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Disabilità e inclusione: il peso delle parole

di | 2021-12-12T07:22:24+01:00 12-12-2021 6:30|Attualità, Sezione 7|0 Commenti

PALERMO – In occasione della giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, il 3 e 4 dicembre scorso, a Palermo, nell’aula magna di Palazzo Chiaramonte-Steri, si è tenuto un convegno sul tema: “Le politiche attive per l’inclusione”. In particolare, la mattina del 4 dicembre si è tenuto un corso di formazione per giornalisti dal titolo “Il linguaggio della comunicazione nel solco della deontologia professionale: la strada giusta per una migliore inclusione”,

Il corso, moderato dal giornalista Giacomo Cagnes, è stato significativo sia per l’importanza della tematica trattata sia per la toccante competenza dei relatori, persone con disabilità.

Tutti gli interventi hanno sottolineato l’importanza di non confondere e/o identificare la persona con la sua disabilità. Salvatore Mirabella, presidente dell’Associazione “Come Ginestre” ha riportato, tra l’altro, alcuni episodi vissuti in prima persona: “Mi è capitato di sentire, per giunta nel corridoio di una ASP, un impiegato che urlava: ‘Nel corridoio c’è un disabile’ mentre sarebbe stato corretto dire: “Nel corridoio c’è una persona, c’è il signor Salvo Mirabella, disabile”.

Mirabella ha evidenziato poi che termini come “diversabile”, “persona normo-dotata”, “ragazzi speciali”, purtroppo usati e abusati dai media magari in buona fede, alimentano una sorta di “flebo nefasta” che non aiuta l’inclusione sociale: “Bisognerebbe invece ricordare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, Convenzione che ha messo in primo piano l’irripetibile unicità di ogni persona umana. Si può affermare ormai che la disabilità riguarda soprattutto il rapporto con l’Ambiente: se non ci sono barriere (e la tecnologia fa passi da gigante per abbatterle) il limite della disabilità viene sconfitto”.

Marcella Li Brizzi, campionessa di scherma

“É giusto che i riflettori sulla disabilità siano sempre accesi – ha continuato Mirabella – ma è fondamentale parlarne senza stereotipi, perché le parole possono essere muri o ponti. Ad esempio, è assolutamente errata l’equazione persona disabile uguale persona malata. Infatti, anche se io mi muovo con una sedia a rotelle, non sono un malato, non ho prescrizioni mediche”.

Vanno quindi evitate espressioni del tipo: portatore di handicap, persona svantaggiata, persona con handicap, diversamente abile… A tal proposito, è stato fatto notare che anche la legge 104/92 contiene ormai termini obsoleti. Parlando ancora della sua esperienza, Mirabella ha suggerito che a frasi come ‘persona confinata/relegata su una sedia a rotelle” bisogna sostituire ‘persona che utilizza la sedia a rotelle per i suoi spostamenti’.

Ha poi parlato la giornalista Antonella Folgheretti, che ha ribadito la stretta connessione tra uso corretto del linguaggio e inclusione delle persone con disabilità. La giornalista ha evidenziato che si tende spesso ad associare eroismo e disabilità, senza riflettere che l’utilizzo del termine ‘eroe’ per indicare una persona con disabilità che lavora, che fa sport, che mantiene una famiglia, presuppone uno sguardo pietistico, tendente ad affibbiare comunque uno stigma: “Bisogna essere molto attenti nell’uso di termini che presentano la persona disabile come speciale, eroica, asessuata… La persona disabile è del tutto uguale agli altri: può essere simpatica, antipatica, introversa o estroversa, di buon umore o di cattivo umore, coraggiosa, vigliacca. La disabilità è solo una delle tante caratteristiche della persona. Per arrivare – o almeno tendere – all’effettiva uguaglianza, è importante allora che si abbia una percezione positiva e propositiva della disabilità, e guardare alle persone con disabilità come protagoniste attive della propria esistenza”.

É seguito quindi l’intervento di Carmela Tata, neuropsichiatra, Autorità Garante delle Persone disabili nella Regione Siciliana; la dottoressa ha evidenziato il percorso evolutivo dal 1946 – data della prima classificazione di tutte le malattie da parte dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) con l’ICD (International Classification of Deseases) – alla recente pubblicazione della versione n.11 dell’ICD. Nella prima stesura dell’ICD si parlava dell’handicap nei termini di una menomazione, quindi come esteriorizzazione di uno stato patologico; oggi ci si confronta con una concezione complessiva della salute che non è semplice assenza di malattia, ma uno stato complessivo di benessere: fisico, mentale e sociale.

Roberta Cascio, vice presidente CIP della Regione Sicilia

Nell’attuale contesto, che adotta un modello bio-psico-sociale, si valutano diversi fattori per stabilire la condizione di salute e benessere di una persona: la disabilità viene vista quindi come una condizione multifattoriale che si rapporta con un Ambiente sfavorevole.

Roberta Cascio, vicepresidente della Giunta Regionale del CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e delegato della FISDIR (Federazione Italiana Sport paralimpici per persone con Disabilità Intellettiva e Relazionale) sottolinea a sua volta come lo sport sia uno dei mezzi migliori per aiutare le persone con disabilità a condurre una vita autonoma e senza barriere.

La vicepresidente del CIP lamenta come talvolta stampa e tv, riguardo alle persone con disabilità che praticano sport, alimentino stereotipi e luoghi comuni negativi, quali l’idea che la persona disabile faccia sport per passare il tempo, come se la dimensione del tempo per la persona disabile non avesse lo stesso valore che per gli altri. Inoltre, ancora oggi le agevolazioni per chi ha una disabilità vengono viste all’esterno quasi come dei privilegi.

Palazzo Steri a Palermo

Sottolinea concetti simili Marcella Li Brizzi, campionessa paralimpica di scherma, che ribadisce la forza ‘risanatrice’ della pratica sportiva: “La sport aiuta a trovare soluzioni, fa vincere le paure: io sono riuscita a superare la paura di prendere un aereo e a fare 14 ore di volo!” La campionessa ricorda poi l’enorme valenza inclusiva della pratica sportiva per i ragazzi con disabilità, che acquistano autonomia, competenze personali e sociali, autostima, indipendenza dai genitori.

I relatori hanno fatto infine appello alla politica perché aumenti la spesa per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità. Ecco alcune considerazioni emerse nel corso degli interventi: “Non è possibile che nel capoluogo siciliano non ci sia un centro specializzato che insegni a utilizzare una carrozzina”… “Non è ammissibile che si preveda la consegna di una carrozzina solo ogni sei anni: la carrozzina è il nostro paio di scarpe e un paio di scarpe non dura sei anni… È assurdo poi che la carrozzina leggera (6 Kg circa) venga fornita soltanto a chi ‘dimostri’ di avere una vita sociale: è solo il possesso di una carrozzina leggera (anziché quella classica che pesa sui 14 kg) che permette di muoversi e avere una vita sociale…”

Al termine del corso di formazione anche una proposta concreta: quella di istituire, nell’ambito dell’Ordine dei Giornalisti, una commissione che tracci delle linee guida, una sorta di vademecum per comunicare in modo corretto i temi legati alle persone con disabilità.

Con l’auspicio finale, sottolineato dall’intervento di un giornalista, che l’informazione non ceda alle facili lusinghe del pietismo e dei pezzi di “colore”, ma ritrovi la bussola del servizio e lo sguardo in avanti del giornalismo civile.

Maria D’Asaro

 

Ha lavorato nella scuola media come psicopedagogista e docente; dal 2020 è giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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