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Disabilità, Fulvio ha vinto la sua battaglia

di | 2020-06-07T12:09:49+02:00 7-6-2020 6:10|Attualità, Sezione 3|0 Commenti

MILANO – Fulvio Frisone (fisico nucleare, poeta e pittore) è nato a Carbonia il 19 gennaio 1966. In seguito ad una complicazione durante il parto Fulvio fu dichiarato tetraplegico spastico distonico: in pratica non avrebbe potuto mai camminare, mangiare da solo, parlare ed avere una vita normale. Invece grazie al coraggio e alla testardaggine di sua madre Lucia, definita “Madre Ciclone” e all’arguzia di suo padre Carmelo, Fulvio ha fatto tanta strada e si è persino laureato in Fisica nucleare nel 1989 all’Università di Catania con una tesi su “Le reazioni di fusione D-D in palladio deuterato” incentrata sulla fusione fredda.

La sua non è stata una vita facile, ma al tempo stesso questa vita gli ha regalato molte soddisfazioni e gli ha permesso di raggiungere grandi traguardi nonostante la sua disabilità. Fulvio non è mai stato in grado di camminare, ha sempre riscontrato gravi difficoltà nel comunicare verbalmente, non può mangiare da solo e per muoversi ha bisogno di una sedia a rotelle. L’ingegno del padre che costruì per lui un casco speciale sul quale è applicata un’asta gli permise di fare tante cose come interagire con i familiari, scrivere, disegnare ed utilizzare il computer. Fulvio Frisone così iniziò a dare libero sfogo alla propria creatività riuscendo a studiare, dipingere e scrivere poesie. Chi gli fu accanto con amore immenso ed incondizionato ed un coraggio da leonessa fu senza dubbio la madre che scalò montagne per spianare la strada al proprio figlio e per rivendicare i diritti di tutti quelli come lui, definiti disabili e troppe volte lasciati al margine della società, abbandonati al proprio destino.

Fu proprio sua madre che intuì che nello sguardo di suo figlio c’erano un guizzo ed una luce particolare che ne denotava una spiccata intelligenza che non poteva e non doveva essere lasciata sopire su una sedia a rotelle tra le quattro mura di casa. Suo figlio doveva andare a scuola ed essere seguito in modo idoneo perché potesse mostrare le proprie capacità intellettive studiando come tutti gli altri. Così Fulvio fece le scuole elementari e medie affiancato da un insegnante di sostegno; alle superiori dietro insistenza della madre ottenne uguale supporto e grazie all’impegno e dedizioni dei suoi insegnanti il giovane riuscì a sostenere brillantemente la prova di maturità, compresa quella orale. Da qui la scelta di seguire gli studi universitari presso il Dipartimento di Fisica Nucleare fino al conseguimento del titolo di dottore in Fisica nucleare con 108/110. Da lì il desiderio di proseguire gli studi come ricercatore, ma la strada aveva un ostacolo insormontabile: per diventare ricercatore bisognava presentare un certificato di sana e robusta costituzione che Fulvio non poteva avere.

Lunetta Savino, protagonista della fiction televisiva

Anche questa volta la caparbietà e la tenacia della madre Lucia fu determinante per raggiungere l’agognato obiettivo. Era il 1995 quando Fulvio Frisone iniziò a lavorare come ricercatore nel dipartimento di Fisica e astronomia dell’Università di Catania dove continua ad occuparsi di fusione fredda. La sua fama ha superato i confini nazionali ed ha partecipato a numerose conferenze in Russia, Cina, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti. La sua attività di ricerca nel dipartimento di Fisica e astronomia dell’Università di Catania si è concentrata sulla fusione fredda, una fonte di energia pulita, e le sue scoperte sul tema lo hanno reso famoso a livello internazionale. Tra i suoi studi anche i fattori inquinanti che possono determinare dei buchi neri nell’atmosfera e alcune ricerche sulla possibilità di produrre energia nucleare pulita escludendo le scorie radioattive. Nel 2001 gli venne offerto un posto di ricercatore nell’Università dell’Illinois, ma egli preferì restare nella sua terra di Sicilia.

Nel 2005 la Regione Sicilia istituì, intitolandola proprio a Fulvio Frisone, una Fondazione con il fine di favorire il più ampio diritto alla formazione culturale e scientifica, nonché l’attività di ricerca nel settore della fisica nucleare. Nel 2006 fu ospite e premiato nell’ambito della manifestazione “E li chiamano disabili” dal libro del compianto Candido Cannavò. Fu ospite assieme ad Annalisa Minetti, Simona Atzori, Felice Tagliaferri e Rita Coruzzi. La manifestazione aveva lo scopo di far comprendere come la diversità non sta in se stessi e nemmeno nelle persone che si frequentano o semplicemente si incontrano lungo il proprio cammino. Essa è da ricercarsi nel modo in cui ciascuno guarda l’altro perché è proprio nel modo in cui si guardano le cose che sta il loro significato intrinseco. In quell’occasione, così racconta Luigi Ruggeri, organizzatore della manifestazione, Fulvio riuscì anche a farsi capire dal pubblico quando espresse tutta la sua determinazione nell’affermare che la disabilità non rende diversi nel cuore, nei desideri e nelle aspettative e che nell’intimo siamo tutti uguali, degni di rispetto e considerazione. Bastano uno sguardo e poche parole per esprimere tutto questo. Fulvio ci è riuscito.

Ma come sta oggi Fulvio Frisone? Che vita conduce? Una vita piena e soddisfacente fatta di piccole lotte quotidiane con la propria disabilità alleggerite dalla presenza di persone che lo assistono giorno dopo giorno, una vita costellata da risultati positivi e gratificanti nel campo lavorativo e da ore piacevoli trascorse con i propri hobby come la pittura e la poesia. Una storia esemplare, quella di Fulvio Frisone, su cui sono stati scritti diversi libri da cui è stato tratto un film: “Il figlio della luna”, girato nel 2006 dalla Rai e trasmesso su Rai 1 la scorsa settimana. Magistrale l’interpretazione di Lunetta Savino nei panni di mamma Lucia che ha saputo rendere appieno la grinta e la forza di una donna che ha dato tutta se stessa per dare una vita “normale” al proprio figlio disabile, lottando anche perché avesse una vita sessuale come tutti gli esseri umani, sfidando le autorità e risvegliando le coscienze. Nel libro di Laura Anello (2005) “Amore di madre” che racconta la storia di Fulvio e di sua madre Lucia, sono contenuti come introduzione ad ogni capitolo i componimenti poetici scritti in età giovanile dallo stesso Fulvio. Il primo capitolo inizia così “Amore, vieni vicino a me perché ti voglio bene così tanto da morire in te”. E questa è davvero una grande storia d’amore tra una madre coraggiosa ed un figlio speciale.

Margherita Bonfilio

Nell’immagine di copertina, Fulvio Frisone con mamma Lucia

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