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La delizia del Tiramisù, il “Viagra dei nonni”

di | 2022-06-19T10:54:45+02:00 19-6-2022 6:10|Enogastronomia, Sezione 3|0 Commenti

NUORO – Ne esistono di forme e consistenze diverse, dai classici al caffè a quelli più esotici alla frutta. I dolci chiamati semplicemente Tiramisù è raro che manchino nelle tavole degli italiani e tutti i ristoratori sono soliti proporli a fine pasto nei loro menù, almeno nella variante tradizionale. Il Tiramisù è un prelibato dolce al cucchiaio, delizia di grandi e piccini, un cremoso che si scioglie in bocca, un vero e proprio piacevolissimo shock per le papille gustative. Il Tiramisù è oggi uno dei dolci più diffusi al mondo, addirittura la quinta parola della cucina italiana più conosciuta all’estero, la prima per i dolci.

Il termine, di origine trevigiana, dal dialetto “Tireme su”, significa rinforzare il corpo, tirarlo su dalle fatiche e, in effetti, per la genuinità degli ingredienti necessari alla sua composizione e per l’effetto che reca al corpo è stato quasi banale italianizzarlo in Tiramisù negli ultimi decenni del 1900. Il Tiramisù nasce a Treviso nella seconda metà dell’Ottocento. Le sue origini sono contadine e rimandano allo “Sbatudin”, il ricostituente di un tempo. Un uovo fresco raccolto dalle galline che giravano per i cortili delle case rurali, dello zucchero e olio di gomito per farlo bello cremoso. Lo “Sbatudin” era così cremoso, profumato e colorato di un colore giallo intenso, che ai più piccoli sembrava di vederci addirittura dentro il sole.

Già alla fine del Settecento e per tutto l’Ottocento si preparava questa super calorica ed energizzante crema che, in ogni famiglia, poteva essere personalizzata con l’aggiunta di un dito di caffè preparato con la vecchia moka o con un abbondante cucchiaio di Marsala o vino bianco. I più ghiotti ci immergevano con grande golosità biscotti savoiardi che si tuffavano nella crema per poi sciogliersi dolcemente in bocca. Col tempo lo “Sbatudin” ha iniziato ad arricchirsi di svariati ingredienti (la ricotta, il burro, la panna, i biscotti, il cacao) e così la primordiale ricetta si è evoluta e perfezionata nel tempo trasformandosi nel Tiramisù che noi tutti conosciamo. Una tradizione locale, tramandata oralmente, riporta che il Tiramisù sarebbe stato ideato da una “maitresse”, tenutaria di una casa di tolleranza situata nel centro storico di Treviso.

Si racconta che la signora avesse ideato questo dolce come sorta di afrodisiaco e corroborante da offrire ai propri clienti spossati dalle prestazioni amorose e che necessitavano di nuove forze ed energie per rincasare e affrontare la propria coniuge una volta in casa. Quando gli uomini scendevano le scale del bordello un po’ affaticati, la procace maitresse preparava questo dolce ammonendoli in questo modo: “Desso ve tiro su mi “. Da qui l’origine del nome del dolce e forse anche della prima forma di “viagra naturale e super genuino”, altro che pillolina blu.

Ma chi ha inventato il Tiramisù e per la prima volta l’ha messo in tavola alla fine di un pasto? Si chiamava Ado Campeol ed era il proprietario del ristorante “Le Beccherie” di Treviso, ed è lì che nel 1970 è nato il tiramisù, certificato successivamente dall’Accademia italiana della Cucina con tanto di atto notarile. Gli ingredienti sono mascarpone, uova, zucchero, savoiardi, caffè e cacao in polvere. Occorre montare tuorli d’uovo e zucchero, poi aggiungere il mascarpone e gli albumi d’uovo montati. Si inzuppano i savoiardi nel caffè e si alternano con gli strati di crema, spolverando alla fine con il cacao. La crema deve rimanere morbida e soprattutto abbondante, e non deve essere completamente assorbita dai savoiardi. La preparazione del dolce è facilissima, non occorre essere uno chef per ottenere un delizioso impasto.

Nel corso dei secoli il Tiramisù non viene ricordato nei libri fino alla seconda metà del ‘900, forse per vergogna, data la sua origine, o per finto perbenismo. Dalla nascita ai nostri giorni ne ha fatta di strada. Il dolce dei giorni nostri è un’evoluzione del tradizionale trevisano, ed è un dolce anche per i bambini perché la ricetta tradizionale non contiene liquore. Negli anni ‘90 il Tiramisù è diventato un dolce cult e da allora abbondano le versioni alternative con liquore e cioccolato, con il pan di Spagna, con i Pavesini, con le fragole, l’ananas o il kiwi, con il gelato, il limoncello, lo yogurt nuove forme e rivisitazioni di un dolce inimitabile e soprattutto intramontabile.

La storia di questo dolce fa riflettere non solo sul piacere del palato ma, soprattutto, su come sia possibile nobilitare cibi poveri che, se magistralmente lavorati in cucina, permettono di ottenere delle vere e proprie prelibatezze degne di un re.

Virginia Mariane

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