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“Baby brain”, incinta con la memoria corta

di | 2026-04-26T01:25:03+02:00 26-4-2026 0:15|Attualità, Sezione 4|0 Commenti

ROMA – Quante donne, in gravidanza, affermano di avere difficoltà nel concentrarsi e ricordare le cose? Tutta colpa del “baby brain”, un particolare deficit di memoria e attenzione, che porta a dimenticanze e distrazioni tipiche delle donne in dolce attesa. Ma si tratta di una manifestazione naturale e necessaria per processare informazioni utili (e far crescere meglio il proprio bambino) o è una sorta di riassetto delle funzioni cerebrali? Tutto ciò è ancora in fase di studio, quel che è certo è che non si tratta di stanchezza o pura suggestione, ma di un fenomeno reale, destinato a scomparire dopo la fine della gravidanza. Insomma, un evento normale e comune tra molte donne.

Il “baby brain” non è né stanchezza né suggestione

Ogni gravidanza porta con sé cambiamenti ormonali significativi, che possono influire sulle funzionalità cognitive e mnemoniche. Secondo la ricerca condotta dalla Deakin University, che ha esaminato le funzioni congnitive di numerose donne (circa 700 in dolce attesa e più di 520 non ancora in gravidanza), è emerso che i risultati peggiori, più o meno marcati in base al mese di gestazione, appartenessero proprio alle donne incinte. “Le dimenticanze sono aumentate sempre di più fino all’ottavo mese, poi si sono stabilizzate.

Tuttavia, qualche episodio c’è stato anche dopo il parto”, ha dichiarato una neo mamma, testimone del “baby brain” in gravidanza. In effetti, i problemi legati alla memoria sembrerebbero emergere sin dai primi mesi di gravidanza, per poi stabilizzarsi e ricomparire al termine dell’ultimo trimestre.

“Le dimenticanze sono durate fino a dopo il parto”

Alcuni recenti risultati hanno evidenziato come l’84% delle donne, circa 4 su 5, sperimenti varie difficoltà cognitive durante la gravidanza. Tra le donne in dolce attesa, infatti, una classica affermazione è: “Andando a prendere una cosa mi distraggo un attimo e, d’un tratto, mi dimentico cosa stavo per fare”. Sono tante le testimonianze di donne incinte che, per una minima distrazione, non riescono più a ricordare il perché dei loro spostamenti in casa. Ancor più significative, però, sono le loro dichiarazioni di consapevolezza nel sentirsi sempre smemorate: “Ti senti sempre fra le nuvole” oppure “Io sono una che non dimentica o perde le cose facilmente, eppure in questi mesi mi accade di continuo”.

“Ti senti sempre fra le nuvole”

Gli studi hanno rivelato che il “baby brain” non solo farebbe dimenticare dettagli quotidiani e dove vengono poggiate le cose, ma anche nomi e parole. Quante volte, in gravidanza, sono state pronunciate frasi come: “Dove ho messo il telefono” o “Dove ho lasciato le chiavi di casa”? Ma la cosa più interessante è ciò che ha ammesso una neomamma, mentre parlava apertamente dei momenti in cui non le venivano in mente le parole giuste da dire: “I lapsus erano uno dietro l’altro”. Pure i dettagli delle conversazioni, anche quelle più semplici e informali, diventano un ostacolo insormontabile in gravidanza. Ne è un esempio la testimonianza di una donna che, senza filtri, ha detto: “Non registravo neanche le cose che venivano dette durante una chiacchierata tra amici. Rimanevo a fissare le persone perché non riuscivo né a capire né a seguire il filo del discorso. Per fortuna, accanto a me, c’era mio marito, che in più occasioni mi ha aiutata a gestire questo tipo di situazioni”.

“Fissavo le persone perché non seguivo il filo del discorso”

Fortunatamente, il “baby brain” è un fenomeno del tutto transitorio, non invalidante, che scompare velocemente così come è arrivato. “Ora che ho superato la fase iniziale del post-partum mi sento notevolmente meglio”, ha confessato, infatti, una donna diventata madre poco più di un mese fa. A conferma di ciò, sono numerosi gli studi neuroscientifici che dimostrano come la gravidanza e il post-partum portino a variazioni nella densità della materia grigia. Il cervello, in qualche modo, si “specializza” nell’affrontare le nuove sfide dell’essere diventati genitori.

Genitorialità: una trasformazione biologica, emotiva e psicologica.

Ma la genitorialità, dunque, è una trasformazione biologica o un viaggio emotivo e psicologico? Forse, e non è un azzardo ammetterlo, visti i risultati scientifici a disposizione, entrambi . In fin dei conti, diventare genitori non solo lascia segni indelebili nel cuore delle mamme, ma anche nei loro cervelli. Non a caso, il “rimodellamento cerebrale materno” favorisce l’instaurazione di un forte legame madre-figlio. Non sono le mamme a dirlo e nemmeno i loro ormoni: a sostenerlo, con dati alla mano, è la scienza.

Alice Luceri

Nell’immagine di copertina, scena comune vissuta da chi è in dolce attesa e si sente smemorata

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