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“Caso Vannini”, Mauro Valentini scava a caccia della verità

di | 2025-12-26T11:53:52+01:00 28-12-2025 0:20|Personaggi, Sezione 5|0 Commenti

ROMA – Parlare di Mauro Valentini non è facile perché, per quanto si presenti come persona alla mano, uno di noi, insomma, poi capisci che invece come pochi sa infilarsi con coraggio nelle situazioni più difficili. E poi le scrive. Giornalista, curatore editoriale, romanziere (“con la passione del noir”, sottolinea lui), il suo nome però è legato alla narrazione di quella storiaccia tutta italiana meglio nota come “caso Vannini” con cui ha vinto tra gli altri il Premio letterario “Nadia Toffa” . È lui, infatti, che ha ricostruito minuto per minuto – non senza avvalersi del lavoro svolto da “Chi l’ha visto”, “Le Jene” e altri giornalisti – gli ultimi momenti di un bravo ragazzo di 20 anni, di Cerveteri, morto il 17 maggio 2015 non si saprà mai – o meglio non si è mai voluto sapere – perché.

Marco Vannini

Una vicenda terribile, quella del bel ventenne sano, buono, generoso, che ha avuto la sfortuna di capitare, per amore, in una famiglia “strana”: i Ciontoli. In cinque, compresa la sua fidanzata, lo hanno guardato morire senza soccorrerlo, dopo che uno di loro – mai chiarito chi – gli aveva sparato. Movente e dinamica sono rimasti un mistero che tre gradi di giudizio non hanno saputo (né voluto), svelare. Brutta storia, quella del povero Marco, che ha turbato profondamente l’opinione pubblica ma soprattutto ha all’improvviso gettato i genitori in un vuoto straziante, avvicinarsi al quale sarebbe stato difficile a molti. Mauro Valentini però lo ha fatto, attingendo a quella sua capacità di leggere nel cuore delle persone. Così nello smarrimento di Marina Conte e Valerio Vannini, papà e mamma di Marco ancora increduli all’indomani del fattaccio, Mauro Valentini ha saputo stare lì, ha saputo cosa fare.

I genitori di Marco

“Mi sono offerto di ascoltarli – spiega il giornalista – senza avere idea di dove mi portassero i nostri incontri settimanali in cui loro parlavano e io registravo, prendevo appunti”. Così, mentre per quattro mesi (da gennaio ad aprile 2020), a casa Vannini scorreva il racconto di Marco e di tutto ciò che ha ruotato intorno alla sua morte, il libro ha preso la forma di una biografia ma anche di una nuova indagine. Ha infatti evidenziato elementi che nel processo erano sembrati irrilevanti. Valentini, infatti, ha scandagliato gli atti chiarendo, se non proprio la dinamica, almeno le responsabilità di quelle cinque persone che, come in “una commedia dell’assurdo” hanno dichiarato e ritrattato, corretto, smentito, simulato e dissimulato sia sotto intercettazione che durante gli interrogatori, con fare manipolatorio, o con illazioni, con frasi senza senso. Probabilmente – ancor più grave – consigliati da qualcuno.

Con questo libro Valentini ha offerto a quei genitori in cerca di verità ciò che solo la scrittura, con la sua funzione salvifica, può realizzare: la catarsi di un dramma. Con ritmo serrato ricostruisce fatti, li analizza, li confronta con i ricordi di mamma Marina, scartabella faldoni, rilegge attentamente i verbali. Ogni incontro con questi due genitori “è una seduta – dice lui – che mi lascia sfiancato e dopo la quale ogni volta ho bisogno di tempo per riprendermi”. Ogni volta che il giornalista incontra la coppia è un nuovo flusso di coscienza ma anche un passo avanti, un nuovo tassello di quella verità che chi poteva non ha saputo, nè voluto, ricostruire. Piano piano, quei genitori riprendono speranza che si sappia cosa è successo quel maledetto 17 maggio dai Ciontoli. Per giorni Valentini li ha ascoltati, ha fatto loro la domanda giusta, li ha guidati sempre sul binario della logica, con affetto, anche. Non senza diventare quell’amico che poi, per loro, è rimasto.

Un momento di imbarazzo, di fronte a una tragedia così grande, lo ha però avuto anche lui. “Non sapevo come iniziare – ricorda – e così ho chiesto a Marina di rievocare il loro amore, prima che nascesse Marco”. È così infatti che inizia la narrazione di “Mio figlio Marco” (Armando Editore, 2020), il libro uscito dagli incontri con mamma Marina e papà Valerio, una ricostruzione di quella morte assurda che non è riuscita a trionfare nelle aule dei Tribunali dove troppi insabbiamenti, depistaggi e omissioni hanno confuso ciò che era chiaro: che Marco non era morto né per caso né per sbaglio ma perché una volta colpito nessuno dei cinque lo aveva soccorso. Il libro di 216 pagine è tante cose: un’inchiesta vera e propria in cui compaiono anche testimoni considerati “irrilevanti”, nomi, parole che non erano state comprese e invece si sentono benissimo.

Lo specchio che esce dal racconto di mamma Marina, e che lo scrittore sbobina, è quello di un’Italietta corrotta, un paese dei favori e delle raccomandazioni, delle menzogne, un’Italia squallida, insomma. Tra tanto marciume si staglia anche, però, la figura di qualche persona onesta: i condomini dei Ciontoli che avrebbero voluto raccontare le urla di Marco, per esempio. Avrebbero, appunto, ma non sono stati ascoltati. I buoni, infatti, in questa storia non vincono mai. Il giornalista sa come raccontare ciò che di turpe c’è in questa vicenda senza farsi coinvolgere ma a volte, umanamente, non riesce a trattenerla la sua indignazione e ogni tanto la rifila, qualche frecciatina: a Martina, per esempio, che dopo la tragedia telefona per sapere se lo smartbox è valido con qualcun altro, visto che la prenotazione era a nome di un fidanzato che non c’è più.

Tutto, in questa storia, sottolinea i disvalori dei Ciontoli, la loro etica al contrario, di facciata. Qui c’è il Valentini “storico” perché gli orrori da lui documentati serviranno a ricostruire i vizi di un’epoca, i suoi rapporti clientelari, il sistema delle “conoscenze” che contano, gli ammiccamenti. E infine, sebbene non sia un poeta, Valentini ha restituito a Marco Vannini, con una tenerezza che fa tremare, l’immortalità che solo le parole possono donare. Perché nella fine di questo ragazzo innocente ha raccontato il tranello insito nell’innamorarsi dell’amore e non di chi ci merita e, anzi, potrebbe preferire la nostra morte. E queste sono cose di tutti i giorni.

Gloria Zarletti

Nell’immagine di copertina, Mauro Valentini (al centro) con Marina e Valerio, i genitori di Marco Vannini

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