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Una gita a Pompei, quando le emozioni diventano intense

di | 2024-05-02T18:16:31+02:00 5-5-2024 5:20|Sezione 5, Viaggi|1 Comment

POMPEI (Napoli) – Nell’impatto con gli alunni, con le innumerevoli e diversissime umanità che si prospettano davanti ogni mattina, nell’incontro con mondi infiniti (bellissimi o tragici che siano) si impara ad ascoltare ed abbracciare qualcosa che apparentemente non appartiene ma che, nel tempo, è diventato parte del mondo di chi scrive. Che ha intuito (per la verità gli è stato insegnato che la scuola, gli studenti, le innumerevoli difficoltà e diversità di allievi e colleghi venivano concessi con un solo scopo: non cambiare loro ma cambiare, nel senso di amare, se stessi. Tutta la realtà, del resto, è data a noi con l’intento di carpire il meglio di ciò che abbiamo o che siamo.

Organizzare una visita agli scavi di Pompei, distanti “solo” un’ora dalla scuola ha significato molto ed ha richiesto la coscienza chiara di ciò che di buono prospetta l’insegnamento in termini positivi. La cura della prenotazione, la realtà aumentata con occhiali, la fortuna di condividere il gesto con una collega ancora più appassionata alla scuola come luogo educativo, ha consentito che tutto riuscisse bene. Pompei, città sepolta e ritrovata, città che ha svelato un mondo con i suoi straordinari eccessi di bellezza e allo stesso tempo le sue grandi contraddizioni. Una vita, migliaia vite spezzate in un istante…

Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale montagna: nessun’altra pianta meglio del pino ne potrebbe riprodurre la forma. Infatti, slanciatosi in su in modo da suggerire l’idea di un altissimo tronco, si apriva in diversi rami... Il racconto di Plinio il giovane rende bene l’idea di cosa fosse successo. Ai ragazzi non si riesce a far ben capire la potenza distruttrice dell’eruzione del 79 d.C., resta però la sorpresa di vedere ville, case, negozi, affreschi, strade così ben conservate che rendono bene il concetto di come fosse organizzata la quotidianità di tanto tempo fa.

Ma che c’entra la realtà di Pompei con l’educazione e l’insegnamento? Conoscere, amare, servire: “Questa è l’insopprimibile esigenza del cuore dell’uomo, di ogni uomo che venga al mondo. Conoscere la verità, sapere le cose, sapere perché le cose esistono, sapere quale sia il senso delle cose; ma non solo saperlo intellettualmente” (Don Giussani). Ancora ora non basta conoscere la realtà, poterla abbracciare, ma la voglia è di poter amare la verità delle cose che la realtà porta. Non basta vedere le pietre, gli scavi se non ci si domanda chi ci fosse a gustarne la bellezza, chi respirava quell’aria. Gli alunni hanno avuto risposta quando, ad un certo punto, ci siamo ritrovati di fronte ai tredici corpi (calchi) che sono stati sorpresi dalla nube ardente e che ora giacciono nelle movenze, immortalate nel momento del riposo, del tentativo di fuga, nel momento della morte in una teca di vetro.

A questo punto, nella distrazione dell’arte sopraggiunge negli alunni, il silenzio. L’orto dei fuggiaschi rappresenta la testimonianza più dura e reale dell’immane tragedia che si abbatté su Pompei quel lontano 24 ottobre di 2100 anni fa. Qui, infatti, furono ritrovati ben 13 corpi delle vittime della tremenda eruzione. Un padre, una madre, degli adulti, alcuni bambini rimasti carbonizzati di cui ora immaginiamo la vita attraverso quei calchi che l’ingegnere Fiorelli ha permesso di scovare. La riproduzione, infatti, è stata possibile grazie al metodo sperimentato dall’allora direttore dei lavori (Giuseppe Fiorelli, appunto) che ebbe l’intuizione di colare nel masso di cenere che copriva gli scheletri il gesso liquido. Una volta solidificatosi, quest’ultimo, lasciava l’impronta perfetta dei corpi delle vittime e dei loro vestiti, nel momento esatto di agonia e di dolore che vissero negli ultimi istanti della loro vita.

Gli abitanti non ebbero nemmeno il tempo di scappare per mettersi in salvo, molti morirono a seguito della caduta dei tetti delle loro case, altri investiti dal potente flusso piroclastico. Proprio da questo tentativo non riuscito di scappare prende il nome l’orto dei fuggiaschi, ritrovato (dopo gli scavi iniziati nel 1748) solo nel 1961. Papa Francesco ha detto che oggi quanto mai c’è bisogno di “insegnanti capaci di dare un senso alla scuola, allo studio e alla cultura, senza ridurre tutto alla sola trasmissione di conoscenze tecniche, ma puntando a costruire una relazione educativa con ciascuno studente che deve sentirsi accolto ed amato per quello che è, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità. In questa direzione il vostro compito è quanto mai necessario”.

È questa la consegna più importante e decisiva. Una consegna da prendere quanto mai sul serio per evitare che la scuola si riduca a luogo di trasmissione di dati e di regole di comportamento. È un impegno prioritario costruire relazioni umane, perché i ragazzi oggi crescono non tanto per l’accanimento sull’istruzione o sulle regole, ma se incontrano uno sguardo di amore, una simpatia vera e gratuita alla loro umanità.

Oggi come non mai è una sfida a ritrovare la passione originaria per questo lavoro che, pur malpagato e con mille problemi, rimane bellissimo.

Innocenzo Calzone

Giornalista pubblicista, architetto e insegnante di Arte e Immagine alla Scuola Secondaria di I grado presso l’Istituto Comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Ha condotto per più di 13 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Partecipa e promuove attività culturali con l’associazione “Giovanni Marco Calzone” organizzando incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. Svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli con attività di doposcuola per ragazzi bisognosi; collabora con il Banco Alimentare per sostenere famiglie in difficoltà. Appassionato di arte, calcio e musica rock.

One Comment

  1. Liliana Ciaccia 5 maggio 2024 at 11:12 - Reply

    Molto toccante

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