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Morti sul lavoro, una strage italiana

di | 2019-05-03T12:35:17+02:00 5-5-2019 6:00|Attualità, Sezione 1|0 Commenti

PALERMO – “Chi non lavora non fa l’amore”: questo il ritornello dell’accattivante motivetto con cui Adriano Celentano e la moglie Claudia Mori si aggiudicarono nel 1970 la vittoria a Sanremo. Anche oggi i disoccupati hanno una vita dura, con l’unica paradossale consolazione di non rischiare di morire… di lavoro. Se si scorrono infatti i dati relativi alle cosiddette “morti bianche”, pur se in diminuzione rispetto agli anni ’80 e ’90, i caduti sul lavoro in Italia continuano a essere in media circa due al giorno. Ecco le cifre, relative agli ultimi quattro anni: 878 morti nel 2015, 749 nel 2016, ben 1029 nel 2017, 703 nel 2018.

Dall’inizio di quest’anno, alla data del 25 aprile, si contano già 205 lavoratori deceduti sui luoghi di lavoro.  Dall’1 gennaio 2008, a fornire in merito dati inoppugnabili e statistiche complete è l’Osservatorio indipendente di Bologna, curato da Carlo Soricelli, metalmeccanico in pensione che ha dedicato l’autorevole sito alla memoria della dolorosa tragedia accaduta nella fabbrica ‘Thyssenkrupp’ di Torino, dove il 6 dicembre 2007 morirono sette  lavoratori.

Nel numero dei caduti non sono conteggiati coloro che perdono la vita durante il tragitto per raggiungere il posto di lavoro, altrimenti si arriverebbe a quasi 1.500 decessi all’anno. Anche senza quest’aggiunta, dal 2008 al 2018 sono morti oltre 15.000 lavoratori, un numero pari agli abitanti di una media cittadina italiana. Qualche sorpresa la riservano i settori dove, nel 2018, si sono verificati i decessi: l’agricoltura, che detiene il triste primato del 33,3% dei morti sul lavoro (ben 149 gli agricoltori che hanno perso la vita guidando un trattore);  l’edilizia, con il 15,2% (categoria che, forse a causa della crisi del settore, registra un calo di oltre il 5% rispetto al 2017); l’autotrasporto, con il 12,1%; l’industria,  con il 7,8% delle vittime. Le restanti morti bianche, complessivamente circa il 32%, sono quasi tutte costituite da lavoratori che lavorano in appalto: dipendenti di altre aziende, spesso artigianali, che muoiono per infortuni nelle aziende stesse. Tale imponente cifra residua comprende anche i carabinieri e i vigili del fuoco che hanno perso la vita nell’esercizio delle loro funzioni, per proteggere i cittadini. Nel 2018, le regioni dove ci sono stati più morti sono state la Lombardia, il Veneto, la Campania, l’Emilia Romagna e il Piemonte; i lavoratori stranieri deceduti sono stati il 7,1% del totale.

Un dato ulteriore riguarda l’età delle vittime di infortuni: perdono la vita sia molti giovani tra i 18 e i trent’anni, sia i lavoratori anziani: il 27% di tutti i morti sui luoghi di lavoro hanno dai 61 anni in su. Un appello accorato dunque alla politica e alle Istituzioni perché venga promosso e tutelato il diritto alla lavoro e alla sicurezza: che ci sia lavoro per tutti, ma che di lavoro si possa vivere e non morire.

Maria D’Asaro

 

Già docente e psicopedagogista, dal 2020 giornalista pubblicista. Cura il blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com. Ha scritto il libro ‘Una sedia nell’aldilà’ (Diogene Multimedia, Bologna, 2023)

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