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In Sicilia sulle tracce di Pirandello e Camilleri

di | 2023-08-24T20:02:19+02:00 27-8-2023 5:35|Sezione 8, Viaggi|0 Commenti

PALERMO – Sulla Strada Statale 640, in un’area di circa sessanta chilometri, si concentrano i paesi natali di cinque grandi scrittori siciliani: Rosso di San Secondo, Leonardo Sciascia, Antonio Russello, Luigi Pirandello, Andrea Camilleri, nati rispettivamente a Caltanissetta, Racalmuto, Favara, Agrigento e Porto Empedocle; mentre a Palma di Montechiaro, a circa 25 chilometri da Agrigento, ci sono i luoghi narrati da Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo. Qualche anno fa, infatti, la Statale è stata ribattezzata ‘La Strada degli scrittori’.

Andrea Camilleri

“Visitare i luoghi natali dei grandi autori lungo ‘La Strada degli Scrittori’ potrebbe essere un’opportunità per valorizzare il territorio attraverso la letteratura – ha sottolineato il 27 luglio scorso Danilo Verruso, dell’Associazione ‘Oltre Vigata’, ai microfoni del TG regionale siciliano – Qui a Porto Empedocle Andrea Camilleri potrebbe diventare la locomotiva per uno sviluppo economico legato fortemente alla cultura”.

Sceneggiatore e regista prima ancora che scrittore, Andrea Camilleri, nato nel 1925 nel comune che, prima del 1863, si chiamava Molo di Girgenti, morto nel 2019, affermava: “C’è un posto in Sicilia che io amo particolarmente perché ci sono nato e perché ha ispirato molti dei miei libri. Questo posto di mare davvero straordinario per via della sua storia e della sua cultura e che considero un po’ la mia Vigata si chiama Porto Empedocle”.

E a Porto Empedocle/Vigata, oltre a bar e ristoranti che ricordano lo scrittore e le sue storie, si trovano alcuni luoghi narrati nei suoi libri: il piccolo, tozzo castello divenuto prigione al tempo dei Borboni, le cui tristi vicende sono magistralmente narrate nel libro/inchiesta La strage dimenticata, il porto stesso, luogo cardine delle vicende che si leggono nel romanzo Un filo di fumo; in paese, sono riconoscibili anche il vecchio deposito di legnami descritto ne La concessione del telefono e l’antica fermata del pullman di cui si parla ne La gita a Tindari, come ricorda Giuseppina Baglio, anche lei componente di ‘Oltre Vigata’, l’associazione che organizza tour dedicati alla scoperta dei luoghi che hanno ispirato Camilleri.

La statua del commissario Montalbano

E non poteva mancare sulla strada principale del paese la statua del celeberrimo commissario Montalbano, a cui ha dato il volto l’attore Luca Zingaretti: “In realtà – precisa ancora Danilo Verruso – Andrea Camilleri lo aveva pensato completamente diverso: con i baffi, i capelli, un neo vicino al naso. Vedere la statua per chi viene qui diventa quindi un arricchimento…”.

La lingua di Camilleri – un ardito intreccio di italiano e di dialetto siciliano – nacque quando lo scrittore raccontò in questo miscuglio linguistico una storia al padre morente, ricoverato in ospedale, confessando che avrebbe voluto pubblicarla, ma che non riusciva a renderla in italiano: il padre gli suggerì di scriverla proprio come gliel’aveva raccontata. Così Camilleri inventò la sua lingua bastarda: una base in italiano, a cui mescolare le parole prese dai vari dialetti siciliani.

Vigata/Porto Empedocle dista neppure dieci chilometri dalla Montelusa di Camilleri, alias Agrigento, solo per caso nel 1867 città natale di Luigi Pirandello.

La Bibioteca Lucchesiana di Agrigento

Infatti, nell’imminenza del parto che sarebbe dovuto avvenire nella casa di Porto Empedocle, suo padre Stefano, per evitare il contatto con un’epidemia di colera che stava colpendo la Sicilia, decise di far trasferire la moglie e la famiglia in un’isolata casa di campagna. Pirandello scrive così: “Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Kaos”.

Non ha bisogno di presentazioni Luigi Pirandello, poeta, drammaturgo e scrittore di fama mondiale, insignito nel 1934 del Premio Nobel per la Letteratura “per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale”.

Poiché dal 1895 lo scrittore visse gran parte della sua vita a Roma, non è facile ritrovare ad Agrigento i luoghi delle sue opere. Lo studioso Beniamino Biondi fa notare però che “se si fatica a riscontrarli con una individuazione diretta, in realtà tutte le descrizioni del centro storico nelle novelle pirandelliane fanno riferimento ad Agrigento”.

Luigi Pirandello

E don Angelo Chillura, direttore della Biblioteca Lucchesiana di Agrigento, evidenzia che il romanzo Il fu Mattia Pascal vi è sicuramente collegato perché Mattia Pascal vive buona parte della sua vita in una biblioteca: “Lo scrittore parte sempre da elementi reali, concreti, storici e poi li elabora, cambiando i nomi… Il legame è certo e documentato: Luigi Pirandello frequenta la Biblioteca Lucchesiana nel 1889, a 22 anni, quando, da studente di Filologia Romanza a Roma, viene invitato dal professore Ernesto Monaci a fare un elenco delle opere più preziose presenti nella biblioteca”.

La statua dedicata a Pirandello

Beniamino Biondi sottolinea ancora che “se l’allora Girgenti dà i natali a Pirandello, è Pirandello che in un certo senso inventa la città, perché il rapporto tra la sua scrittura e la città è un rapporto non retorico e meramente descrittivo, ma è sostanzialmente una forma di invenzione: Pirandello interpreta i luoghi per raccontare gli agrigentini e magari anche per costruire le tipologie dei suoi personaggi”.

Benvenuti allora a Vigata/Porto Empedocle e a Montelusa/Agrigento dove, oltre alle meraviglie della Valle dei Templi e della Scala dei Turchi, si respira l’atmosfera dei luoghi che hanno ispirato Camilleri e Pirandello.

“Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”: volle far scrivere Leonardo Sciascia sulla sua tomba. Chi percorrerà la Strada degli Scrittori, porterà sicuramente con sé – da vivo! –  il ricordo di questo lembo di Sicilia: così fecondo, suggestivo, incantato…

Maria D’Asaro

 

 

Già docente e psicopedagogista, dal 2020 giornalista pubblicista. Cura il blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com. Ha scritto il libro ‘Una sedia nell’aldilà’ (Diogene Multimedia, Bologna, 2023)

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