MILANO – “Tutto il divino scintillava in Modigliani, solo attraverso una tenebra. Era diverso, del tutto diverso da chiunque al mondo. La sua voce mi rimase in qualche modo per sempre nella memoria”. Queste le parole della più prestigiosa rappresentante della poesia russa novecentesca, Anna Achmatova, che ricordava, nel 1958, il grande pittore, suo grande amore di gioventù, nel volume “Le rose di Modigliani”. Lui, pittore e scultore, si formò in Italia da autodidatta, fino a quando non giunse a Parigi nel 1906. La città francese era all’epoca la capitale europea delle avanguardie artistiche ed egli entrò in contatto con personaggi come Pablo Picasso, Maurice Utrillo, Max Jacob, Jacques Lipchitz, Chaïm Soutine, oltre che altri importanti scrittori e poeti.

L’autoritratto di Amedeo Modigliani
Lei, Anna è in viaggio di nozze a Parigi con il poeta e critico Nikolaj Gumilëv, fondatore del movimento culturale acmeista. È il 1910, quando nel famoso locale “La Rotonde”, lo sguardo della poetessa intreccia per la prima volta con quello di Modì, il pittore livornese, celebre per i suoi sensuali nudi femminili e per i ritratti caratterizzati da volti stilizzati, colli affusolati e gli sguardi spesso assenti. Sboccia così tra i due giovani una profonda simpatia e amicizia (forse amore?) che si consumò nelle tante ore passate a spasso per la città, tra visite al Louvre e poesie di Verlaine recitate sulle panchine del Luxembourg.

Anna ritratta da Modigliani
Lei era ritenuta una delle donne più incantevoli del suo tempo: il corpo sottile e slanciato, gli occhi penetranti e malinconici e il fascino sensuale di una femminilità. Modí si presenta a lei, donna dai lineamenti tanto eleganti, mostrandole i pochi segni appena tracciati a matita sul suo blocco con la promessa, rincontrarsi l’indomani. Seguono pochi rapidi incontri, terminati con lo scambio degli indirizzi. Solo l’anno successivo Anna torna a Parigi per poter riassaporare a pieno quel rapporto così bruscamente interrotto. In quelle settimane Modigliani realizza sedici disegni e alcune sculture di Anna, spediti successivamente a Pietroburgo. Il fato vuole che soltanto uno tra questi fogli, custodito con grande amore dalla donna, sia sopravvissuto al fermento distruttore della Rivoluzione d’Ottobre e della guerra civile.

Così Amedeo ritraeva Anna
Anna sarà rappresentata nelle sue opere, silenziosa e toccante, con nota poetica dall’eleganza sfuggente e misteriosa che contraddistinguerà l’opera pittorica dell’artista livornese. L’intensità ammaliante dei colori si aggiungerà ad una figura femminile la cui enigmatica assenza è già compiuta. “Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi” è la firma distintiva del pittore che predilige quadri che ritraggono donne dai lunghi colli affusolati come quelli dei cigni, il profilo quasi siamese e gli occhi a mandorla rovesciati all’interno. Quegli occhi senza pupille scrutano e affascinano perché sembrano riverberare tutta l’inquietudine di un’anima mai davvero domata.

Uno dei famosi nudi di Amedeo Modigliani
Anna e Amedeo resteranno vicini solo per via epistolare, con una guerra che incombeva sia in Europa che in Russia, per cui lui le scriveva: “Gli altri mondi erano il nostro rifugio. Che c’importa di questa terra, della Russia o di Parigi, delle città che ci costringono ma non ci comprendono”. Rimasti lontani, nel 1918, Modigliani conobbe colei che sarebbe diventata la sua musa ispiratrice: Jeanne Hébuterne, l’unica donna di cui dipinse gli occhi. Un quadro senza mistero che conserva gli occhi di Jeanne. E quegli occhi sono blu.
Di Anna Achmatova e Amedeo Modigliani resta, invece, il ricordo di un affascinante storia tra le due anime sensibili, un incontro fertile per l’arte di inizio Novecento, che permette di sognare per un istante l’amore puro: fatto di sguardi, sentimenti e complicità.
Claudia Gaetani
Nell’immagine di copertina, il pittore livornese Amedeo Modigliani

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