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La vicenda di Tatiana scatena i “guardoni”

di | 2025-12-11T20:20:48+01:00 14-12-2025 0:10|Attualità, Sezione 3|0 Commenti

NARDO’ – Una società di guardoni. Se un alieno approdasse dalle nostre parti e guardasse la televisione e leggesse i giornali, dando anche uno sguardo ai social, si farebbe di sicuro questa idea. Il fatto di Nardò fotografa la nostra comunità in maniera impietosa. In sintesi: nella cittadina pugliese, una ragazza di 27 anni, di nome Tatiana (curioso: ricorda il re dei Sabini, Tazio ed il ratto delle donne della sua tribù ad opera dei romani intenzionati a rimpolpare la scarsa popolazione delle origini) sparisce. La famiglia, dopo quattro giorni, presenta una doverosa denuncia alle autorità, facendo scattare le indagini. Tra la gente del posto, ed a seguire, di ogni angolo d’Italia, si scatena il panico: un caso di sequestro di persona? Una violenza sessuale? O peggio ancora: un ennesimo femminicidio?

Televisioni e giornali inviano reporter e troupe nella cittadina leccese (poco più di trentamila abitanti) per tenere informata l’intera comunità nazionale. Dopo altri giorni (una dozzina in tutto) si scopre che la verità risulta molto meno preoccupante: Tatiana, tra l’altro studentessa di psicologia, ha inteso, con il suo allontanamento – d’accordo: un poco improvvido – “isolarsi dal mondo” per un poco. La vicenda, a quel punto, avrebbe dovuto sgonfiarsi e rientrare. Trattandosi di una scelta del tutto personale. Privata. Invece il pubblico (e non solo) continua a ravanare sugli avvenimenti e pretende di sapere come Tatiana abbia trascorso i suoi giorni nel monolocale spartano del fidanzato, Dragos Gheomescu, trenta anni. Insomma: telespettatori e lettori vogliono mettere l’occhio nel buco della serratura per conoscere i fatti privati dei due innamorati. Pretendono una sorta di “Grande fratello” (che tanto successo ha ottenuto su una certa fetta di teleutenti) più vero e genuino.

Che la parola passi ai sociologi. I quali dovranno spiegarci del perché una moltitudine, sempre più ampia, di persone, desidera farsi… i fatti degli altri. Per il resto vale fare, almeno un accenno, al rischio corso da Dragos, finito nel mirino di alcuni scalmanati, i quali – ritenendo che il giovane avesse avuto un ruolo nella “scomparsa” della loro concittadina – stavano organizzando un raid per farsi giustizia da soli. Auguriamoci, che quanto meno, questa vicenda aiuti a far conoscere Nardò agli italiani.

Al museo archeologico di Taranto è conservato ed esposto un frammento di ceramica di un vaso di origine messapica (VI-V sec. a.C.) trovato in località Soleto dagli archeologi. E poi in questo centro del Salento ci sono da ammirare palazzi, masserie e varie chiese (tra cui quella a San Trifone, eretta a favore del santo che avrebbe miracolosamente fermato una invasione di bruchi nelle campagne circostanti).

Franco D’Attoma, presidente del “Perugia dei miracoli” ed industriale, originario di Conversano, ad un centinaio di chilometri da Nardò, raccontava agli amici anche vicende singolari del paese, dominato dai Duchi di Acquaviva. Singolare l’amministrazione della giustizia di un rappresentante di questa casata (siamo tra il Quattrocento ed il Cinquecento) che, per fermare una ribellione, accompagnato da una masnada di soldatacci, impiccò il sindaco, un buon numero di cittadini e persino quattro sacerdoti, rase al suolo le case dei rivoltosi più in vista e sparse, come fecero i romani a Cartagine, il sale sulle rovine.

Queste storie giornali e Tv non ce le hanno narrate. Potevano risultare interessanti. La “pruderie” tira più della cultura. Così va il mondo.

Elio Clero Bertoldi

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