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Troppi allerta meteo per un Paese fragile

di | 2019-03-17T10:30:20+01:00 17-3-2019 6:10|Attualità, Sezione 3|0 Commenti

NAPOLI – Martedì 12 marzo il Comune di Napoli dirama l’ennesima chiusura di tutte le scuole per l’allerta meteo. La protezione civile lancia l’allarme di un tempo avverso che mette a rischio l’incolumità del cittadino. Il sindaco, responsabile della salute pubblica, si assume la responsabilità di prendere una decisione cautelativa. La morte dell’universitario per la caduta di un albero a Fuorigrotta a seguito di un forte temporale il 29 ottobre dell’anno scorso, è senz’altro la matrice di questa decisione.

La chiusura delle scuole, però, non basta a mettere al sicuro i cittadini se in questo paese non si smetterà di gridare: “Al lupo! Al lupo!” dopo che le pecore sono uscite. Da troppi anni gli enti locali e la politica nazionale non stanziano fondi per la manutenzione del territorio. Un territorio fragile, il nostro, che non regge i cambiamenti climatici a cui il Sud non è abituato. Ma anche considerando tutte le labili attenuanti, non è giustificabile non fare scuola per così tanti giorni: pare che nessuno (insegnanti, genitori ed alunni stessi) si preoccupi minimamente di un danno al tempo-scuola, ad una continuità di ritmo di apprendimento che tutte queste interruzioni comportano.

Nella città di Napoli, quante scuole sono collocate in edifici non nati con questa funzione? Soprattutto nel centro storico caratterizzato dalle grandi insule ecclesiali, molte scuole sono sistemate in luoghi non del tutto sicuri. In un territorio come il nostro ad alta densità di popolazione, dove le prove di evacuazione per traffico e mancanza di spazi ampi, diventano più pericolose dell’eventuale evento stesso. Quanta scarsa importanza si dà al luogo in cui i nostri figli trascorrono il più alto numero di ore? Spesso in aree a rischio tra i giovani, si auspica giustamente il tempo pieno, ma non ci si attrezza per dare a quei luoghi degna abitazione e diversificazione di spazi per funzione.

I pochi spazi verdi della città, i polmoni necessari di ossigeno, paradossalmente diventano insicuri per il facile sradicamento degli alberi. In tutto il Bel Paese la natura sembra ribellarsi all’oppressione dell’asfalto o al disboscamento selvaggio che non si preoccupa di ergere argini di contenimento, o di straripamenti di fiumi le cui sponde sono occupate da abitazioni. E dove si pensa alla sicurezza per un eventuale ma impossibile piano di evacuazione in caso sventurato di risveglio del Vesuvio dopo che interi paesi sono stati costruiti selvaggiamente alle sue pendici?

Tutte le sciagure in questo paese in tutta la sua lunghezza non sono causate dalla natura che segue il suo corso. Eppure, l’uomo non riesce a dominarla se non utilizzando la sua intelligenza che si mostrerebbe proprio investendo seriamente sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza dei territori.  E se l’allerta meteo dovesse essere espediente per sbloccare fondi da realizzare per la sicurezza?  Allora forse varrebbe anche la pena saltare qualche lezione con la sicurezza che sia un’emergenza che non duri per sempre.

In un luogo sicuro non temeremmo la pioggia, il mare in tempesta o un terremoto, non dovremmo veder crollare un ponte o sprofondare una strada al passaggio di un tir se riprendessimo la stessa cura ed attenzione usata dai nostri avi i cui ponti resistono ancora oggi dopo secoli.

Angela Ristaldo

Sono un’insegnante di scuola primaria, laureata in lingue, da anni mi occupo del giornale scolastico con un gruppo misto di alunni dai 10 ai 13 anni. Vivo a Napoli ed insegno in una scuola cosiddetta ‘a rischio’; ma ritengo che l’unico rischio che si corre sia non educare alla bellezza e al positivo che c’è ovunque. Amante dell’ Arte e curiosa della realtà che ci circonda.

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