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Alla scoperta di Leonardo filosofo

di | 2023-04-21T12:59:39+02:00 23-4-2023 6:00|Arte, Sezione 1|0 Commenti

FIRENZE – La difficoltà di dare di Leonardo da Vinci un’immagine precisa attraverso un aggettivo, un titolo, una professione, è probabilmente la dimostrazione della sua straordinaria versatilità. Ingegnere, scienziato, artista. Indicarlo con uno solo di questi nomi ne sminuirebbe la grandezza, l’originalità, l’unicità, ma c’è un ambito entro il quale si può tentare di sintetizzare i suoi studi a 360 gradi del mondo, anzi, dell’universo e della realtà tutta. Questo ambito è la filosofia, strumento attraverso cui il “genio” elaborò e sperimentò, con la sua opera, una sua visione della natura come emanazione di una energia originaria, primordiale.

Alina Skobà, curatrice della mostra

Non è una novità che Leonardo fosse vicino al neoplatonismo di Marsilio Ficino ma ai suoi tempi, che erano da una parte quelli delle Università per lo studio e dall’altra quelli delle botteghe per l’arte, lui, notoriamente autodidatta, si colloca in una posizione al di fuori di qualsiasi stereotipo. E questo suo trovarsi fuori dai canoni, al limite tra diversi stili di vita e di attitudini, è il nucleo della mostra “Gli Universi di Leonardo”, inaugurata lo scorso 2 aprile a Vinci nella sede del Centro Espositivo “Leo Lev”, in passato sede della Fondazione ispirata a Carlo Pedretti, uno dei più grandi studiosi del genio di tutti i tempi, e a sua moglie Rossana.

Diversi i capolavori in visione, appartenenti a collezioni private i cui proprietari hanno autorizzato l’esposizione in riproduzioni ad altissima risoluzione. Tre, in particolare, sono le opere di punta, attraverso le quali gli organizzatori e, in primis, la direttrice del Centro Alina Skobà, si ripropongono di raccontare un Leonardo inedito. Si tratta di “Flora”, “Ritratto di gentildonna” e una versione della “Gioconda” tra due colonne che con l’“Angelo di San Gennaro” danno un ritratto abbastanza eloquente del Maestro nella veste, prima che di ingegnere, architetto o artista, appunto come filosofo.

In queste immagini (i primi tre sono dipinti mentre l’angelo è una scultura), sono presenti gli elementi che fanno pensare a quella di Leonardo non proprio come ad una scuola di pittura ma più come un cenacolo, un circolo culturale o, è il caso di dirlo, come un’accademia filosofica di cui lui stesso sarebbe stato la guida, il saggio. Nelle immagini che si presentano al visitatore l’autografia del Maestro si fonde con la mano dei suoi allievi – meglio sarebbe dire “adepti” – in un gioco di rimandi simbolici, sguardi, sfumature e colori che presuppongono una conversazione in cui la geometria e la prospettiva non sono solo tecnica ma anche strumenti di conoscenza della realtà.

L’idea di fondo di questa mostra, che vuole essere preparatoria all’arrivo a Vinci degli originali provenienti da collezioni internazionali, è che Leonardo non sia stato solo l’autore dei suoi capolavori noti in tutto il mondo ma soprattutto un pensatore e che la sua non sia stata una delle tante botteghe dove si imparava a disegnare e a dipingere ma luoghi ameni dove si faceva cultura ad alti livelli e si conversava idealmente, come sostenuto dal professor Carlo Pedretti. “Stiamo parlando – puntualizza Alina Skobà, la direttrice del centro – di qualcosa come della prima Accademia di Belle Arti, un centro per l’apprendimento di conoscenze filosofiche che innalzerebbe, sotto questo aspetto, Leonardo ad un altissimo livello culturale”.

E’, questo, il dibattito degli studiosi in questi giorni in visita a Vinci, dove peraltro il 15 aprile si è festeggiato il cinquecentosettantunesimo anno dalla nascita (1452), dell’insigne cittadino. Il tema proposto dagli organizzatori si può cogliere in alcuni particolari che, nei dipinti esposti, tornano ricorrenti come rimandi simbolici a discorsi criptici: la posizione delle mani, lo sguardo impenetrabile e l’aspetto androgino delle figure femminili che creano un ambiente affascinante e misterioso di fronte al quale il visitatore non può non farsi domande né rimanere indifferente, anzi, è spinto a mettere tutto in discussione e a cercare altre verità.

E poi molti si commuovono. “Questo è molto bello – osserva Alina Skobà – ed è la prova che siamo riusciti a presentare Leonardo come uomo, oltre che come il genio di sempre”. Ad accrescere la suggestione, per il visitatore, c’è l’atmosfera creata dalla mostra intitolata: “La storia non passa mai di moda”, dedicata agli abiti rinascimentali della sarta specializzata Fabiana Frosini, una ricostruzione di quelli indossati dai personaggi leonardeschi, indicati nelle didascalie.

Completa l’ambientazione la musica di Mario Costanzi, registrata presso lo studio di produzione musicale Mulino del Ronzone a Vinci. La visita diventa, così, un’esperienza tra le cose belle su cui il tempo non ha nessun potere.

Gloria Zarletti

Centro Espositivo Leo Lev, piazza C. Pedretti. Vinci (Fi), tel 0571 – 1735135 Apertura: Lunedi 10-14 Martedi chiuso Mercoledi-Venerdi 10-17 Sabato e domenica 10-18 www.leolev.it infoleolev.it

Le fotografie sono di Cristina Remi

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