MILANO – Cosa c’è di più affascinante di guardare una persona negli occhi, essere attratti dalla sua anima che passa attraverso lo sguardo. Gli occhi comunicano e affascinano con i loro misteri. L’iride, ossia la sottile membrana colorata che regola il passaggio della luce, prende la sua origine dal greco iris (arcobaleno). Una membrana pigmentata, che può presentare i colori più disparati – e da cui dipende il colore dell’occhio come comunemente inteso. Talmente affascinante l’osservazione dell’occhio e il suo iride che nacque l’iridologia che affonda le sue radici antiche nella medicina tradizionale cinese e indiana, ma la sua forma moderna è nata in Europa nel XIX secolo.
La pratica si basa sull’osservazione dell’iride per valutare lo stato di salute generale, sebbene sia considerata una disciplina olistica priva di validità scientifica. I primi cenni di osservazione dell’occhio per scopi diagnostici risalgono all’antica medicina orientale, dove l’occhio veniva suddiviso in zone collegate agli organi interni. Nell’antico Egitto si trovano riferimenti all’analisi oculare in diversi papiri storici, legati anche al simbolismo dell’occhio di Horus. Così come in Mesopotamia, gli astronomi babilonesi associavano i segni nell’iride alla volta celeste e agli organi del corpo umano. Il medico ungherese Ignaz von Peczely (XIX secolo) è considerato il padre dell’iridologia moderna e delineò la prima mappa iridologica. La leggenda narra che l’intuizione nacque quando, da bambino, notò una macchia scura nell’iride di un gufo che aveva appena catturato e che presentava una zampa spezzata.
La disciplina si sviluppò principalmente in Germania grazie a pionieri come Nils Liljequist e il pastore Emanuel Felke. Negli anni ’50 e ’80, studiosi come l’americano Bernard Jensen e il tedesco Joseph Angerer hanno integrato e modernizzato le mappe, unendo l’iridologia classica alla naturopatia e alla biochimica. Bernard Jensen affermava che “il tuo corpo è il tempio della tua anima. Trattalo con rispetto, nutrilo con amore e ascolta i suoi bisogni”. Questi e altri suoi pensieri si concentrano sull’importanza della disintossicazione e dell’alimentazione naturale per il recupero dell’energia vitale. Allargando il campo si giunge all’iridologia animica che è, invece, la branca olistica che unisce l’iridologia tradizionale alla naturopatia evolutiva.
Attraverso l’osservazione dell’iride, si propone di mappare non solo lo stato di salute fisica, ma anche i blocchi emotivi, le predisposizioni spirituali e le caratteristiche profonde dell’individuo. Questa pratica si basa sull’idea che l’iride rifletta le esperienze, i traumi passati e il vissuto interiore. I sostenitori ritengono che i segni, le macchie e le sfumature di colore presenti nella parte colorata dell’occhio costituiscano un vero e proprio “alfabeto” dell’anima. La trama e il colore dell’iride vengono interpretati per comprendere i disagi psicofisici. Si cerca di collegare un disturbo organico o comportamentale alle cause psichiche ed emozionali che lo hanno generato. Lo scopo non è diagnosticare malattie, ma aiutare la persona a ritrovare l’equilibrio e a comprendere la propria autenticità e il proprio potenziale.
L’iridologo è un professionista olistico che analizza la struttura, il colore e le alterazioni dell’iride e della sclera per valutare la costituzione fisica e le predisposizioni dell’organismo. Attraverso mappe iridologiche, individua le aree di squilibrio energetico, stress o accumulo di tossine. Utilizza strumenti specifici come l’iridoscopio o macchine fotografiche digitali ad alta risoluzione per fotografare e ingrandire l’iride. Interpreta segni, macchie e solchi sull’iride per mappare il livello di vitalità, le carenze e le vulnerabilità dell’organismo. Elabora, suggerisce abitudini di vita, integrazioni naturali, idratazione e correzioni alimentari. Non è un metodo scientifico, ma sicuramente un sollievo per una mente affollata dai problemi, dalla stanchezza, che trova in uno studioso della materia un piacevole conforto per l’anima.
Claudia Gaetani

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