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Quegli angeli con un cromosoma in più

di | 2018-10-16T19:03:11+02:00 21-10-2018 6:05|Attualità, Sezione 2|0 Commenti

NAPOLI – Ognuno di noi è unico a questo mondo, e quindi “diverso” dagli altri. Diverso per aspetto fisico, per indole e per inclinazione. Ognuno alla ricerca di dare senso alla vita, unica e irripetibile. Ognuno nel seguire il proprio percorso che alcuni credono predestinato. Nascere in un paese invece di un altro è già una caratterizzazione, nascere poi con un cromosoma in più ti sconvolge la mappa genetica e la famiglia che ti accoglie. La nascita di un figlio Down  può essere senza dubbio sconcertante all’inizio, perché la sua diversità è già chiara nei suoi tratti somatici. Eppure questo che può essere uno svantaggio,  permette di accettare da subito che tuo figlio sarà evidentemente, anche agli occhi del mondo, un bambino bisognoso di attenzioni speciali. Accettare che il proprio figlio non è perfetto è il primo passo per la rinascita verso la consapevolezza che ogni suo passo sarà una conquista.

L’errore genitoriale delle nuove generazioni sta proprio nel non riconoscere ed accettare le imperfezioni del proprio figlio “normodotato”, caricandolo, sin da piccolo, delle proprie aspettative di perfezione. Invece i bambini dalla trisomia genetica sono accomunati certo da questa diversità, ma non sono livellati in un’unica categoria, come si può erroneamente pensare: ognuno, come tutti, ha il suo percorso, vissuto, indole che lo rende unico. Sono speciali perché angeli in terra e chi ha la fortuna di incontrarli nella propria vita sa che è così. Nella loro voglia di vita, entusiasmo, consapevolezza dell’essere semplici senza dietrologie, malvagità o retropensiero si approcciano senza difese, le stesse che ognuno di noi mette in atto per essere uno, nessuno o centomila; loro si presentano con la genuinità disarmante che disarma.

Frequentando un bambino o un ragazzo Down pensando di essere di aiuto, ti accorgi che sei tu che ne hai bisogno, automaticamente diventi una persona migliore ecco perché sono angeli. E calando ogni tua sovrastruttura assorbi la loro energia positiva, hanno le soluzione ai tuoi problemi perché la soluzione è sempre a portata di mano, ma non la vedi perché è la più semplice. Pensare di selezionare le nascite per evitare la vita di persone ‘imperfette’ ricorda antiche ombre che inneggiavano alla razza pura, ma la perfezione è innaturale, disumana perché non cede il passo all’anima che è la vera essenza. Chi ragiona così è perché non ha mai incontrato un angelo, non lo ha mai ascoltato o guardato negli occhi, non ha mai avuto a che fare con la dolcezza senza alcuna ritrosia o retropensiero strategico.

Lo sanno bene alcuni genitori che si sono associati dando vita e forma alla Bottega dei Semplici Pensieri, un’Associazione di Volontariato senza fini di lucro. Opera dal 2012 a Quarto, provincia di Napoli ed è iscritta nel registro delle Associazioni O.D.V. della Regione Campania, del Comune di Pozzuoli (Na) e del Centro Servizi per il Volontariato di Napoli. L’attuale presidente dell’Associazione è Mariolina Trapanese, madre di uno dei ragazzi de La Bottega. L’Associazione non si fonda su una politica assistenzialista e fine a se stessa, ma punta all’individuazione delle capacità personali dei ragazzi allo scopo di formarli professionalmente per avvicinarli al mondo del lavoro, con l’obiettivo di un inserimento sociale concreto. Tale inserimento intende restituire ai giovani dignità e valore, rendendoli individui partecipi e non solo spettatori del proprio tempo. Fondamentale, quindi, oltre alla formazione e al contatto con le aziende e con i contesti sociali del territorio, è la creazione di eventi di promozione e raccolta fondi per il finanziamento delle stesse attività de La Bottega, in cui i ragazzi sono protagonisti.

Tra le varie iniziative, gestiscono a turno un bar all’interno di una scuola superiore per dare concretezza al senso di integrazione tra pari, dove i margini di diversità si assottigliano in nome di una relazione umana e quotidiana. Valore aggiunto sono il sorriso e l’entusiasmo di esserci ed essere professionali in un compito da portare a termine con caparbia precisione. Queste attività, laddove non rappresentano concretamente l’obiettivo di inserirli in maniera stabile in un contesto di lavoro, rappresentano ugualmente una sorta di “percorso terapeutico”, favorendo l’acquisizione da parte dei ragazzi di maggiore indipendenza e autostima. Tali eventi sono fondamentali anche per il contesto sociale stesso, che in queste occasioni sta imparando a integrare i ragazzi de La Bottega in maniera partecipativa, affidando loro un ruolo ed un compito da svolgere in autonomia, senza discriminarli o isolarli. Un percorso che si pone in controtendenza rispetto alle convenzioni sociali attuali che producono solo isolamento dei ragazzi down e con lievi ritardi rispetto a contesti normodotati. Presso la sede dell’Associazione si svolgono percorsi creativi e di formazione, laboratori che diventano occasioni per imparare in tanti campi diversi, dalla cucina all’arte, dal cucito al filato, e comunque costituiscono un modo costruttivo di stare insieme.

I ragazzi della Bottega sono un esempio, una buona pratica di come si possa e si debba vivere la diversità come potenzialità: l’affermazione forte di questi ragazzi, fuori dall’età scolastica, che non chiedono pietismo o assistenzialismo, ma dignità di un lavoro che li integri nel tessuto sociale a pieno titolo.

Angela Ristaldo    

Nella foto di copertina, Roberto: fa il barman in uno dei principali bar di Pozzuoli 

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