da Covid-19.

Naturalmente in giornate come queste non possono mancare le testimonianze, che più di ogni altra cosa, riescono a far presa sulle persone, arrivando alla coscienza di ciascuno e risvegliando sentimenti di solidarietà. Così è tornato alla memoria il caso di Gabriele Orio che a 38 anni nel febbraio del 2018 a causa di una fatalità, ebbe un incidente automobilistico. Grazie all’autorizzazione all’espianto data dalla famiglia, Gabriele fu il donatore di sette organi con i quali ha potuto ridonare la vita a sette persone diverse. “La vita di Gabriele si è giocata in pochi secondi. Prima di uscire, mia mamma gli aveva offerto un caffè. Lui lo ha rifiutato. Probabilmente, se quel caffè lo avesse bevuto non avrebbe subito l’incidente. Invece i casi della vita hanno voluto che lui in quel secondo fosse proprio lì”, racconta la sorella Ilaria. Gabriele, operaio carpentiere metallico, lavorava in Svizzera ed era uno dei tanti frontalieri che ogni mattina si spostano dal piccolo paese in Piemonte dove viveva. Arrivò in ospedale in condizioni disperate. Per due giorni i medici della rianimazione tentarono di strapparlo alla morte, con ogni mezzo, poi si rivolsero ai familiari spiegandolo loro, con parole semplici, ma molto chiare, la morte cerebrale a cui il ragazzo andava incontro.

Una vera doccia fredda per la famiglia.  Poi le famose sei ore di osservazione che servono a certificare l’avvenuta morte cerebrale con metodi scrupolosi, scientifici. Infine il verdetto. E la fatidica domanda: “Volete donare gli organi di Gabriele?”. Forse a chi si aspetta solo la salvezza del proprio caro arriva come una domanda crudele, inappropriata ed invece questa è solo un quesito importantissimo. Quello che con un semplice sì potrebbe salvare tante persone in attesa. Arriva diretta e fredda, come un pugno nello stomaco, ma vuole una risposta, e la vuole nel minor tempo possibile. Gabriele non si era espresso sulla donazione, è toccato alla famiglia prendere la decisione. Una decisione dolorosa e coraggiosa di cui i familiari non si sono mai pentiti. Si sono consultati fra loro dando la parola anche ai più giovani della famiglia e la risposta è stata unanime. Così la vita di sette persone è cambiata grazie a Gabriele e ai suoi cari. Ma è cambiata la vita anche della famiglia di Gabriele.

La sorella Ilaria si impegna nella sensibilizzazione sul tema della donazione di organi. “Mi hanno invitato a parlare nelle scuole e mi sono resa conto che i ragazzi sono delle spugne, le cose vanno spiegate. L’ho visto anche con i miei figli, che all’epoca dell’incidente di mio fratello avevano 7 e 10 anni. Ai bambini è facile spiegare le cose, molto più che agli adulti e quindi credo sia importante rivolgersi a loro perché capiscono in maniera naturale. È importante farlo con le parole giuste e nasce la voglia di comunicare”. Intorno a questa idea è anche partito il progetto “Un dono di vita”, una campagna fotografica per sensibilizzare alla donazione. “Abbiamo pensato a immagini piacevoli che possano raccontare e scelto la metafora della malattia vista come una montagna, un ostacolo. Così abbiamo fatto delle foto, tantissime, le abbiamo selezionate e completate graficamente: un percorso dove i bambini sono impegnati a scalare una montagna, intesa come una malattia da superare. E ci riescono solo con la solidarietà reciproca. I bimbi si passano la corda, si sostengono l’uno con l’altro. Vogliamo far capire che le avversità della montagna, si superano solo con le cordate non con le salite in solitaria. Spero che questi scatti possano passare il messaggio in maniera soft e colpire in modo tale da suscitare un po’ di curiosità e voglia di fare domande e ricevere delle risposte magari prima di andare a rinnovare la carta di identità e non magari in momenti difficili della vita”.

Il progetto è piaciuto a Flavia Petrin, presidente dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule. Sarà ospitato sul sito di Aido e sarà messo a disposizione delle scuole interessate. Per ricordare il semplice sì alla donazione di Gabriele che ha permesso la rinascita di sette persone. Da soli non si vincono le battaglie, insieme è possibile. Questo è il messaggio di cui hanno fatto tesoro i ragazzi. Con la speranza che anche grazie a queste testimonianze così toccanti si riesca a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema, tanto da avere già delle adesioni alla donazioni di organi quando si è ancora in vita ricordando che “Donare è un dono reciproco”.

Margherita Bonfilio

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