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L’esperienza di lavorare in un call center

di | 2019-06-02T06:40:27+02:00 2-6-2019 6:30|Attualità, Personaggi, Sezione 7|0 Commenti

FIRENZE – Una start-up ed un’agenzia assicurativa americana, due elementi base che hanno dato vita all’esperienza di Simona Cerrato (in basso, a destra), dipendente in un call center (la start-up) che si occupa di vendere assicurazioni.

Secondo la giovane si tratta di una valida alternativa al duro lavoro nei ristoranti. I requisiti richiesti sono veramente basilari: non è necessaria la laurea o un diploma, è sufficiente una buona conoscenza del pacchetto office ed un inglese a livello scolastico; utile inoltre saper utilizzare una casella di posta elettronica. L’assunzione non prevede esperienza, anche persone alle prime armi possono lavorare: “Offrono un ottimo corso di formazione prima di cominciare a mettersi all’opera”, spiega Simona.

Tutto si basa su un programma che si occupa di gestire non solo l’agenda, ma anche la telefonata dall’inizio fino al termine. Nel dettaglio sono 3 gli step che un dipendente ai call center deve seguire:

1) arrivati nella propria postazione, è necessario inserire le proprie credenziali nel computer ed organizzare tutto l’ambiente di lavoro;

2) in secondo luogo, una volta loggati, si apre una schermata con diverse sezioni, un’agenda che consente di visualizzare gli appuntamenti, uno spazio nel quale vengono organizzati i numeri da chiamare, una dashboard che mostra un riepilogo della giornata (numeri chiamati, ore di lavoro, ecc.) e infine un opzione per la pausa (tra le scelte 15 minuti ogni due ore di lavoro, completamente pagata oppure una pausa brief indetta dal team manager, pagata parzialmente);

3) infine, dopo aver visualizzato i numeri da chiamare e gli appuntamenti, l’operatore inizia a chiamare, contrassegnando ogni numero con vari flag (interessato, non interessato, da richiamare oppure contatto utile): alla risposta si apre, automaticamente, un testo guida per la chiamata, che condurrà l’operatore verso la vendita del contratto.

Quindi, un agente ai call center si occupa, principalmente, di vendere contratti in chiamata. Simona spiega che “devo insistere molto e prendermi parecchi insulti, ma questo è il mio lavoro”. Lo stipendio viene emesso ogni due mesi, la paga è pari a 6,10€ l’ora, un compenso che viene definito insufficiente da molti lavoratori dell’azienda, ma la motivazione non risiede solo nella qualità del lavoro, si tratta di ambienti amichevoli dove si trovano persone che “ti elogiano o che ti criticano, forse per invidia – afferma Simona – ma senza amore e passione per quello che fai, ogni giorno o minuto sembrano non passare mai”.

La giovane sottolinea che non è il lavoro che ama e sogna di proseguire gli studi in medicina raggiungendo la laurea, dunque vive questa esperienza come “un passatempo retribuito”, ciò che la spinge ogni giorno ad andare a lavoro sono “la parola data e l’impegno preso”.

Boris Zarcone

Nella foto di copertina, operatori al lavoro in un call center

Ciao a tutti! Mi chiamo Boris Zarcone ed attualmente studio informatica presso l’ITIS Meucci di Firenze. Avete ragione, il mio percorso di studi non ha niente a che vedere col giornalismo, ma fin da piccolo coltivo questa passione. A 14 anni apro un blog personale che tratta tecnologia, il quale mi consente di creare un minuscolo network dal quale venni contattato per scrivere in blog più grandi. Attualmente offro un contributo su Wikinotizie e scrivo per Il Punto Quotidiano.
Curo inoltre un mio blog personale nel quale tratto notizie di ogni genere.

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